Corriere della Sera, 22 dicembre 2016
La Comune: errori e orrori di una rivoluzione fallita
Nella sala di lettura della Fondazione Feltrinelli a Milano, di recente aperta con grande successo di pubblico, è esposta una bandiera della Comune di Parigi del 1871. Che meriti e demeriti ha avuto la Comune di Parigi, secondo il suo punto di vista?
Renato Massari
presidente999@gmail.com
Caro Massari,
Esiste una «religione della Comune» a cui Karl Marx, con i suoi articoli, dette subito una contributo determinante. La bandiera fu verosimilmente acquistata da Gian Giacomo Feltrinelli negli anni in cui stava creando una delle più importanti biblioteche europee sui movimenti operai, ed è una delle sue più ammirate reliquie.
«La Comune» fu il nome della municipalità di Parigi quando i giacobini, negli anni del Terrore, cercarono di farne il cuore rivoluzionario della città e del Paese. Non è sorprendente quindi che lo stesso nome venisse dato al movimento rivoluzionario del marzo 1871, scoppiato a Parigi dopo il lungo assedio prussiano della città e la definitiva sconfitta delle truppe francesi. Il Comitato centrale, come fu chiamato l’organo direttivo degli insorti, lavorò subito alla creazione di un piccolo Stato comunista. Fu abolita la proprietà privata e incoraggiata la nascita delle cooperative. Furono sciolti i corpi di polizia e sostituiti con cittadini armati, eletti dalla popolazione dei singoli distretti della città. Fu soppressa la magistratura statale e sostituita con giudici e procuratori eletti dal popolo e revocabili. Vennero confiscati tutti i beni ecclesiastici e «i sacerdoti furono restituiti alla quiete della vita privata, per vivere delle elemosine dei fedeli, ad imitazione dei loro predecessori, gli apostoli».
Le ultime parole sono di Marx. Il grande ideologo tedesco commentò entusiasticamente quella che dovette sembrargli la realizzazione di un sogno. Scrisse che le precedenti rivoluzioni del secolo XIX (nel 1830 e nel 1848) avevano accompagnato l’ascesa dei ceti borghesi, consolidato il loro potere sul proletariato, offerto una piattaforma ad avventurieri spregiudicati come Luigi Napoleone. Ma le speranze di Marx furono rapidamente deluse. Il movimento rivoluzionario si componeva di troppe fazioni, animate da diversi ideali e strategie, per realizzare un programma coerente e unitario. Quando le truppe regolari del presidente Adolphe Thiers, eletto da una Assemblea Nazionale riunita a Bordeaux, riuscirono a entrare nella città, i «comunardi», dopo avere giustiziato parecchi ostaggi (fra cui l’arcivescovo di Parigi), vennero repressi in un bagno di sangue. Sembra che i morti, nelle file della rivoluzione, siano stati non meno di 20.000, e non meno elevato fu il numero di coloro che vennero inviati nei campi di detenzione d’oltremare.