Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Il secondo turno delle nostre elezioni amministrative ha confermato il buon andamento del centro-destra, ma non fino al punto che si possa parlare di “spallata al governo”. Fatti i conti e considerando le province e i comuni capoluogo, la Casa delle Libertà aveva 22 sindaci o presidenti di Regione nel 2002 e ne ha 25 adesso. L’Unione ne aveva 16 e ne ha 13. Molto bene per Berlusconi e soci, ma non travolgente. Vanno alla Casa delle Libertà le province di Ragusa, Vercelli, Varese, Como e Vicenza. All’Unione Genova, La Spezia e Ancona. Alle comunali: la CdL ha adesso 20 sindaci e l’Unione 10: nel 2002 stavano 17 a 13. Il centrodestra strappa al centrosinistra i comuni di Monza, Asti, Alessandria, Verona, Gorizia e Matera. L’Unione strappa al centro-destra L’Aquila, Taranto e Agrigento. Restano al centro-destra: Palermo, Trapani, Como, Lucca, Latina, Rieti, Belluno, Parma, Isernia, Lecce, Reggio Calabria, Olbia, Oristano, Trani. Restano al centro-sinistra: Cuneo, Genova, La Spezia, Pistoia, Carrara, Frosinone, Piacenza.
• Mi pare che si confermi che il Nord è di destra e il Sud di sinistra, no?
All’incirca è così. Che il centro-sinistra abbia problemi al Nord e che questi problemi passino per la questione fiscale è un fatto che adesso stanno riconoscendo tutti. Padoa-Schioppa ha detto che bisogna abbassare le tasse, Prodi idem, anche se «senza mandare il paese in malora». Il capro-espiatorio delle difficoltà del governo è diventato Visco che gli economisti suoi colleghi accusano adesso di essere “vecchio”: ieri Mario Deaglio sulla Stampa lo ha accusato di non essersi accorto di quanto l’Italia è cambiata rispetto a un tempo. Ci sono più partite Iva, artigiani, micro-imprenditori – dice Deaglio – che lavoratori dipendenti. Andare ad aumentare le tasse a questi qui, che producono e mandano avanti il paese, è folle. Eccetera eccetera.
• Lei non crede a questi discorsi?
Ci credo, ma è assurdo pigliarsela solo con Visco. La politica fiscale l’ha fatta il governo nel suo insieme, mica Visco da solo. I sindacati e la sinistra radicale – per esempio – hanno già detto che l’aumento delle tasse per le piccole imprese non si tocca. Che paghino e stiano zitti (sottintes «’sti evasori»). La filosofia della coalizione è questa. A proposito di sinistra radicale, in questo voto è interessante il risultato di Tarant si scontravano un candidato della sinistra radicale sostenuto anche da Mastella – Ippazio Stefàno – e uno portato dal Partito democratico, cioè Margherita e Ds più Italia di Mezzo e Lista Di Pietro. Ebbene ha vinto il candido dell’estrema sinistra e con un punteggio bulgaro, 76,2% contro 23,7. Vuoi vedere che la galassia di sinistra, se riesce a unirsi, si piglierà il 20 per cento dei voti e il Partito democratico viaggerà su percentuali craxiane, il 12-14 per cento al massimo?
• E di Genova che mi dice?
I risultati interessanti di questi ballottaggi sono tre: uno è Taranto, il secondo è Genova dove il candidato del centro-sinistra, Alessandro Repetto, ha vinto persino con qualche cosa in più di quello che l’Unione aveva preso alle comunali: se avesse perso questa provincia, allora sì che per il centro-sinistra si sarebbe potuto parlare di spallata. E infine la bassa affluenza alle urne, scesa di 12 punti rispetto a 15 giorni fa, dice che gli italiani a queste elezioni dànno sempre meno importanza. Cioè, è come se dal Paese salisse questo giudizi tanto, chiunque ci governa sarà sempre la stessa cosa.
• Ed è vero?
Ci sono in giro delle brutte rappresentazioni politiche. La scorsa settimana quella seduta del Parlamento con Padoa-Schioppa che dà del fellone al capo della Guardia di Finanza mentre il centro-destra urla e brandisce cartelli insultanti. Ieri, il settimo piano del Palazzo di Giustizia di Milano è stato trasformato in un gigantesco suk da tutti coloro che volevano leggere le telefonate fatte nel 2005 da D’Alema e Fassino a Giovanni Consorte, il capo dell’Unipol che voleva scalare la Bnl. I siti si sono riempiti di chiacchiere e stamattina m’immagino le pagine dei giornali. Non è un bello spettacolo.
• Berlusconi allora che cos’ha da esultare?
Beh, ha da esultare comunque perché le amministrative, insieme con la Lega, le ha vinte. Ma lui gioisce soprattutto per il risultato francese nel quale vede una svolta a destra di tutta l’Europa. Il partito neo-gollista di Sarkozy ha preso quasi il 40 per cento dei voti, che tradotto in seggi dà fra i 383 e i 501 deputati, su 577. Maggioranza assoluta. Ai socialisti e agli altri, se andranno bene i ballottaggi di domenica prossima, resteranno 170 seggi. Ma potrebbero toccargliene anche una sessantina soltanto. Ecco perché il Cavaliere gioisce: se azzecca il sistema elettorale, l’en plein in Italia, la prossima volta, potrebbe farlo lui. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 11/6/2007]
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