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 2007  giugno 12 Martedì calendario

VARI ARTICOLI SULLA STRAGE DI ERBA E LA TECNICA SCELTA DAI DIFENSORI

MASSIMO NUMA, LA STAMPA 12/6/2007
COMO
E’ già tempo di raffinate strategie per i coniugi Rosa, 43 anni, e Olindo Romano, 45. I pm di Como ieri hanno firmato la richiesta di rinvio a giudizio per la strage di Erba. Accuse da ergastolo: concorso in omicidio volontario pluriaggravato e distruzione di cadavere, tentato omicidio aggravato e porto abusivo d’arma. I famosi coltelli da cucina, i serramanico, il punteruolo, il martello o la mazza in dotazione all’amato camper di Olindo, operatore ecologico con l’hobby delle vacanze al mare, sempre nello stesso camping sull’Adriatico.
Trenta giorni dopo l’avviso di chiusura indagini e a 6 mesi dal massacro di via Diaz, avvenuto la sera dell’11 dicembre 2006. Le vittime, Raffaella Castagna, 30 anni, il suo figlioletto Youssef Marzouk, 2 anni, la mamma di lei Paola Galli, 57 anni, la vicina di casa, Valeria Cherubini, 55 anni. Sta meglio, ora, Mario Frigerio, 65 anni, il marito, che fu gravemente ferito alla gola da un Olindo scatenato e deciso a ucciderlo. I pm Massimo Astori, Antonio Nalesso, Mariano Fadda e Simone Pizzoti hanno le idee chiare: Rosa e Olindo erano perfettamente consapevoli, non sono matti, e hanno ucciso dopo una lunga e complessa preparazione.
La strategia di Rosa, che si autodefinisce la «mente» della strage, è tutto sommato semplice: rito abbreviato, richiesta di perizia psichiatrica, attenuanti da conquistare sul campo. Mossa conseguente: l’avvocato di fiducia, Pietro Troiano, mantiene solo la sua difesa. Olindo sarà affidato a un altro studio. Perchè? Ovvio. Rosa si prepara a ridifinire le responsabilità, in quel pugno di minuti necessari a portare a termine il macello. Lei che perde la testa e lui che non riesce a fermarla. Dunque, un ruolo secondario, in subordine. Trainato da lei. Scopo finale, cavarsela con il minor danno possibile.
Non sarà facile. Mentre la signora Rosa si accaniva sul piccolo Youssef, sollevandolo per due volte per sgozzarlo meglio, il mite Olindo aveva appena finito di crivellare di colpi Raffaella e la madre. Non è piacevole rievocare le sequenze di sangue. Ma è necessario per dare un senso alla partita a scacchi che sta per iniziare nel tribunale di Como. I pm pensano che l’uomo abbia avuto un «concorso pieno» nella strage. C’è il momento in cui scatta il movente, quando Raffaella li denuncia dopo l’ennesima lite al giudice di pace. Cinquemila euro di risarcimento, chiedeva la vicina. Troppi. Meglio toglierli di mezzo, così «staremo finalmente in pace» nel cortile della grande cascina ristrutturata e divisa tra tante famiglie. Ideazione, esecuzione e occultamento delle prove. Tutto in famiglia.
L’avvocato Loredana Gemelli, che rappresenta la parte civile, cioè i nonni di Youssef, dice che «quella donna è tutt’altro che pazza. Lo dimostra come abbia tentato, dopo, di depistare le indagini. Comunque abbiamo nominato un perito, Giorgio Daglio. Non la passeranno liscia. Questo è certo».
Gli show di Rosa di fronte ai taccuini e alle videocamere sono ormai leggendari; lei che alza gli occhi al cielo e sussurra commossa: «Ah, com’era bello quel bimbo...». E lui che passa sorridendo nel cortile con le borse della spesa. Era quasi Natale, ed eccoli sistemare i festoni e le ghirlande sulle doppie finestre tirate a lucido. Abili. Lei non negava mai di avere avuto pessimi rapporti con Raffaella («Molto attraente, occhi azzurri da favola, un po’ appensantita, recentemente»); disegnava con precisione un possibile scenario del delitto: «Il marito, quel delinquente, ogni tanto tornava a casa tutto pestato. Lo cercavano notte e giorno certi brutti ceffi. Io e la Valeria avevamo paura. L’hanno uccisa perchè aveva riconosciuto gli assassini». Un fiume in piena. Sorridente e solare, mentre si dava da fare nella lavanderia box al pianterreno di casa.
Nel carcere di Como, infine eccezionali misure di sicurezza per proteggerli dagli altri detenuti, che mal li sopportano. Hanno ricevuto nuove minacce. Qualcuno ha scritto in una lettera che la sentenza, di morte, sarà «presto eseguita». Direttamente in cella.

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GIUSI FASANO, CORRIERE DELLA SERA 12/6/2007 - Lettera di minacce ai coniugi Romano. Il pm chiede il processo
DAL NOSTRO INVIATO
COMO – Olindo Romano sarebbe pronto a ritrattare. Vorrebbe rivedere «al ribasso» parte delle responsabilità che la procura di Como attribuisce in uguale misura a lui e a sua moglie Rosa Bazzi per la strage di Erba, la sera dell’11 dicembre 2006. I coniugi Romano quella sera uccisero Raffaella Castagna, il figlio Youssef, 2 anni, la madre di lei, Paola Galli, e una vicina di casa, Valeria Cherubini.
Confessarono il 10 di gennaio: un fiume di parole per raccontare la carneficina, l’odio verso i vicini, il fuoco appiccato in casa di Raffaella dopo il massacro e il tentativo di costruire un alibi. L’avvocato che li ha sempre assistiti lo ripete dalla sera della confessione: «Non mi è stato dato il modo di intervenire prima delle ammissioni. Non si sono resi conto di molte cose che dicevano nell’interrogatorio. Hanno confessato anche sull’onda della pressione che si sentivano addosso e, soprattutto lui, ha ammesso cose che andrebbero riviste. L’ho detto ai pm ma anche a lui, più volte: le posizioni e le responsabilità sono differenti». Quando dice «differenti» l’avvocato Troiano intende dire «situazione più grave per lei, più leggera per lui», sempre che di «più leggero» si possa parlare per un uomo che, comunque, ha partecipato a ogni istante della strage.
Comunque sia, Olindo Romano dev’essersi convinto che è giusto distinguersi da Rosa. O magari è stata proprio Rosa – la donna di cui lui sarebbe succube, la vera mente del massacro, secondo la difesa – a convincerlo. Fatto sta che lui ha revocato l’incarico a Pietro Troiano. «Nessun dissapore né una carenza di fiducia» giura lo stesso legale. Quindi perché questa decisione? «Evidentemente il signor Romano ha preso coscienza che non tutto è com’è scritto nell’ordinanza di custodia. Che serve una distinzione. Spero per lui che prosegua su questa strada».
Detto in altri termini: il netturbino di Erba, che ha già chiesto di essere nuovamente interrogato, vuole «rivedere», come dice Troiano, le ammissioni fatte fin qui. E siccome (salvo cambi nuovamente idea) questo significa cercare di sfumare le sue responsabilità, l’altra faccia della medaglia è (inevitabilmente) aggravare quelle di lei. L’avvocato, perciò, potrebbe ritrovarsi in una condizione di incompatibilità nel difendere tutti e due. Lui (Troiano) nega che tutto questo sia frutto di una strategia difensiva e anche se definisce «logico un ragionamento del genere» ripete che «sulla revoca dell’incarico non ci eravamo accordati». E precisa: «Sia chiaro, nessuno dei due accusa l’altro e fra loro non c’è alcuna rottura».
Il nuovo interrogatorio di Olindo Romano non è stato fissato anche perché l’uomo non ha ancora un nuovo difensore. Aveva chiesto assistenza al penalista comasco Enzo Pacia che però non ha accettato.
Ieri i pubblici ministeri Massimo Astori, Antonio Nalesso, Mariano Fadda e Simone Pizzotti hanno firmato e presentato al giudice dell’udienza preliminare Vittorio Anghileri la richiesta di rinvio a giudizio contro i coniugi di Erba: concorso in omicidio volontario pluriaggravato, distruzione di cadavere, porto abusivo di armi e tentato omicidio aggravato. I due, quella sera, dopo aver ucciso gli altri tagliarono la gola a Mario Frigerio, il marito di Valeria Cherubini che, come lei, ha avuto la sola colpa di essere capitato per caso nel posto sbagliato (sulle scale) al momento sbagliato (mentre i due assassini fuggivano). Per la procura comasca il quadro accusatorio è chiaro e porta dritto verso il carcere a vita. Olindo e Rosa rischiano quattro ergastoli. Per adesso sono in isolamento nel carcere Bassone di Como, controllati 24 ore su 24.
Gli altri detenuti non li vogliono ma, salvo le proteste della prima ora non è di loro che Olindo e Rosa devono preoccuparsi. dall’esterno che ricevono minacce.
L’ultima in una lettera ricevuta da Olindo pochi giorni fa. Promesse di morte. Ma non è la prima volta e lui quasi non ci bada più.
Giusi Fasano