Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  giugno 12 Martedì calendario

MARCO MENSURATI

ROMA - Prendete la maratona olimpica di Pechino 2008, ad esempio. Gli esperti di mezzo mondo sono unanimi nell´annunciare che sarà una gara di sopravvivenza più che di resistenza. Per non parlare dello sci alpino, che tra un paio di stagioni si potrà praticare solo su qualche ghiacciaio remoto; o delle regate oceaniche, che saranno sempre più simili a enormi slalom tra un ciclone e un altro.
Sconvolgimenti climatici, riscaldamento della superficie terrestre, effetto serra, inquinamento atmosferico, scioglimento dei ghiacciai. Il pianeta è impazzito e, a quanto pare, anche lo sport ne farà le spese.
La prima, la più suggestiva, la più simbolica delle conseguenze delle mutazioni climatiche sullo sport, sarà la morte del record. «In realtà l´uomo si adatta a qualsiasi ambiente, ma è assai probabile che ci saranno degli anni in cui di record se ne vedranno ben pochi, sarà una fase di stallo molto lunga» dice Marco Cardinale, direttore della ricerca all´Istituto medico del comitato Olimpico della Gran Bretagna, già ricercatore e docente all´università Aberdeen. Attualmente Cardinale cura la preparazione della spedizione olimpica inglese in Cina. «A Pechino - aggiunge - sarà difficile vedere dei record nella maratona perché gli atleti non sono abituati a correre in quelle condizioni. Il problema non è solo legato all´inquinamento ma al combinato disposto di inquinamento, caldo e umidità. Ci saranno più di 30 gradi e più del 60% di umidità. Sarà durissima». Non a caso un anno fa gli esperti del Comitato olimpico britannico, molto preoccupati, decisero di effettuare dei test sugli atleti che partecipavano ai campionati mondiali juniores che si tenevano proprio a Pechino. I risultati furono sconfortanti. E ci si accorse che era possibile correre in condizioni normali, in città, solamente un giorno alla settimana. L´impatto dell´inquinamento sulle prossime Olimpiadi sarà talmente importante che le autorità olimpiche cinesi, con un atteggiamento a dir poco cinico, hanno messo a punto una singolare forma di pretattica: con una forsennata attività di lobbing hanno fatto pressione sul governo per far emanare una legge che impedisca agli stranieri di misurare la reale qualità dell´aria in Cina.
Ma l´inquinamento non è che un aspetto del problema. «Credo che tutto sia collegato alla temperatura corporea degli atleti» continua Cardinale, «e per questo le difficoltà maggiori le incontreranno gli sport di endurance estrema e quelli che si svolgono all´aperto. L´aumento della temperatura esterna, farà sì che l´atleta raggiungerà prima del solito la temperatura corporea limite che gli impedisce di completare una gara. Nel Regno Unito i comitati etici proibiscono di superare i 39 gradi. In realtà a volte, in gara, si possono superare anche i 40. Ma con grossi rischi».
Ma non è finita qui. Secondo gli esperti sono molte le discipline che rischiano di sparire del tutto. E´ il caso dello sci alpino (le piste da sci più alte del mondo, a Chacaltaya, in Bolivia, a 5.300 metri di altitudine, quest´anno sono state spesso inagibili per mancanza di neve) ma è anche il caso di tutti gli sport del ghiaccio.
L´allarme si va facendo sempre più insistente tanto che negli Stati Uniti è stato proposto che il Superdome - lo stadio di New Orleans, emblema della distruzione seminata dall´uragano Katrina - venga trasformato in un simbolo di ritrovata sensibilità ecologica. E che i campioni dello sport, con la loro popolarità, si facciano carico in prima persona di spiegare all´opinione pubblica lo stretto legame tra mutamenti climatici e sport. «Non abbiamo molto tempo - sostiene lo Sports Illustrated, uno dei primi magazine a trattare l´argomento - anzi: ne abbiamo piuttosto poco». Non esiste un´anagrafe degli sport, non ufficialmente. Però è stato calcolato che l´impatto delle mutazioni climatiche sul 20 per cento delle discipline potrebbe essere letale nel giro dei prossimi dieci anni. Dieci anni: due olimpiadi e mezzo.