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 2007  giugno 12 Martedì calendario

Per fortuna, accanto all´ingresso del Nuovo Lido El. Fra. Srl c´è un bancomat. Meglio rifornire il portafogli, prima di entrare

Per fortuna, accanto all´ingresso del Nuovo Lido El. Fra. Srl c´è un bancomat. Meglio rifornire il portafogli, prima di entrare. In un piccolo ufficio c´è una signora gentile. «Posso entrare a guardare il mare e fare due passi sulla spiaggia?». «Certamente, signore. Basta pagare 14 euro per il biglietto d´ingresso». Stacca un bigliettino rosa pallido, serie C numero 901. «Scusi, ma non c´è scritto il prezzo». La signora, sempre gentile. «Guardi bene, c´è il cartello proprio sotto la cassa. scritto tutto lì».  vero, il cartello esiste ed è in bella mostra. «Scusi, signora, con questa cifra cosa posso fare?». «Adesso può entrare. Naturalmente può fare il bagno in mare. Se vuole, anche in piscina. Può usare pure lo spogliatoio». E si potrebbero fare tante altre cose, naturalmente pagando. Una cabina costa 5 euro al giorno, un ombrellone 14, una sdraio 12. Insomma, per una giornata in questo che a Genova era il bagno dei signori, una coppia (senza figli) per ingressi, due sdraio e un ombrellone, spenderebbe 66 euro (senza usare la cabina). Più che in una spiaggia, sembra di entrare in un cementificio. Più di mille cabine, una accanto all´altra, ognuna con il suo tavolinetto e le seggiole di plastica bianche. Quasi tutte sono rivolte verso il mare, altre guardano verso le altre cabine. Gli inquilini stanno gomito a gomito con gli altri inquilini. Così vicini che puoi leggere il giornale dell´altro cliente. La Finanziaria (articolo 1, comma 251, legge 296/2006) non permette molti dubbi di interpretazione. « fatto obbligo ai titolari di concessioni - così recita - di consentire il libero e gratuito accesso e transito per il raggiungimento della battigia antistante l´area ricompresa nella concessione, anche al fine della balneazione». Una legge valida in quasi tutta l´Italia, ma non in terra ligure. Qui, se vuoi arrivare alla battigia, a quei cinque metri misurati dalla linea del mare, per fare un tuffo o prendere il sole camminando, devi pagare. E a chiedere il biglietto è addirittura anche il Comune, che ha affidato all´Amiu, l´azienda municipalizzata per la raccolta dei rifiuti, la gestione di tre stabilimenti balneari. Il più grande dei bagni comunali è il San Nazaro. in corso Italia, in quello che dovrebbe essere il mare dei genovesi (nel lungomare che dal porto va verso levante) ma questi tre o quattro chilometri di spiaggia sono irraggiungibili senza aprire il portafogli. Anche al San Nazaro la solita domanda. «Posso entrare, solo per fare un giro in riva al mare?». «Si accomodi pure. Sono 7 euro». Scontrino bianco, intestato alla Bagni Martina Genovese Spa. Si spende meno che al Nuovo Lido, ma non è finita. Qui una cabina costa 16 euro al giorno, una sdraio 5, un lettino 6, un parasole 6. E dopo avere pagato ingresso e tutto il resto, se vuoi fare una partita di ping pong paghi 2 euro all´ora. Vogliono 0,60 euro anche per una doccia calda. Non a caso è partita da qui la protesta contro chi ha privatizzato il mare. L´altro giorno una ventina di persone, organizzate dall´Adiconsum (l´associazione dei consumatori della Cisl) si sono presentate davanti al San Nazaro e hanno chiesto di entrare per raggiungere la battigia. «Chi non paga non entra», è stata la risposta. «E allora noi - spiega Stefano Salvetti, segretario dei questa associazione - abbiamo chiamato i carabinieri. Ma anche loro non sapevano che fare. Continueremo a protestare. Ma lei ha visto la spiaggia? Sembra il Libano dopo la guerra. I bagni sono dei fortini, ci sono barriere ovunque: cemento, reti, cancelli e tutto ciò che serve a sbarrare il passo. Non puoi passeggiare in riva al mare nemmeno d´inverno. Le famiglie che non arrivano a fine mese, come fanno a spendere almeno 50 euro per passare un giorno nel solo mare che si possono permettere, quello sotto casa?». Hanno fatto anche una proposta, quelli della protesta (in gran parte pensionati, non certo no global). «Chiediamo che il Comune, proprietario al 95% dell´Amiu, tolga il biglietto d´ingresso e che sottragga al San Nazaro, il più grande bagno pubblico della città, il 50% della concessione per trasformarlo in spiaggia libera». Assieme ai carabinieri, quel giorno, arrivò anche il presidente del gruppo Amiu, Paolo Momigliano. «Ho detto no all´ingresso gratis perché la normativa non è chiara. Sì, sono d´accordo con la Finanziaria, ma bisogna prima cambiare le regole che il Comune ci ha dato. E poi, insomma, non mi piacciono queste guerre fra poveri. Se paghi l´ingresso e l´ombrellone, hai il diritto di stare in pace, senza avere davanti, proprio in riva al mare, quelli che non hanno pagato il biglietto. Se c´è un accesso a meno di 100 metri - lo dice un´ordinanza del sindaco - hai il diritto di vietare l´ingresso verso la battigia». Il San Nazaro ha 800 cabine e nei fine settimana ospita 3.000 bagnanti. Basta un week end per raccogliere i soldi che vanno allo Stato: appena 40.000 euro all´anno. Cercare gli «accessi al mare» è davvero un´esperienza. Attorno al San Nazaro non se ne vedono affatto. A mezzo chilometro trovi un varco. Passi sotto un voltone ed ecco la spiaggia libera (150 metri di larghezza) della Marinetta. In realtà è un deposito di barche. A destra c´è il bagno Capo Marino, e qui non riuscirebbe ad entrare nemmeno Messner. C´è un muro alto quattro metri e sopra il muro una rete di due metri. La parte finale del muro, quella che finisce sugli scogli, è stata costruita di fresco. Così, tanto per anticipare la Finanziaria. A sinistra il bagno Benvenuto. Anche qui una rete («Defim recinzioni provvisorie») impedisce l´accesso. Ci vogliono scarpe da montagna, per arrivare al mare. Devi salire sugli scogli, saltare come uno stambecco. Dall´altra parte ti guardano male: forse pensano che è meglio mettere una bella rete anche sugli scogli. Un´altra spiaggia libera (meno di 200 metri) è quella della Sturla. Sporca, piena di bottiglie di plastica e di vetro, di pannolini e tutto il resto. Forse è libera perché è proprio a fianco del depuratore. «Ci danno solo fazzoletti di spiaggia libera - dice Stefano Salvetti dell´Adiconsum - e sono fazzoletti sporchi. Il mare della città è quello di corso Italia ma in tutti quei chilometri c´è solo la spiaggia libera di San Giuliano, 50 metri in tutto. Il mare che era di tutti è stato rubato». E tutta la Liguria, con le spiagge che costano più di un ristorante, nel 2006 ha versato all´erario 6.255.000 euro all´anno. Compresi i ristoranti, i bar, le discoteche. E tutto il resto che è stato costruito sulla proprietà del demanio marittimo, la terra e la sabbia di tutti. (1 - continua)