La Stampa 12/6/2007 - Lettere, 12 giugno 2007
Renzo e Lucio la sfida dell’ironia Ho letto per caso, ma ne sono rimasto colpito, sul quotidiano La Provincia di Lecco che un gruppo di gay ha fondato un centro battezzandolo con un nome che fa il verso al nostro più importante romanzo nazionale: «Renzo e Lucio»
Renzo e Lucio la sfida dell’ironia Ho letto per caso, ma ne sono rimasto colpito, sul quotidiano La Provincia di Lecco che un gruppo di gay ha fondato un centro battezzandolo con un nome che fa il verso al nostro più importante romanzo nazionale: «Renzo e Lucio». Non me ne sono scandalizzato, ma mi sono anzi divertito, visto che i gay di solito non abbondano di autoironia. Tuttavia neanche il senso dello humour basta a far divertire la gente su certi argomenti. Sullo stesso giornale veniva riportato il seriosissimo giudizio di Guido Bezzola del Centro studi Manzoniani: «Che si mettano in gruppo, addirittura scomodando il Manzoni che aveva tutti i difetti del mondo ma non era omosessuale e anzi ha messo al mondo tantissimi figli, diciamolo: non se ne sentiva la necessità». Ma non vi pare che sia l’ora di sdrammatizzare? In ogni caso, viva Renzo e Lucio, in coscienza da perfetto etero. ALBERTO VIVIANI MILANO Il centro di cui parla ha un Blog, Renzo&Lucio, che così si presenta: «Sono passati tanti anni dai ”Promessi Sposi” ma c’è sempre qualche Don Rodrigo che si oppone all’amore e ai sentimenti di altri, ci sono sempre i Bravi, gli scagnozzi del potere, che ancora dicono (si potrebbe dire dico-no) che "questo matrimonio non s’ha da fare", e c’è sempre qualche Don Abbondio, che utilizza il potere che qualcuno attribuisce a Dio, non per legare ma per dividere, non per stare dalla parte dei perseguitati ma dalla parte dei persecutori. Allora lottare per difendere i diritti di Renzo e del suo compagno Lucio è un modo per ricordare che nessuno deve giudicare o impedire l’amore, nella speranza che "giustizia prevalga"». Certamente è divertente. Ma il padre della letteratura italiana non si tocca invano - e infatti le irritazioni sono molte, come riporta l’edizione lombarda del quotidiano «Libero» di Vittorio Feltri: «Ci vuole un po’ di rispetto», ha sintetizzato per tutti il presidente del Coordinamento turistico di Como e Lecco Marco Bandoni. Ma Manzoni è per Lecco tale importante presenza che forse il richiamo al nome potrebbe essere considerato - anche dai più lealisti dei manzoniani- una forma di affettuosa se pur irriverente ammirazione. Ammirazione e senso della pubblicità, va aggiunto. Il gruppo di gay lecchesi ha raggiunto un immediato livello di visibilità, pari alla foga con cui lo scandalo ha messo in gioco il buon nome dell’autore, della città e delle eredità nazionali. Grazie a questa notorietà, pare che i fondatori del gruppo si stiano ora concentrando nella partecipazione al prossimo Gay Pride a Roma - dove, siamo certi, con quel nome lì, saranno i favoriti di partecipanti e pubblico. L’indignazione ha di questi aspetti negativi: che gonfia le dimensioni delle cose. Stampa Articolo