Varie, 12 giugno 2007
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Bisky Lothar
• Miastko (Polonia) 17 agostoi 1941. Politico. Tedesco • «[...] leader storico della Pds, che ha guidato dal 1993 al 2000 e poi a partire dal 2003 [...] Una vita spesa per un’utopia politica si potrebbe definire quella di Bisky, anche se fino alla caduta del Muro, era direttore dell’Istituto superiore di cinema di Babelsberg. la sua biografia a suggerirlo. cresciuto nello Schleswig Holstein, ma a 18 anni, nel 1959, decide di trasferirsi nella Ddr. In una [...] intervista ha ammesso che ”sì, questa scelta mi ha poi creato anche problemi. Ma io non facevo parte dei realisti, piuttosto degli utopisti”. La sua è un’analisi lucida di quel che è stata la Ddr, non una condanna in toto. E anche oggi vuole credere che un mondo solidale, un socialismo dal volto umano sia possibile. ”Il che, attenzione, non sottintende un socialismo di stato. Nulla contro la proprietà privata nelle sue più diverse declinazioni. Ma deve essere possibile una società in cui tutti possano vivere con dignità. Per questo lottiamo contro dividenti milionari distribuiti agli azionisti, mentre ai lavoratori si chiede di lavorare di più per meno. Deutsche Telekom docet. Per questo vogliamo l’introduzione di un salario minimo”. [...] Bisky è un politico pacato, che misura le parole [...] è stato un sostenitore dell’unificazione ”ma non del modo in cui è stata portata avanti” precisa. ”Kohl ha fatto sua la teoria marxista leninista di fare tabula rasa delle sovrastrutture. Certo, a differenza dei paesi del blocco di Varsavia noi abbiamo avuto una grande fortuna e una grande sfortuna. Ritrovarci stretti nel caloroso abbraccio di un fratello ricco. Questo ci ha garantito un maggior benessere materiale, ma al contempo ci ha soffocato, non abbiamo avuto voce in capitolo in nulla. Hanno spazzato via tutto. [...]”. [...] Bertinotti è amico storico di Bisky. All’ultimo comizio pre-elettorale del 2005 a Berlino fu proprio l’attuale presidente della Camera a tenere il discorso d’apertura: ”La nascita di una nuova sinistra radicale in Germania non soltanto è importante per il vostro paese ma per l’Europa intera. Un’Europa che non deve essere del mercato, ma della gente” disse allora. Oggi Bisky, parlando dell’Unione europea, aggiunge: ”Siamo europeisti, ma vogliamo un’Europa più attenta sul piano sociale, per questo ci batteremo per una ”Carta sociale europea’. Bocciamo invece il trattato costituzionale così com’è. Riconoscere all’Ue il diritto di intervenire militarmente fuori dal suo territorio è una politica targata Bush, che noi non ammettiamo. Non vogliamo una politica europea basata soltanto sull’economia di mercato, su un esasperato federalismo competitivo. questo che favorisce il dumping sociale, la concorrenza tra l’idraulico polacco e quello tedesco, la guerra tra poveri”. [...]» (’Il Foglio” 8/6/2007).