Lettera ricevuta da GdA dopo una delle puntate di Vanity Fair (quella dove spiegava la guerra tra banche), 12 giugno 2007
Caro direttore, complimenti per il coraggio e lo sprezzo del pericolo mostrato nel trafiletto di Vanity Fair a proposito del tentativo delle banche italiche di gonfiarsi, come la rana della favola, per non farsi ingoiare dai fondi americani
Caro direttore, complimenti per il coraggio e lo sprezzo del pericolo mostrato nel trafiletto di Vanity Fair a proposito del tentativo delle banche italiche di gonfiarsi, come la rana della favola, per non farsi ingoiare dai fondi americani. Un coraggio che i suoi colleghi dei giomaloni non hanno. Nemmeno quel paludato foglio economico che probabilmente è stampato su carta rosa per la sua somiglianza con la letteratura fiabesca per fanciulle, dove si vagheggiava, del bel tempo che fu, di nocchieri coraggiosi e senza soldi alla conquista della Borsa di Chicago, delle fiabesche mucche di Parma che cacavano oro ed oggi di fabbriche di automobili miracolate dall’Harry Potter in maglioncino blu. A meno che la tua uscita non sia coraggio, merce rara presso i nostri giomalisti, e sia invece senile incoscienza nell’avventurarsi su terreni pericolosi, paludosi e scivolosi dove uno si potrebbe fare molto male, dato il contesto che supera gli interessi nazionali e coinvolge 1’equilibrio economico di un paese moltissimo indebitato, con il dito perennemente sul grilletto, come ha sperimentato l’ex compagno di merende Saddam, a suo tempo foraggiato tramite la filiale di Atlanta di BNL, che dipendeva da quella di New York, dove comandava un "grande ed intoccabile figlio di". La seconda ragione per rubarti un po’ del tuo prezioso tempo è di rettificare uno statement. Non sono le banche americane che stanno dando I’assalto alle banche italiane, al massimo, esse sono solo degli strumenti, le zampe del gatto per rubare le preziose castagne italiane, ma sono i Fondi americani che devono, as soon as possible, ingoiare le banche europee, e soprattutto quelle italiane, ricche di risparmiatori che evadono il fisco e possono mettere tantissino fieno in cascina, qualcosa come 2.500 miliardi di euro. Un bel bocconcino che fa gola ai fondi americani che devono assolutamente rimediare al buco delle pensioni private, oggi il vero problema di Corporate America. I fondi USA non sono più in grado di mantenere la promessa di laute pensioni integrative. Integrative perché anche in USA c’è la previdenza obbligatoria, come in Europa, e non è cosi malvagia come la dipingono i giomalisti "economici", cioè i ragazzetti pagati 20 euro al pezzo, e la Social Security USA non è nemmeno in deficit, come non lo è la nostra. Una promessa che non si può mantenere per due ragioni. La prima, che il sistema dei fondi pensione è molto costoso, perché chi gestisce il fondo vuole guadagnare tanto, ed è anche giusto perché non sono imprese "sociali" o istituti di beneficenza. L’altra è ingenerata dalla globalizzazione: man mano che il lavoro viene spostato all’estero, diminuiscono i lavoratori americani con "un lavoro vero" presso Corporate America, cioè gente che avrebbero sottoscritto un fondo pensione, e quindi manca il flusso continuo di versamenti, cui si sono aggiunti i disastri finanziari della bolla tecnologica, che non si è mai recuperata, ed il doppio deficit americano (statale e commerciale). Dove trovare perciò tanti soldini? Ovviamente, dove ci sono i risparmiatori: in Cina, Giappone ed Italia e, considerato che i primi due paesi sono un po’ "duretti", i fondi si sono fiondati sulla pecora zoppa, il paese di Arlecchino, il servitore di due/tre/quattro padroni, nazionali ed intemazionali, il paese dove un Maramaldo si trova sempre ed i Ferruccio, i Nazario Sauro e Durand de la Penne sono sempre stati pochini. Di questo dramma dei fondi americani, però, i tuoi colleghi esperti di economia non parlano perché significherebbe "mettere il pepe in culo alla zoccola", cioè far sorgere nei lavoratori italiani sospetti "di non ritomo" del loro TFR, soprattutto in questi giomi, quando sono obbligati a fare "ciao, ciao" ai loro soldini, una bella gustosa torta di ben 13 miliardi di euro all’anno per la quale si è disposti a fare carte false ed anche a far assumere, come massimo regolatore e controllare della finanza italiana, uno che viene proprio dal mondo dei fondi, 1’ex dipendente di una banca d’affari che è al centro di tutte le manovre finanziarie. Uno che ha gestito la vendita delle banche pubbliche di proprietà del Tesoro. Banche vendute per pochi miliardi di lire, perché praticarnente fallite, come si espresse un altro rospone, e poi rivendute per migliaia di migliaia di miliardi, qualche anno dopo. Preclaro esempio di capacità taumaturgiche delle banche romane acquirenti o forse di romana sola. E che ti dice il regolatore nel suo sproloquio annuale 2007? Che sarebbe opportuno che una parte delle trattenute per la previdenza obbligatoria, cioè i soldi che sono versati in forza di legge all’INPS, siano dirottati verso la previdenza privata. Tutto qui quello che consiglia uno che si è ridotto lo stipendio a 700.000 euro all’anno, che sono sempre 35 volte lo stipendio di un impiegato standard? Uno che l’anno scorso, nello sproloquio 2006, aveva consigliato ai risparmiatori meridionali di lasciare perdere le residue bancarelle locali e veleggiare verso molto più capaci banche straniere. Uno che si era augurato che i terroni utilizzassero di più strumenti finanziari avanzati. Forse voleva dire che, invece di continuare a tenere i soldi al sicuro alla Posta, quei quattro incivili e beduini di meridionali dovrebbero rischiarli nella bomba a tempo dei derivati, gestiti dalle banche d’affari anglo americane, dove si deve continuamente pompare energia, cioè i soldi dei risparmiatori, perchè il pallone non si sgonfi, visto che in USA non si risparmia più. Uno che, come primo atto, ha sollevato le banche dall’obbligo di avvisare sulle operazioni di fusione "per rendere più fluide le cose", cioè lasciare che i nuovi colossi facciano rapidamente le pulizie in casa, si alleggeriscano di costoso personale, cosi, quelli che lanceranno le OPA prossime venture, si trovino un bel pacchetto infiocchettato pieno di succosi risparmi di quegli etemi coglioni di italiani. Quelli che si fanno tosare dai signori in gessato senza fiatare. Forse per non suscitare sospetti in quei signori in grigio con il cappello in divisa ornato di una bella flamma gialla? E che questa delle fusioni sia tutta una bella manfrina lo dimostrano le parole di un vecchio, prudente ed accorto arnese della DC milanese, diventato poi esperto banchiere "per grazia ricevuta" da una qualche cattolica madonna pellegrina. Presentando ad un pubblico di occhiuti analisti e di attenti giomalisti la fusione fra Banca Popolare di Milano e Banca Popolare dell’Emilia Romagna, Roberto Mazzotta ha detto che "la loro è l’unica fusione fta aziende sane", confermando, per converso, che le altre, evidentemente, sono solo fusioni fra rachitici o, al più, fusioni pro forma dove "tutto cambia, ma tutto il potere resta a chi lo aveva prima". Come molti di quelli che non si sono mai messi "a 90 gradi" sospettavano da tempo. Ciao, ed abbi dubbi. Skunk