Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Bilancio degli incidenti dell’altro giorno a Roma, durante la visita di Bush: otto arrestati, due denunciati a piede libero, undici feriti, tutti tra i poliziotti. C’è poi stata una coda notturna, alla stazione Tiburtina di Roma: mille reduci dalla manifestazione intitolata “No War, no Bush” pretendevano di tornare a Milano, Torino, Venezia senza pagare il biglietto. Di fronte a loro gli agenti in assetto antisommossa. Il finale è stato questo: su richiesta del Dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno, Trenitalia ha messo a disposizione un convoglio per Milano-Torino (400 persone) e un altro per Firenze-Bologna-Padova-Rovigo-Venezia (circa 600 viaggiatori). Gratis. Il portavoce del centro sociale Cantiere, Luca Corradini, arrivato a Milano in tarda mattinata ha stigmatizzato il fatto che le Ferrovie pretendessero per farli viaggiare un pagamento di 20 euro.
• E’ giusto?
Naturalmente, no. E ieri su Repubblica – giornale di sinistra – Michele Serra ha violentemente attaccato questi rivoluzionari che vogliono viaggiare gratis («piccolo sopruso di una piccola lobby», detto con molto disprezzo). chiaro che verrà un giorno in cui questi «piccoli soprusi» dovranno aver fine, ma intanto è stato forse saggio decidere di lasciar correre: i no global del corteo cercavano l’incidente e il prefetto Serra era deciso a impedirlo. Alla fine ha avuto ragione Serra.
• E l’altra manifestazione? Perché a Roma, se non sbaglio, di manifestazioni ce ne sono state due...
Sì, una era il corteo dei “no global” o dei “movimenti”, come si dice adesso. Costoro hanno sfilato da piazza della Repubblica a piazza Navona. Erano circa diecimila, hanno tirato su cartelli contro Bush e contro il governo (per esempio lo striscione «No Bush No Prodi il nemico è in casa nostra») e, a parte qualche scontro alla fine provocato da un gruppetto di anarchici che si sono messi a spaccare vetrine, non ci sono stati incidenti. A piazza del Popolo sono andati invece i rappresentanti dei partiti che stanno al governo, ma contestano Bush, cioè Rifondazione, Verdi, Comunisti Italiani, Franca Rame, eccetera. Qui non c’era praticamente nessuno, e il deserto di piazza del Popolo è uno dei risultati della visita di Bush su cui riflettere.
• Perché?
Beh, potrebbe significare che Rifondazione e gli altri hanno perso contatto con il popolo dei cosiddetti antagonisti. Diliberto, il capo dei comunisti italiani, s’è molto lamentato («questa piazza non mi piace»). Anche se sono fonte di continue turbolenze, i radicali di sinistra stanno al governo e questo gli fa perdere profilo. Vedremo che cosa decideranno di fare, ma certo l’insuccesso di sabato arriva dopo il cattivo risultato del voto di due domeniche fa. Il nervosismo potrebbe aumentare.
• E Prodi come esce dalla visita di Bush?
Direi bene. Anzi, molto bene. Il presidente ha anche invitato Prodi in America e questo ha sancito la fine di una lunga fase di incomprensioni. I due, del resto, hanno evitato di parlare di Afghanistan, di Iraq, di Calipari, dell’imam di Milano rapito, della fuga di At&t da Telecom e degli altri dossier che hanno reso difficoltosi i rapporti tra le due amministrazioni nell’ultimo anno. Bush ha mostrato di non far caso neanche ai manifestanti che gli gridavano contro per le strade di Roma: « il prezzo da pagare alla democrazia». In realtà per il presidente Usa il buon rapporto con l’Italia – chiunque ci sia al governo – è a questo punto molto importante. Tony Blair sta per uscire di scena e gli osservatori pensano che l’Europa sarà guidata da una triade formata da Gordon Brown, Sarkozy e Angela Merkel che potrebbe dare parecchio filo da torcere alla Casa Bianca. Bush ha visitato sei paesi in sette giorni, dopo l’Italia è andato anche in Albania (accoglienze festosissime) e in Bulgaria. Con Prodi s’è detto d’accordo sul Kosov bisogna dargli l’indipendenza, magari trovando un modo per tener tranquilla la Serbia. E ha ringraziato per il contributo in Afghanistan e in Libano, senza tirar fuori il ritiro dall’Iraq. Prodi gli ha fatto presente che, con le sanzioni all’Iran, l’Italia sta perdendo un mucchio di soldi.
• E l’incontro col Papa?
Un bel risultato anche lì: tra l’altro, con questa visita, Bush si proponeva di incoraggiare i cattolici a votare per i repubblicani nella corsa alla Casa Bianca. Benedetto XVI aveva a cuore soprattutto la sorte dei cattolici in Iraq, un punto sul quale la Chiesa non ha mai smesso di insistere. E, naturalmente, il papa era molto interessato ai discorsi che Bush aveva con Putin al G8. Su questo, però, possiamo solo lavorare di fantasia. Bush s’è accorto che i microfoni delle tv erano accesi e ha detto al Papa, chiamato per l’occasione "sir" con grande scandalo di tutti i maestri di cerimonie: «Ora ti racconto quello che ci siamo detti. Prima però chiudiamo la porta». [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 10/6/2007]
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