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 2007  giugno 11 Lunedì calendario

Quanti sono è difficile dirlo. Forse 10, forse 20 mila persone, forse di più. Una città virtuale che sciama da uno studio televisivo all’altro (considerando anche le molte emittenti locali) per popolare e rimpolpare il pubblico degli show televisivi, dando letteralmente l’anima alla finzione dei programmi, interagendo con i conduttori, con gli autori, e diventando parte viva della trasmissione

Quanti sono è difficile dirlo. Forse 10, forse 20 mila persone, forse di più. Una città virtuale che sciama da uno studio televisivo all’altro (considerando anche le molte emittenti locali) per popolare e rimpolpare il pubblico degli show televisivi, dando letteralmente l’anima alla finzione dei programmi, interagendo con i conduttori, con gli autori, e diventando parte viva della trasmissione. C’è chi lo fa per passare il tempo, chi per toccare con mano il divo televisivo di turno, chi per un fatto terapeutico. E ancora: c’è chi lo fa per lavoro, chi per stare con gli amici, chi per mettersi in mostra, chi per chissà quale motivo. Sono loro insomma i protagonisti invisibili dei programmi e, visti da vicino, rappresentano un po’ in tutta la sua articolazione, un distillato perfetto della società italiana. Si sbaglia, per esempio, chi pensa che si tratti di gente appartenente a ceti medio-bassi. Al contrario, abbondano i laureati e i professionisti fra gli aficionados dell’ospitata tv. Ad esempio Claudia, 33 anni, biologa, T-shirt color indaco (ma durante la messa in onda indossa un maglioncino color bianco), calzoni neri e ballerine ai piedi, insieme con la sorella Pilar, anche lei con capelli lunghi neri, è una fan sfegatata di «Che tempo che fa». Perché? «Mi piace, perché è diviso in due parti equilibrate: quella ironica della Litizzetto, che rende spontanea la trasmissione, e quella seria e competente di Fabio Fazio». Claudia, appunto, ha fatto il dottorato e lavora in laboratorio. Mentre Pilar, impiegata, frequenta la televisione dal vivo soprattutto per l’importanza dei personaggi invitati, da Rania di Giordania al personaggio più popolare. Candide, le due sorelle confessano: «Usciamo insieme molto raramente. Ad unirci è proprio ”Che tempo che fa”. Nel senso: abbiamo vite diverse, ma ci unisce la dialettica che c’è in questo programma...». Una rivelazione? Praticamente sì. Pilar ha scoperto per caso, su Internet, che si poteva accedere al mondo dorato delle partecipazioni tv. Ha assaggiato l’ebbrezza col marito «due volte» e poi, visto che c’era, ha esteso l’invito alla sorella. Ma la funzione sociale dell’ospitata non termina qui. C’è chi la utilizza come un vero e proprio strumento didattico. E’ il caso di Luisa Sangalli, 50 anni, insegnante di storia dell’arte all’I.S.A. di Monza. Luisa vive la presenza in tv come una forma di educazione sociale. E’ qui con 18 amici tra insegnanti e colleghi di lavoro. Personalmente non le interessa apparire, si colloca in fondo, per permettere agli altri di essere posizionati al meglio. La favola, dice, «è cominciata con un fax mandato dalla redazione a scuola. Mi hanno invitata. E’ stato come toccare il cielo con un dito. Ora mi sono messa a capo di un’organizzazione che consente a scolaresche di andare in trasmissione». Ma non si tratta di studenti qualunque. Luisa convoglia spettatori studiosi di comunicazione visiva, di fotocinematografia e via elencando. «Per loro - spiega - è già molto interessante toccare con mano lo studio, il lavoro dei tecnici per non parlare dei personaggi: si rende conto che la settimana scorsa hanno potuto vedere Renzo Piano e un’altra volta Sanguineti?». Più in generale, Luisa ha portato negli studi Rai di Milano ben cinque classi e un’infinità di segretarie, colleghi, docenti e bidelli. C’è molta elettricità nel gruppo, quasi si trattasse di una festa di fine anno. Palpabile entusiasmo Decisamente meno upper class il pubblico della «Corrida». Lo incrociamo agli studi Mediaset, nel quartiere Tiburtino. Decine di persone radunate in una hall per firmare l’agognata liberatoria, l’accesso al ruolo magico dell’invisibile visibile. Tra gli scelti, per lo più pensionati, c’è un palpabile entusiasmo: sembrano dei bambini al primo giorno di scuola. Tutti in abito da sera, qualcuno indossa addirittura «mises» sgargianti. Ci spiegano che nessuno è pagato, basta una telefonata di prenotazione. Le richieste sono decine di migliaia. Si compila un database che dà automatica precedenza a chi non è mai stato in trasmissione. Da casa si portano posate, pentole, campanacci, mestoli attentamente visionati dallo staff della Corrida, che accompagneranno sonoramente le esibizioni «artistiche». Lo staff pensa poi a tutto, dall’animatore in sala ai sarti pronti a fornire una giacca a chi ne fosse sprovvisto. Filippo (nome di fantasia come gli altri intervistati) di Castelgandolfo, pensionato, spiega: «Ho fatto di tutto per venire. E’ l’unica trasmissione cui ho partecipato. C’è un ambiente elettrizzante, da sballo. E’ tutta un’altra cosa vedere i personaggi dal vivo. Sarò invidiato per anni dai miei vicini». Più allenata è invece Domitilla Bentivoglio di Albano Laziale, sessantenne, camicia a fiori e vistosi orecchini: «Sono anni che partecipo a trasmissioni tv. Ho fatto parte del pubblico di ”Amici”, ma qui ci si diverte di più. Sono venuta con i parenti, siamo una comitiva, qui ci si diverte davvero. Ci si sente veramente partecipi della vita. E’ come se si entrasse in un sogno, capito?». Anche per Giovanna di Roma, 43 anni, tailleur blu, che assiste massicciamente a trasmissioni sia Rai che Mediaset, «questo genere di esperienze sono un divertimento unico. Lei non ha idea di quanta gente bisognosa di compagnia viene qui per sorridere, uscire dallo squallore della routine», spiega. Maria arriva invece dalla Sicilia, è pensionata pure lei, ed è la seconda volta che viene alla «Corrida». Per vedere il suo idolo Gerry Scotti ha affrontato un viaggio in pullman di 800 chilometri. «Lo trovo straordinario - si esalta -. Gerry è simpaticissimo e ci intrattiene anche tra una pubblicità e l’altra». Elena di Prima Porta, 69 anni, interviene anche lei: «E’ vero, è un’emozione fortissima. Pensi che tra qualche giorno sarà il mio compleanno e mio figlio ha voluto farmi questo regalo: partecipare a un programma!». Si presenta un po’ più sobrio, invece, il pubblico dell’«Eredità». A differenza della «Corrida», qui fa capolino anche qualche giovane molto attento a cosa succede nel backstage tv. Ma a dominare sono sempre gli over 65. Come Franco, che arriva da Alessandria, ex calciatore, residente tra Roma e Montecarlo. E’ curato ed elegante nel suo abito blu, indossa un orologio d’oro e il fisico ancora tonico rivela il suo passato di atleta. Dell’«Eredità» apprezza intanto i contenuti: «Dai quiz si impara sempre qualcosa», ma gli piacciono anche il conduttore «e le ragazze che animano la trasmissione». Mentre Alfredo è soddisfatto sì dell’esperienza, ma ora punta a «Matrix» e «Ballarò», i suoi programmi preferiti. Dietro le quinte Proseguendo questo viaggio nel dietro le quinte dei grandi format tv, non cambiano molto nemmeno le motivazioni di chi popola il colto «Alle Falde del Kilimangiaro». Luigi di Roma, quarantenne, capelli corti, pelle abbronzata e look informale, habitué, frequenta gli studi televisivi per catturare foto con i vip che arrivano ospiti. «Una volta riuscii perfino a fare delle foto con Martina Colombari, peccato che dopo, con estremo rammarico, mi accorsi che il rullino era esaurito», ammette ancora dispiacendosene. Dopo Luigi, intercettiamo Francesco, giunto da Sciacca, aggirarsi per i corridoi: «Sono studente universitario. Sono arrivato qui ben tre ore prima della convocazione. Non ho dormito tutta la notte per l’emozione. Non mi sembrava vero di poter mettere un piede in uno studio televisivo. Ho visto la tv per anni e anni da fuori. Per questo ho voluto vedere tutto, corridoi, bar, perfino i bagni. Ho perlustrato tutto e annotato le cose da raccontare agli amici in Sicilia. Il massimo? Fare una foto con la Colò, spero che accetti». Già. E tuttavia, emozioni a parte, c’è chi desidera partecipare a programmi tv anche per uscire da brutte esperienze. E’ il caso di Iole, 80 anni, siciliana di origine, ma trapiantata da 70 a Roma. Camicia, gonna lunga, trucco e accessori di un rosso che più rosso non si può, ci racconta: «Dopo che morì mio marito, ebbi una forte depressione». Grazie ad un’amica inizia a frequentare questi ambienti. «E’ con la signora Rita Dalla Chiesa che ci fu la svolta, con lei sono rinata. Mi ha dato infatti la possibilità di parlare in trasmissione a ”Forum”, di iniziare una esistenza nuova". E’ proprio vero, per tornare a vivere è necessario fare parte della grande finzione». Nel frattempo, sempre nel bar disadorno della Dear, incrociamo Lorena, 20 anni, studentessa a Scienze delle Comunicazione a Roma. E’ seduta al tavolo, si sta divorando una brioche alla marmellata. «Il mio pasto di oggi», abbozza con occhini azzurri dal taglio quasi orientale. Per poi raccontarci la sua avventura di ospite: «Che volete, ho tentato di entrare a far parte del cast del ”Grande Fratello”, ho fatto sette provini. Tutti. Poi, ho partecipato alle selezioni per ”Amici”, sei. Ma non sono passata. Così mi accontento di fare l’ospite. Chissà che qualcuno non mi noti anche solo cosi nei corridoi, negli studi». In effetti, Lorena veste un top turchese e una mini bianca, mentre due seducenti gambe culminano con un paio di sandali argento di pelle dal tacco alto. «Il mio modello? La Gregoraci. Lei ce l’ha fatta. Per noi è un punto di riferimento. E se anche avesse ceduto a compromessi, ha fatto bene. L’avrei fatto anch’io». Papale papale. Stampa Articolo