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 2007  giugno 11 Lunedì calendario

MAZZALI Giovanni

MAZZALI Giovanni Torino 1 febbraio 1947. Il “banchiere dei salesiani” • «[...] laurea, studi all’estero, solida conoscenza delle lingue, dal 1995 responsabile finanziario di un’organizzazione presente in 129 Paesi, e dal 2004 presidente di una società d’investimento lussemburghese. È il curriculum di uno “squalo” della finanza, uno di quei doppiopetto gessati con ufficio ai piani alti della City londinese? Non proprio. Anzi, proprio per niente. Niente cravatta di Savile Row, niente mocassini Edward Green. Ma una semplice tunica da religioso. Lui è Giovanni Mazzali, l’economo generale dei Salesiani di Don Bosco [...] ha convinto la Fondazione Cariplo a partecipare a un progetto comune consegnando ben 5 miliardi di euro alla società di gestione (italiana) di Polaris Investment Sa, la controllante costituita in Lussemburgo dall’organizzazione di Don Bosco. La “Sa”, nata nel 2004, ha subito suscitato la curiosità della Consob locale, la Commission de surveillance di secteur financier. “Quando sono arrivato in Lussemburgo — spiega Mazzali — sono stato convocato dagli uomini della Cssf, stupiti dal fatto che un’istituzione religiosa fosse interessata al loro Paese”. Lo stupore, però, si chiarisce presto. Mazzali ammette: rispetto all’Italia ci sono “interessanti” vantaggi sul fronte fiscale. Ma, sostiene, la ragione della scelta della “location” è un’altra: il Granducato è una delle due piazze europee (l’altra è l’Irlanda, dove il salesiano ha studiato teologia) che offrono “maggiore duttilità ed esperienza” nella gestione dei fondi. Oltre ad essere, cosa che certo non guasta, un Paese cattolico. Così, dal cuore della nuova finanza della vecchia Europa, è partito un fondo e un comparto, l’“ethical balanced”, intorno a cui girano nomi decisamente laici. Come Rothschild (i gestori), Crédit Agricole (i depositari), Mercer (i consulenti), PricewaterhouseCoopers (i revisori) ed E. Capital Partners, nel ruolo di certificatori degli investimenti etici. Già, perché il fondo si è dato un “codice di autodisciplina”: dagli investimenti, spiega Mazzali, sono escluse non solo le classiche industrie d’armi o di pornografia, ma anche i titoli di Stato americani (“perché Washington riconosce la pena di morte”) e le azioni delle società farmaceutiche che vendono prodotti “non conformi alla morale cattolica”. È una politica che, per ragioni di semplice immagine o di vera sostanza, sta facendo presa anche sulle banche. [...]» (Giovanni Stringa, “Corriere della Sera” 10/6/2007).