Sergio Romano, Corriere della Sera 11/6/2007, 11 giugno 2007
Caro Romano, torno da un viaggio in Namibia durante il quale ho avuto modo di conoscere abbastanza bene il Paese
Caro Romano, torno da un viaggio in Namibia durante il quale ho avuto modo di conoscere abbastanza bene il Paese. Si tratta di un territorio grande tre volte l’Italia, ricchissimo di risorse minerarie, abitato da poco più di due milioni di abitanti, il 7% dei quali è di razza bianca, boeri e tedeschi in prevalenza. L’indipendenza dal Sud Africa è recentissima, 17 anni appena. II Paese cresce a ritmo sostenuto nello sviluppo civile ed economico. L’Italia è largamente conosciuta e apprezzata per il gioco del calcio, meno per altre possibilità di introduzione culturale ed economica pur in fieri diffusamente esistenti. Ora è stato deciso di chiudere definitivamente la nostra ambasciata lasciando così, come si fa in Mongolia, il Paese privo di ogni nostra presenza diplomatica. Questi volontari abbandoni, queste rinunce a essere presenti nei Paesi emergenti del mondo dove la nostra storia e la nostra intraprendenza potrebbero bene testimoniare di noi, sono una forma di masochismo. E dimostrano nel concreto quanto poco conti la retorica delle parole con la quale siamo abituati a nutrirci. Nino Del Bianco, Milano • certamente importante che l’Italia sia presente nei Paesi emergenti. Ma soltanto se può permettersi di avere rappresentanze attrezzate, in grado di svolgere le loro funzioni. Se i mezzi disponibili non glielo permettono è meglio non suscitare aspettative a cui non è possibile dare una risposta. Negli anni delle vacche magre, quando occorreva tagliare la spesa pubblica, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna non hanno esitato a ridurre drasticamente i loro uffici consolari e culturali all’estero.