Varie, 11 giugno 2007
MARCONI Diego
MARCONI Diego Torino 10 giugno 1947. Filosofo. «[...] è stato uno dei più brillanti studiosi italiani di Wittgenstein, e oggi è un filosofo del linguaggio di fama internazionale. Discute da pari a pari con i più autorevoli cultori anglosassoni della disciplina, riesce persino a farsi ascoltare dagli specialisti di una materia improbabile come l’’ontologia sperimentale”. Ma è stato a lungo, e forse in qualche senso è ancora, una specie di ”nostro uomo all’Avana”, anche se Fidel qui non c’entra; era uno dei non tanti discepoli di Pareyson che si avventurarono in partibus infidelium (un altro, più precoce, fu Umberto Eco), nello studio cioè di autori che sembravano del tutto remoti rispetto alla tradizione ”continentale” e prevalentemente germanofila della scuola ermeneutica torinese. Non si tratta certo, qui, di rivendicare la sua appartenenza a una scuola o all’altra, come se dovessimo mostrare che, nonostante le cattive compagnie con cui si è successivamente mischiato, conserva una virtuosa traccia di base che potrebbe alla fine salvarlo. Il punto è semmai rendersi conto che anche la sua originalità di studioso di filosofia del linguaggio, semantica, logica, intelligenza artificiale, dipende dalla ambiguità delle sue origini teoretiche. Non solo i suoi studi su Wittgenstein (dal libro edito da Mursia nel 1971, Il mito del linguaggio scientifico. Studio su Wittgenstein) alla Eredità di Wittgenstein del 1987 (Laterza) sono sempre stati segnati dall’interesse prevalente per il rapporto tra linguaggi formalizzati e linguaggio quotidiano - cioè quel sapere precategoriale e vago di cui si occupano i poco scientifici teorici di ermeneutica - ma anche la sua opera più tecnica e impegnativa (Lexical Competence, MIT Press, 1997) affronta il problema di che cosa significhi capire una parola dal punto di vista del rapporto tra sistemi formalizzati e linguaggio naturale, e cioè quotidianità, storia, esistenza. Del resto, a parte un lavoro più antico sulla formalizzazione della dialettica, che aveva al suo centro Hegel (Rosenberg e Sellier, 1979 ), anche il libro su Dizionari e enciclopedie (Giappichelli 1982) può essere assunto come una testimonianza delle originarie radici storicistiche ed esistenzialistiche che hanno continuato a caratterizzare il lavoro teorico di Marconi. […]» (Gianni Vattimo, ”La Stampa” 10/6/2007).