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 2007  giugno 12 Martedì calendario

ARTICOLI DELLA STAMPA SULL’ESORDIO DELLA TV DI MICHELA VITTORIA BRAMBILLA


GIANLUCA NICOLETTI
ROMA
L’esordio de «La tv delle libertà» ha riempito quattro ore dalle 14 alle 18. Sul canale 862 di Sky è stata palese l’intenzione di mostrare un esempio di tv fatta in casa, rigorosa e basica. Già la sigla fa parte di una strategia di comunicazione ben precisa: con video grafica anticata vuol sembrare clonata dallo spot del rotolone infinito di carta igienica, un nastro tricolore si sciorina a tempo di musica e si avvinghia alla statua della libertà di plexiglass.
Anche le prime incertezze, i problemi di audio, Michela Brambilla nel suo benvenuto che mancava la telecamera giusta, altro non erano che abili mosse per dare l’impressione di un canale televisivo genuino e spontaneo, per nulla patinato, senza fronzoli e artifici. Una battagliera tv di strada che mira all’essenziale e parla il linguaggio della gente. Per essere capiti dal popolo nulla di meglio che costruire un’immagine televisiva degna della miglior scuola amatoriale.
Il modello sono le tv rionali del bel tempo che fu, le meravigliose macchine da guerra che decenni fa cominciarono a muovere i primi passi nella conquista dell’etere. Ora invece per la Brambilla matamoros è l’ora della Reconquista, occorre strappare la patria in pixel dalle mani degli infedeli, e per farlo è necessario ricominciare a serrare i ranghi.
Il momento clou è alle 15 con la telefonata a (finta) sorpresa di Silvio Berlusconi. «E’ qui la festa? - ma il telefono lo tradisce e scroscia -. Vi sento con qualche difficoltà, ci sono già le forze dell’opposizione a questa iniziativa in campo…». La Michela dal fulgido primo piano lo rassicura sulla festa: «E’ appena cominciata e promette molto bene…». Silvio si prende tutto il suo spazio e loda le sue ragazze sorridenti e diligenti: «Quella che avete creato oggi mi appare come una televisione diversa, speciale, invece di far sapere alla gente quello che si vuole, questa televisione è nata per dire ai cittadini quello che pensano». E lui si fa interprete del pensiero comune: «Mi sembra che il Paese in questo momento non si stia allontanando dalla politica, ma da una certa politica, e dalla politica di una certa parte politica».
Uno strumento come quella tv, secondo il Cavaliere, può rimediare allo scollamento tra la politica e i cittadini. La grande idea è proprio quella di ripartire con un’attenta operazione di modernariato televisivo che dona allo studio l’aria impervia di una trincea in cui occorre scendere per difendere la patria.
Combattenti valorosi senza dubbio la conduttrice Antonia Ronchei e Pierangelo Maurizio, che la supportava, entrambi si sono sciroppati quattro ore di serrato palinsesto, anche se molto radiofonico in realtà. Filippo Facci, nello stile del canale, fa una spartana rassegna stampa attaccando al muro le prime pagine dei quotidiani.
Il tema forte è la droga. Dal mercato della frutta parla la gente: «Ma questi ragazzi come li avete educati? Al primo non si drogano!». La colpa è delle scuole che non sorvegliano, i cattivi amici, i genitori che non controllano.
Ci vuole fermezza o tolleranza? Le casalinghe di Voghera snocciolano i sacrosanti luoghi comuni. C’è chi rimpiange la maestra che dava le bacchettate sulle mani. Gli sms inviati sono numerosi, quando scorrono sullo schermo, abbonda il plauso e l’entusiasmo.
Si toccano i problemi dell’integrazione con una polemica da Arezzo sulla proposta per un cimitero islamico. Viene affrontata la malasanità, l’inquinamento, l’uso improprio e compulsivo del videofonino da parte degli adolescenti. In ogni occasione gliene cantano quattro a quelli che ora comandano. E’ un vero piacere, finalmente ora la gente ha proprio la tv che ha sempre desiderato.

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MARIA CORBI


ROMA


Sono scesa in campo», dice Michela Brambilla, tailleur nero minimal (anche nei centimetri di stoffa usati), tacco a spillo tredici centimetri, sigaretta slim tra le mani («mentre fumo per favore non riprendetemi, in trasmissione stiamo parlando di droga e poi io qui con la sigaretta.... non è carino»). La Brambilla è nel suo camerino, nei nuovi studi della televisione che ha debuttato ieri, perfettamente a suo agio con telecamere e taccuini, «Fenomeno mediatico», l’ha bollata Fini ma lei non raccoglie la provocazione. «La televisione della libertà», ripetono tutti in questa piccola Mediaset dove ai comandi ci sono due fedelissimi di Silvio, Giorgio Medail, uno dei fondatori del Biscione e Dede Cavalleri, ex responsabile delle news Mediaset. Anche la conduttrice di questo talk show «dalla parte dei cittadini», Antonia Ronchei, dal look perfettino molto «Cristina Parodi» viene da Italia Uno. Lo stile di tutto qui è molto «Milano due», uffici di boiserie e divani di pelle, maniglie delle porte dorate. Un grande specchio a mille luci incornicia la Brambilla che ha i capelli perfetti da piastra, con la riga a zigzag ben laccata (quattro volte a settimana dal parrucchiere), gli anelli di brillanti che suonano mentre muove le mani. Non c’è traccia di giarrettiera, ma le calze sono velatissime come quelle che reclamizzava quando faceva la modella («Omsa che gambe...», ma questo è meglio non ricordarlo).
E’ contenta Michela Vittoria di questo debutto tv - «una scommessa vinta, e pensare che ci abbiamo messo meno di due mesi e mezzo» - e non vuole infierire su chi dentro Forza Italia non la ama affatto, a cominciare da Tremonti. Sul tavolo ci sono tramezzini intatti come deve essere perché la signora continui a infilarsi nella gonna taglia 38. Trionfi di albicocche e ciliegie nella sala con il tavolo delle riunioni. Una assistente si aggira con una maglietta spot: «Michela for president». La telefonata che l’ha resa più felice? (Dopo quella del Cavaliere in diretta, ovvio...). La risposta non è affatto scontata: Antonio Di Pietro. «L’ho sentito ieri sera, l’ultima telefonata prima di chiudere il cellulare, e mi ha fatto molti complimenti. Mi ha detto che anche se siamo su due fronti opposti apprezza la mia battaglia dalla parte del cittadino e mi ha augurato buona fortuna». Ascolta Maurizio Del Tenno, presidente di Confartigianato giovani, fedelissimo dell’esercito Brambilla. Dalla sala riunioni guarda il video e commenta: «Certo che Michela è proprio brava». Se qualcuno azzarda che forse il colore dei capelli è un po’ troppo «rosso», la fedele ufficio stampa, Laura si affretta a controbattere: «Ma no, sta benissimo». E in effetti Michela sta una bellezza nonostante qualcuna la pensi diversamente. Un collaboratore preciso di Michela Vittoria precisa: «Le brutte sono fatte in maniera diversa».
«Sono un’imprenditrice e non avevo nessuna intenzione di fare i conti con la politica, ma quando ho visto questa Finanziaria mi sono stracciata le vesti e come sempre mi sono assunta le mie responsabilità». Pausa e sigaretta accesa come se fosse l’ultima, con la stessa voluttà. «E sono scesa in campo», ripete per chiarire meglio il concetto. Sembra di essere tornati a tredici anni fa, quando qualcun’altro è sceso in campo perché costretto. Lui di capelli ne aveva pochini e anche di stacco di gamba non era granché, ma da quel momento ha stravolto la scena politica italiana. Adesso, c’è lei, promossa proprio da lui sua delfina, che sembra ripetere passo dopo passo il percorso di Silvio. Prima erano i club Forza Italia con tanto di valigette piene di gadget per chi si iscrive, adesso sono i circoli delle Libertà. Stessa cosa? «Assolutamente no», si infervora Michela Vittoria (ci tiene al secondo nome) perché «adesso i cittadini hanno maggior consapevolezza». Tra un’ora ha un’aereo che la deve riportare a Milano. A casa da suo figlio? «Non solo, io dormo tre ore a notte, la coperta da qualche parte è corta per forza», dice senza lasciarsi travolgere dai sensi di colpa femminili. Amata ma anche odiata tanto che la cassetta delle lettere della sua casa di Calolziocorte continua a essere intasata da lettere anonime. «Non solo», racconta, «Ieri si sono presentati alla mia porta dei malintenzionati e tutto grazie al settimanale che ha pubblicato il mio indirizzo». Altra sigaretta: «Fermate le riprese», intima mentre accavalla le gambe facendo scrocchiare le caviglie sottili. E il cameraman (Mediaset) ipnotizzato esegue.