Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
L’Istat ha diffuso ieri i dati sugli stranieri in Italia...
• Quanti sono?
Quasi tre milioni: due milioni 938 mila 922. Di questi: un milione 473.073 sono maschi e un milione 465.849 femmine. Stiamo parlando degli stranieri in regola con leggi, permessi di soggiorno eccetera. Sui clandestini l’Istat non si pronuncia, ma in genere sono il 15 per cento dei regolari. Facciamo mezzo milione? Siamo a tre milioni e mezzo. Sono dati che erano emersi già sei mesi fa dalle indagini della Caritas e di Demos-Coop. L’Istat adesso li conferma e ci permette raffronti precisi con gli anni passati e, soprattutto, ci fa vedere la segmentazione, cioè ci fornisce la suddivisione degli stranieri secondo la cittadinanza.
• Chi sono i più numerosi, i rumeni?
No, gli albanesi: 375.947. Seguono i marocchini: 343.228. I rumeni sono al terzo posto (342.200). Precedono i cinesi (144.885) e gli ucraini (120.070). Impressionante è però l’incremento. Tra il 2004 e il 2007 i rumeni sono aumentati del 92,5 per cento, preceduti solo dagli ucraini che hanno più che raddoppiato la loro presenza (+107,1%). Sono invasioni – se vogliamo adoperare questa parola – collegate a due fenomeni diversi: i rumeni all’ingresso della Romania nella Ue e alla mancata definizione, da parte dell’Italia, delle regole d’accesso (come abbiamo spiegato lunedì, per i paesi ultimi arrivati Schengen non vale). L’immigrazione ucraina è invece strettamente connessa all’invecchiamento della popolazione e al reclutamento delle badanti. Un mercato – questo – dominato sostanzialmente da tre cittadinanze, ucraine, rumene e polacche, cioè a grande maggioranza in mano a donne dell’Europa dell’Est. In totale gli stranieri censiti regolarmente in Italia sono il 10 per cento in più di un anno fa. Rappresentano il cinque per cento della popolazione residente. E cominciano ad essere fortemente presenti anche nel sindacato.
• Il sindacato può rappresentare lavoratori non italiani in Italia?
E certo. Non è che le aziende possono applicare a lavoratori in regola, e sia pure stranieri, contratti o leggi diversi da quelli in vigore. Quindi di fronte a qualche imprenditore che fa il furbo, il lavoratore straniero più avvertito, più preparato va dal sindacato e chiede tutela. Ieri abbiamo visto che la comunità più numerosa, tra gli iscritti a Cgil, Cisl e Uil, è quella dei pensionati, superiori anche al 50 per cento. Ebbene è consistente anche la rappresentanza straniera: 240 mila iscritti tra le categorie attive, a Milano addirittura il 20 per cento di tutti gli iscritti. logico, la Lombardia è la regione con il maggior numero di immigrati: 728.647, seguita dal Veneto (350.215) e dal Lazio (330.146). L’adesione al sindacato, per questi lavoratori, è diventato un atto ovvio. Lo hanno compiuto il 72 per cento dei lavoratori e il ritmo di crescita è impressionante: oltre 100 mila nuove tessere all’anno, al punto che negli ultimi cinque anni più del 30 per cento delle nuove iscrizioni ai sindacato viene dai lavoratori stranieri. Questo tipo di penetrazione dipende molto dalla regione, dalla forza del sindacato su quel territorio e dal tipo di attività che vi si svolge. Il massimo numero di stranieri tesserati con la Cgil è in Emilia Romagna, una regione che ha un alto tasso di occupazione. In Lombardia sono molto sindacalizzati i lavoratori stranieri impiegati in edilizia (uno su quattro).
• E che linea ha il sindacato su questi lavoratori? Per esempio, è d’accordo che diventino presto cittadini italiani, che votino, eccetera?
Epifani, al congresso della Cgil dello scorso marzo, ha detto che i figli dei lavoratori immigrati, se nati in Italia, devono avere la nostra cittadinanza. Più in generale, la Cgil vuole che i lavoratori in regola, che pagano le tasse e sono qui da molti anni siano regolarizzati. Guardi che non è assurd non stiamo parlando di clandestini o di chi delinque, stiamo parlando di persone che sono sempre più decisive nel nostro ciclo economico. Prodi ha poi dato una grossa mano per propagandare il sindacato tra i lavoratori stranieri
• In che modo?
A dicembre il governo ha modificato le procedure per il rilascio dei permessi di soggiorn il documento adesso si ottiene attraverso i patronati sindacali, cioè le strutture, a maggioranza Cgil, che si occupano di assistere i lavoratori. Gli stanno vicini per la compilazione della domanda, per i documenti da trovare, per tutto l’iter burocratico. Alla fine il lavoratore straniero si iscrive. normale, no? [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 3/10/2007]
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