Varie, 4 ottobre 2007
FALCK
FALCK Federico Milano 12 agosto 1949. Industriale. Presidente del gruppo omonimo • «[...] fu la Falck a costruire in Valtellina una delle prime centrali idroelettriche: ”una delle prime a energia rinnovabile” [...] Energia pulita, riciclabile: l’ultima frontiera dei Falck dopo l’acciaio (capitolo chiuso a fine anni ”90) e l’idroelettrico della Sondel (finita a Edison), in Federico Falck ha il suo paladino. ”Certo, il mondo va in tutt’altra direzione”, ammette anche perché ”è duro, anzi durissimo” perseguire i propri obbiettivi ”di profitto, perché io sono un imprenditore” senza tradire i ”principi etici”. [...]» (Armando Zeni, ”La Stampa” 4/10/2007) • «Di Federico, il nuovo capo della dinastia d’acciaio nata nella cittadina gotica di Wissenbourg (Alsazia), nella business community milanese si dice che ”è molto Falck”. Ovvero: molto alto di statura, molto ingegnere di formazione, molto serio di carattere e, altra cifra di famiglia, molto credente. [...] uomo che vuol conciliare fede e affari. ”Ritengo che la fede sia una risorsa e se si vuole fare un’impresa che duri nel tempo non si possa dimenticare solidarietà, giustizia e bene comune. Se si mira solo al mordi e fuggi allora ci sono delle scorciatoie, ma queste non portano molto lontano nè a vivere secondo coscienza”. [...] Ricevuto il testimone in circostanze drammatiche – nel novembre 2003 suo fratello maggiore Alberto morì per un infarto mentre guidava nel centro città – [...] sposato con la nobildonna fiorentina Elisabetta Guicciardini, due figli, la bionda Irene e Paolo [...] Nel 1906, suo nonno, Giorgio Enrico Falck, fondò le Acciaierie e Ferriere Lombarde a Sesto San Giovanni in quella che sarebbe diventata la Stalingrado d’Italia con migliaia di tute blu al lavoro nei grandi stabilimenti dell’acciaio che si chiamavano Vulcano, Unione, Concordia, Vittoria. Tutto finito. Quelle aree sono ora di proprietà dell’immobiliarista Luigi Zunino che ha affidato a Renzo Piano il progetto di riconversione; ma sempre da Sesto il nuovo capo dei Falck guida un gruppo da 162 milioni di fatturato con trecento dipendenti. Grazie ad Alberto, i Falck hanno saputo non farsi annientare dalla grande crisi dell’acciaio puntando sulla produzione di energia da fonti rinnovabili, l’eolico, il solare, le biomasse. ”Il legame col passato è un credo autentico nel valori sociali e nell’innovazione. Il rispetto della terra, del creato, come ha detto anche il Papa, e di ciò che ci è stato dato e per questo dobbiamo rispettare, diventa una questione strategica. Ma lo sviluppo delle fonti rinnovabiliha ancheuna grande valenza industriale per il Paese” [...]. Tutt’ altro che no-global o verde (si è schierato per Letizia Moratti a sindaco) nella sua difficile sfida Federico Falck può contare su una famiglia che, pur falcidiata da lutti sgradevoli e scossa da una sgradevole querelle ereditaria, già schiera e prepara nuove maschili forze: da Filippo Marchi, uno dei tre figli di sua zia, Gioia Marchi Falck, che si occupa in azienda dell’eolico, al figlio maggiore di Alberto, Enrico (la sorella Elisabetta disegna gioielli, il fratello minore Alessandro è studente). In attesa che un giorno anche il più piccolo dei Falck, Gaddo [...] figlio di Giorgio (il famoso velista cugino di Alberto e Federico scomparso nel 2004) e della sua terza moglie, Silvia Urso, riporti in rotta anche il ramo più travagliato dell’illustre famiglia. Grande borghesia lombarda i cugini Falck - quelli ”alti” (Alberto e fratelli) e quelli ”belli” (Giorgio e Gioia) più sobri i primi, più mondani i secondi - sono stati dagli anni Sessanta dei veri protagonisti nella vita di Milano. ”Muoio proprio ora che sono felice”. Con tristezza e rimpianto Gioia ricorda questa frase di Giorgio, portato via da un tumore alla vigilia dei settant’anni. Padre dei piccoli Giada e Gaddo, Giorgio aveva perso il figlio maggiore, Giovanni, avuto con Anna Cataldi, in una maledetta estate fine anni Ottanta: bello, sportivo, già al lavoro nel gruppo morì durante un’immersione sotto gli occhi straziati della nonna Maly e delle sorelle Guia e Jacaranda. Erano gli anni in cui l’industriale velista con la seconda moglie, l’attrice Rosanna Schiaffino, entrava nelle cronache gossip - cosa assai poco apprezzata nell’austera famiglia - prima frequentando la Milano da bere, giro Craxi, poi con un divorzio assai turbolento e mediatico. Perse le azioni del gruppo, persa la villa di Portofino (acquistata da Marco Tronchetti Provera) e quella di Cortina, ma l’ex signora Falck non si è quietata neppure dopo la morte di Giorgio. Denunce, avvocati con il Tout-Milan schierato con la giovane vedova Silvia e i due piccoli Falck. Oggi a villa Falck, in via Tamburini, zona Magenta vivono Rosanna Schiaffino e il figlio avuto da Giorgio, Guido [...] gli unici Falck che non partecipano ai festeggiamenti della grande famiglia. Laminati e intransigenza ”Ofelè fa il to’ mesté” (panettiere fa il tuo mestiere), questo vecchio proverbio milanese è il leit motiv della dinastia. Si narra così che l’avo Georges Henri (figlio di Jean Didier, un maréchal de logis dell’esercito napoleonico) lo straordinario tecnico e ricercatore chiamato in Italia dai Rubini, proprietari di una fonderia Dongo, morì a 83 anni, nella sua terra d’Alsazia, con la testa reclinata su un libro di tecnica siderurgica. Laminati, altiforni, intransigenza. Quando negli anni Trenta - erano già ricchissimi - il futuro senatore Enrico Falck (padre di Alberto e Federico) propose a suo padre di comprare attorno al loro palazzo con le colonne d’acciaio in corso Matteotti, tutto l’isolato da via Montenapoleone a via S.Pietro all’Orto, Giorgio Enrico Falck gli rispose di no, citando quel proverbio. Giammai, un Falck palazzinaro! I soldi s’investono in fabbrica. Figuriamoci se allevato così, Giovanni Falck, poteva tollerare che il figlio maschio, Giorgio, suo erede, avuto dalla bellissimamoglie Maly Levi Da Zara (’O lei o nessun’altra”, annunciò in casa quando decise di conquistarla) preferiva ai fumi degli altiforni le traversate dell’Oceano, il vento nelle vele. Ma forse, Giorgio, il più fascinoso e criticato della rigorosa stirpe industriale, in qualche modo aveva già intuito la nuova rotta dei Falck» (Chiara Beria d’Argentine, ”La Stampa” 29/9/2006).