Antonello Caporale, la Repubblica 4/10/2007, pagina 13., 4 ottobre 2007
Parlamentare low cost. la Repubblica, giovedì 4 ottobre «Non ne voglio sapere più dell´automobile di servizio
Parlamentare low cost. la Repubblica, giovedì 4 ottobre «Non ne voglio sapere più dell´automobile di servizio. Io giro in Smart!». Mauro Fabris porta la croce in nome e per conto di Clemente Mastella, il politico più bersagliato dall´antipolitica, indiziato per la mole dei privilegi di cui - a torto o ragione - si ritiene egli goda. «Presi singolarmente quelli di Clemente sono fatterelli, è il fascio di cosucce che fa una cosona. E l´immagine di tutti viene compromessa. Io per esempio...». Per esempio. Maurizio Gasparri vuol fare un esempio. E´ tutto un esempio Montecitorio, tutta una corsa del potere, vecchio e nuovo, piccolo o grande, alla svestizione dai propri simboli, al camuffamento. Via le insegne, il lampeggiante anzitutto, via il tesserino da parlamentare, mai più esibirlo in treno e mai in pubblico, via persino l´appellativo "On." dal biglietto da visita. «Sono solo avvocato». Come un esercito in rotta, stellette e pennacchi danno imbarazzo. E i ricordi dello sberleffo si fanno nitidi, e triste persino il compito di rievocarli: «Come membro dell´ufficio di presidenza sono obbligato a rappresentare il presidente, quando assente, in occasioni ufficiali. Il cerimoniale prevede le bandierine sull´auto e i motociclisti a fare da apripista. Tutto molto formale. E´ luglio, Bertinotti mi chiede di sostituirlo. Esco dalla Camera e sul piazzale... oh mamma quanti insulti! Da allora chiedo che si parta dall´autorimessa. Non ne voglio più sapere della piazza». La testimonianza è di Renzo Lusetti, Margherita. Gasparri, che ha conosciuto la stagione d´oro ministeriale, e le Bmw super accessoriate, e le scorte: «Cammino a piedi. Non esiste. E le dirò: mi trovavo in aeroporto e il mio volo per Reggio Calabria era in ritardo. Si avvicina un signore e mi fa: onorevole, perché non interviene, fa una telefonatina, così finalmente partiamo? Bravo, gli ho risposto, così poi finisco sui giornali». Non si campa, ogni giorno una cattiva notizia. Nicodemo Oliverio, un assistente di Franco Marini divenuto deputato: «Ci hanno comunicato gli aumenti previsti alla barberia. Quindici euro per shampoo e capelli. E´ proprio come andare da un barbiere normale!». C´è il sole a Roma, ma dentro il Palazzo è tutto più grigio e mesto. «Ci dicono che dobbiamo stare sotto vento. Deve passare questa benedetta notte, però si sta esagerando! Ero in Sardegna, davanti al supermercato. La mia compagna faceva spesa e l´attendevo in pantaloncini, leggiucchiavo i giornali. Passa una coppia di mezza età e commenta: "A questo qui lo paghiamo per stare in Parlamento, non al mare!". Non ho resistito più, mi sono presentato e gli ho fatto: "Guardi che è agosto". "Lavorare", mi ha risposto il tizio, imperturbabile». Fabris, udeur, pensa con pena alla sua nuova condizione. E Fabrizio Cicchitto? Con l´autobus raggiunge l´ufficio di Forza Italia. Ieri è sceso dal 60 in piazza San Silvestro. «Anch´io prendo il bus e so far valere le mie ragioni. Ma l´altro giorno mi sono sentito accerchiato: insulti, cose brutte. Ho avuto la sensazione di essere un repubblichino appena dopo la guerra di liberazione». Il refolo di vento si è fatto tempesta e anche Peppino Caldarola, l´ex direttore dell´Unità oggi parlamentare sa cosa significhi divenire il bersaglio, la faccetta nera. «Sui bus, dopo il calcio, si parla di politica. Non sono un volto noto e ascolto in silenzio io», ammette Roberto Manzione, senatore ulivista attualmente senza partito. Se a Silvio Berlusconi sono necessari trentuno uomini di scorta, Romano Prodi se ne fa bastare cinque. Le passeggiate fuori la cinta di Palazzo Chigi si sono rarefatte, il tragitto è stato ricalcolato, abbreviato. Arturo Parisi, il ministro della Difesa, ha ordinato - al primo tossire di una protesta del quartiere romano in cui abita per via degli spazi riservati alla scorta e tolti ai cittadini - di ridurre della metà, anzi di più, di limitare allo stretto indispensabile l´area di sosta vietata davanti al portone di casa. «Limiamo gli stipendi, ma tutto questo non basterà. Risultati zero». Forse è anche nel giusto Benedetto Della Vedova, radicale di fede e berlusconiano di elezione. «A noi ci ha rovinato Lorenzo Cesa quando, per tentare di difendere Cosimo Mele dalla sua bravata in albergo, propose il ricongiungimento familiare per i parlamentari, manco fossimo clandestini», s´indigna Gasparri. «Ci ha rovinati Mele, non Cesa. Non c´è deputato che non abbia dovuto spiegarsi in famiglia. In classe di mia figlia ne hanno discusso: "Papà, ha colpito il fatto che voi parlamentari potete spendere mille euro in albergo per una notte"». E´ la triste testimonianza di Paolo Russo, Forza Italia. Sono finiti i tempi in cui si faceva a gara con l´automobile blu. A Mario Pepe, anch´egli Forza Italia, è venuto in mente appena pochi giorni fa di esibire sul treno il maledetto tesserino con il connesso benefit del trasporto gratuito. Risultato: spernacchiato dagli altri passeggeri. Pepe ha deciso che mai più. «Ora compro il biglietto». «E in autostrada io pago al casello», segnala Della Vedova. E´ appena iniziata la vita del parlamentare low cost. Antonello Caporale