4 ottobre 2007
Tags : Stragi italiane
Brescia chiede il processo per Rauti
Brescia - La Procura chiede il rinvio a giudizio, per concorso nella strage di piazza Fontana, anche dell’allora leader neofascista di Ordine Nuovo (e segretario del Movimento Sociale-Fiamma Tricolore) Pino Rauti, dell’ex generale dei carabinieri Francesco Delfino, e dell’ex autista del ministro dell’Interno Taviani, Giovanni Maifredi, già coinvolto nelle vicende eversivo-golpiste del Mar di Carlo Fumagalli. Le richieste di processo si vanno ad aggiungere a quelle già formulate a carico di Carlo Maria Maggi, all’epoca capo nel Triveneto di Ordine Nuovo; di Delfo Zorzi, il neonazista di Mestre (processato e infine assolto per la strage di piazza Fontana) mai rientrato in Italia da quando è riparato in Giappone; e Maurizio Tramonte, l’informatore “fonte Tritone” del servizio segreto militare Sid.
• «L’ipotesi dell’accusa è che gli esecutori della strage siano i fascisti di Ordine nuovo, ma che dietro di loro si muovessero gli apparati dello Stato. Delfino sarebbe il punto di contatto tra apparati ed esecutori». [Barbacetto 2009]
• «Nell’ultimo segmento della prospettazione dei pm Roberto Di Martino e Francesco Piantoni, Rauti è chiamato in causa per il ruolo dirigente in Ordine Nuovo. Delfino, capitano che all’epoca comandava il Nucleo di Brescia, per l’accusa avrebbe partecipato ad almeno due incontri (a Lugano e a Verona) durante i quali Maggi avrebbe parlato apertamente della strage, che dunque non avrebbe impedito. A Maifredi, infine, è addebitata in ipotesi la disponibilità per qualche giorno dell’ordigno, come ricordava la sua convivente (morta) circa un aggeggio con fili elettrici, a guisa di scarponcino, evocato anche da uno dei collaboratori di giustizia. Digilio, l’“esplosivista” di Ordine nuovo, al giudice milanese Guido Salvini affermò che la bomba sarebbe stata preparata in Veneto dalla cellula di Maggi e Zorzi, consegnata al veronese Marcello Soffiati (morto) e recapitata al gruppo milanese di Giancarlo Esposti, ucciso dai carabinieri nel 1974. Tramonte ha aggiunto di aver partecipato alle riunioni preparatorie con Maggi, che per collocare la bomba avrebbe scelto l’ordinovista veneto Giovanni Melioni, morto per cocaina nel 1991». [Cds 5/10/2007]