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 2007  ottobre 04 Giovedì calendario

CON LA REPLICA DURANTE L’ANNO ZERO DI SANTORO E UN ALTRO PEZZO DI PRECISAZIONI

Luigi De Magistris, il pm di Catanzaro che il ministro di Giustizia Clemente Mastella ha chiesto di punire, e che decine di migliaia di giovani calabresi e non solo, Beppe Grillo, l’Italia dei Valori e decine di associazioni della «società civile» difendono a spada tratta, ha acquisito migliaia di tabulati telefonici di cittadini le cui utenze telefoniche (di cellulari ma anche di rete fissa) erano emerse tra i contatti di diversi suoi indagati. E’ impressionante l’elenco di personalità, di vertici delle istituzioni e dei centri nevralgici della Repubblica, i cui traffici telefonici sono finiti sulla scrivania del pm De Magistris. All’appello manca solo il Capo dello Stato.
Nell’elenco ci sono, tra gli altri: il presidente del Consiglio, Romano Prodi, l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, i ministri dell’Interno, Giuliano Amato, e della Giustizia, Clemente Mastella; il viceministro dell’Interno Marco Minniti; il presidente del Senato, Franco Marini, l’ex presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa. Altri nomi che emergono sono quelli del vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, che proprio lunedì, come presidente della Sezione Disciplinare, si troverà a dover decidere sul trasferimento «cautelativo» del pm De Magistris chiesto da Mastella.
I movimenti dei numeri telefonici acquisiti riguardano anche il capo di gabinetto del ministro Amato, il prefetto Gianni De Gennaro, il vicecapo vicario della Polizia, il prefetto Luigi De Sena, il direttore del Sisde, Franco Gabrielli, il direttore del Servizio di polizia postale e delle comunicazioni, Domenico Vulpiani, il generale di divisione Cosimo Sasso, direttore della Dia, il generale di Corpo d’armata Giorgio Piccirillo. Non mancano i magistrati: il presidente dell’Anm, Giuseppe Gennaro, il procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro, il pm antiterrorismo di Roma Pietro Saviotti, i quattro sostituti della Procura nazionale antimafia Alberto Cisterna, Giovanni Di Leo, Enzo Macrì e Roberto Pennisi (ci sarebbe anche un quinto sostituto del procuratore antimafia Piero Grasso). E ancora: diversi membri della Commissione parlamentare antimafia, deputati e senatori, questori della Camera, presidenti di commissioni di Palazzo Madama.
La notizia della mole di tabulati acquisiti dalla Procura di Catanzaro naturalmente ha messo in fibrillazione i «palazzi». E la notizia è trapelata all’esterno per via di un imprevisto. Dunque, il pm Luigi De Magistris, nell’ambito delle sue diverse inchieste sugli intrecci tra imprenditoria e politica - in particolare la «Why Not» (quella nella quale risulta indagato anche il presidente del Consiglio, Romano Prodi), ha affidato al vicequestore (fuori ruolo da 15 anni) Gioacchino Genchi le consulenze tecniche sul traffico telefonico (mobile e di rete fissa). In questi mesi, Genchi ha inoltrato circa venti provvedimenti di acquisizione di tabulati ai diversi gestori della telefonia (da Tim a Wind e Vodafone), l’ultima dovrebbe risalire agli inizi di settembre. Ogni provvedimento comprendeva richieste di decine di numeri di utenze. E oggi Genchi ha una banca dati impressionante.
Autorevoli costituzionalisti e luminari del diritto confermano che il pm De Magistris nel chiedere l’acquisizione di questi tabulati ha agito secondo la norma. Insomma, anche se esiste un programma informatico dei ministeri dell’Interno e delle Comunicazioni che, inserendo il numero telefonico, consente di risalire in tempo reale all’identità del suo titolare, De Magistris ha agito nel rispetto della legge. Se volesse utilizzare i tabulati telefonici di personalità protette dall’immunità, il pm, anzi il gip dovrebbe inoltrare una richiesta di utilizzazione al Parlamento. Resta inquietante e misterioso il motivo per il quale De Magistris maneggi i tabulati dei vertici della Repubblica.
Una volta che il numero telefonico viene inoltrato al gestore della telefonia mobile o fissa, questo viene trattato con procedure automatizzate, a garanzia della privacy e soprattutto del segreto investigativo. In questo caso, però, il meccanismo automatizzato si sarebbe «inceppato» e il pescaggio dei tabulati sarebbe avvenuto manualmente. Diversi responsabili della sicurezza dei gestori della telefonia si sarebbero così resi conto della materia «incandescente» che avevano tra le mani. E come una scossa tellurica, la notizia si è propagata nei «palazzi» della capitale.
Ovviamente, la disponibilità di tabulati di migliaia di telefoni utilizzati da «personalità», imprenditori, magistrati, esponenti della intelligence e delle forze di polizia, di semplici cittadini è di per sé una miniera di «informazioni». Secondo gli addetti ai lavori che si occupano di privacy, per certi versi è più importante il tabulato della stessa intercettazione telefonica perché le informazioni che fornisce sono molte di più (il luogo dove si trovava l’utente, chi aveva chiamato prima e dopo quella telefonata, ecc.).
In questi mesi di polemiche al vetriolo tra magistrati di Catanzaro, di indagini ispettive del ministero di Giustizia, i fascicoli aperti alla Prima commissione del Csm, le inchieste giudiziarie sulle ripetute fughe di notizie, l’inchiesta «Why Not» è andata avanti. Il pm De Magistris ha proceduto a perquisizioni e atti d’indagine che hanno messo a soqquadro la politica calabrese e non solo. Lunedì la Sezione disciplinare del Csm dovrà decidere se trasferire «cautelativamente», come chiede il Guardasigilli Mastella, De Magistris e il suo capo, il procuratore Mariano Lombardi. Per (una parte) della società «civile» calabrese De Magistris è un eroe. Se sarà trasferito diventerà un martire. Martire o eroe? In questa partita che si sta giocando tra Roma e Catanzaro, la posta in gioco alla fine è un’altra: la credibilità della giustizia.
Guido Ruotolo

CORRIERE DELLA SERA 5/10/2007
MILANO – «Sbilanciati, anche perché uno dei due articoli l’ha scritto tuo fratello: è una polpetta avvelenata?». Michele Santoro si rivolge così al suo inviato Sandro Ruotolo, in diretta per Annozero da Catanzaro, dove racconta la mobilitazione della città che si è schierata con il pm Luigi De Magistris, messo sotto accusa dal ministro Mastella. Il fratello di Sandro, Guido Ruotolo, ha infatti pubblicato sulla
Stampa una pagina in cui spiega che il pm ha acquisito «un impressionante elenco di personalità politiche». «Ti devo chiedere subito una cosa – dice Santoro – questa mattina sono usciti due giornali, Libero
e La Stampa, con articoli in cui descrivono De Magistris come un pazzo. Se dovessi credergli, allora è completamente matto, perché è uno che vuole mettere sotto controllo tutto il Paese. Duemila persone sotto controllo. Pazzo furioso, fermiamolo subito, se è così». Ruotolo replica: «De Magistris ha smentito, gran parte di quei nomi non esistono, non c’è nessun grande Fratello e ha fatto pochissime intercettazioni telefoniche». «Se hai ragione tu – prosegue Santoro – è una polpettina avvelenata. Lo è?». E Ruotolo, invitato a sbilanciarsi, si sbilancia: «Penso di sì».

CORRIERE DELLA SERA, 5/10/2007
CARLO VULPIO
DAL NOSTRO INVIATO
CATANZARO – «E dunque il pericolo per la democrazia sarei io? Rispondo con Totò: ma mi facciano il piacere!». Il sostituto procuratore Luigi de Magistris reagisce così, con una battuta, alla notizia pubblicata ieri da alcuni quotidiani che lo vorrebbero «schedatore telefonico » di mezza Italia, preferibilmente quella di livello istituzionale alto. E dopo averne chiesto il trasferimento urgente, poiché le sorprese non finiscono mai, ecco affiorare l’ipotesi di uno slittamento della data in cui il Csm deciderà sul caso. «Spero proprio che non si vada oltre l’8 di ottobre – dice de Magistris ”. Le indagini sono in un momento così delicato che non possono essere interrotte ».
IL CONSULENTE – Ma torniamo ai tabulati telefonici che sarebbero stati chiesti dal pm attraverso il suo consulente, Gioacchino Genchi. Sia per Genchi, che è il professionista informatico che individuò i cellulari dai quali partirono i segnali per le stragi di Capaci (Giovanni Falcone) e via D’Amelio (Paolo Borsellino), sia per de Magistris, saremmo di fronte a «una grandiosa bufala studiata a tavolino ». Solo che per Genchi queste parole si possono virgolettare, per de Magistris no, poiché, come lo stesso pm ripete al telefono a coloro che lo chiamano, «qualsiasi cosa io dica, ormai, trova sempre qualcuno che è pronto a rivoltarmela contro».
I COLLABORATORI – Vediamo allora di ricostruire, attraverso i più stretti collaboratori del pm, questa storia dei tabulati. Intanto, il numero: non sarebbero migliaia, ma alcune decine. Poi, il senso dell’acquisizione di questi tabulati: se si indaga per reati come quelli previsti dalla «legge Anselmi» (associazioni segrete) e per associazione per delinquere può anche capitare di fare accertamenti su uomini delle istituzioni. Ma questo non vuol dire che scatti una sorta di effetto- domino in base al quale parlando Tizio con Caio, e questi con Sempronio, e questi ancora con Evaristo, i neuroni del pubblico ministero di Catanzaro abbiano preso il volo e messo sotto inchiesta mezza Italia. «Non sono impazzito – assicura de Magistris ”. C’è una campagna di delegittimazione per screditarmi, trasferirmi e impedirmi di proseguire nel mio lavoro. Non sono il Grande fratello e ho sempre lavorato con correttezza ». Nel «lavoro» di de Magistris, com’è noto, sono finiti dentro in tanti. Anche il presidente del Consiglio, Romano Prodi. Anche il ministro della Giustizia, Clemente Mastella. E via elencando, di telefonata in telefonata. Ma sempre e soltanto, sostengono i collaboratori più stretti del pm, nel rispetto delle procedure di legge e delle prerogative dei singoli soggetti. E fanno un esempio: se una persona sospettata di un omicidio parla al telefono con un altro soggetto, è ovvio che si chieda il tabulato di quelle conversazioni. Ciò che in questi casi il pm chiede di sapere è il numero telefonico dell’interlocutore del sospetto omicida. E se poi per assurdo si scopre che l’interlocutore dell’omicida si chiama papa Ratzinger, perché quel telefonino è in uso al Pontefice, pur osservando tutte le garanzie previste dalla legge, non è che si fermano le indagini. E questo anche a tutela e a garanzia di chi parla con il presunto omicida.
I NOMI – In ogni caso, la sfilza di nomi contenuti nella notizia diffusa ieri sarebbe pura invenzione, a cominciare, dicono qui, da Amato, Spataro, Mancino, Gennaro, De Gennaro, De Sena, i consiglieri del Csm e chissà quali altri, «tirati in mezzo solo per creare allarme e indicare in de Magistris il pericolo pubblico numero uno».