Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Il misterioso avvelenatore di orsi che si aggira sui monti della Marsica sta scatenando un putiferio. Su di lui (o su di loro) pende una taglia di 35 mila euro, messa a disposizione dal WWF, dal tesoriere dei Verdi, Marco Lion, dal senatore di Alleanza Nazionale, Marcello De Angelis e dalla Giunta Provinciale dell’Aquila. Il Wwf e l’associazione “Amici dell’Orso Bernardo”, hanno organizzato una fiaccolata per sabato a Bisegna e San Sebastiano, nel Parco nazionale d’Abruzzo. Il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, a Pescasseroli per una riunione sulla vicenda, ha proposto di portare a trem ila (da mile) «la forza dei forestali che controllano le aree protette», «di vietare la vendita indiscriminata di veleni, rendendo rintracciabili chi li acquista», di «accelerare l’iter della legge che prevede pene più severe per chi attenta all’ambiente».
• Ma quanti sono gli orsi avvelenati? Prima si diceva tre, poi cinque, poi di nuovo tre…
Sono tre: il maschio Bernardo, che fu il primo a farsi vedere a San Sebastiano il 24 agosto del 2000 e fu così battezzato in onore del santo patrono del paese; la sua compagna e il loro cucciolo. Dopo la scoperta delle loro carcasse, è venuto fuori che mesi fa erano stati trovati morti altri due cuccioli e che la notizia, però, era stata nascosta. Su questa faccenda Altero Matteoli, il presidente dei senatori di Alleanza nazionale, ha presentato un’interrogazione parlamentare. Quelli del Parco sostengono che la notizia non fu diffusa perché non c’era nulla di sospetto, in quanto s’era trattato di morte causata da altri animali. I piccoli erano stati uccisi da un orso più grosso che voleva accoppiarsi con la loro madre dopo averla fatta riandare in calore con la strage della cucciolata (fatto normale in natura, anche tra i leoni). Ad ogni modo, oltre agli orsi di cui parlano tutti, di sicuro sono stati avvelenati pure due lupi, due cinghiali, e alcune volpi.
• E quale veleno è stato usato?
Stricnina, secondo il Wwf. Ma la certezza si avrà solo dopo gli esami tossicologici eseguiti sulle carcasse.
• Sembra un’indagine dei Ris…
In effetti gli uomini della Forestale e il personale del Parco nazionale indagano proprio come se si trovassero alle prese con un omicidi hanno controllato la macchia metro per metro, hanno raccolto rami divelti, terriccio, mozziconi di sigarette. E aspettano i risultati degli esami sulle carcasse per poi compararare le sostanze trovate negli organismi con quelle usate dagli allevatori e dagli agricoltori della zona.
• Ma allora pensano che il colpevole sia uno del posto, magari uno che s’era stufato di veder finire i suoi polli nello stomaco di un’orso…
Questa è una delle ipotesi. Deciso a neutralizzare non solo i plantigradi, ma anche i lupi e le volpi che decimano le sue bestie, un allevatore potrebbe aver disseminato di bocconi avvelenati le piste battute dagli animali. La seconda ipotesi chiama in causa i cacciatori, che notoriamente vivono di grandi e piccole rivalità: capita spesso che uno di loro, per far dispetto a un altro, gli ammazzi il cane. Quindi gli orsi potrebbero aver fiutato e mangiato esche destinate ai cani. La terza pista porta alle trame oscure e mai provate che verrebbero ordite per boicottare l’attività del parco Nazionale, fra l’altro alla vigilia di importanti nomine ai vertici. Giuseppe Rossi, presidente: «Questa tragedia rappresenta un atto mirato, c’è chi vuole colpire l’idea stessa del parco protetto, di un parco di cui l’orso marsicano è il simbolo». Dacia Maraini, sul Corriere della Sera, ha avanzato una quarta ipotesi: che siano le stesse mani che quest’estate hanno appiccato il fuoco ai grandi boschi abruzzesi, in nome dell’«odio lugubre e tetro che spinge a distruggere ciò che è vivo e porta ricchezza e piacere di stare al mondo…».
• D’accordo sul piacere di stare al mondo, ma che c’entrano gli orsi con la ricchezza?
La loro presenza porta nel parco d’Abruzzo, il più antico del mondo, turisti e denaro. Vengono anche da oltreoceano per vedere gli orsi. Si fanno chilometri e chilometri a piedi per potersi appostare e fotografare, da lontano, senza disturbare, l’orso bruno marsicano. Sono bestie miti, bellissime. E in estinzione. Si parla di 50-80 esemplari in tutta Italia. La Forestale del parco nazionale d’Abruzzo, per proteggerli, aveva munito cinque esemplari di radiocollare (un congegno che manda via satellite i segnali sugli spostamenti degli animali). Bernardo e la sua famiglia sono morti. Ne rimangono solo due. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 4/10/2007]
(leggi)