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 2007  ottobre 05 Venerdì calendario

Hollywood corteggia gli attori arabi «Ma per noi un solo ruolo: il terrorista». Corriere della Sera 5 ottobre 2007

Hollywood corteggia gli attori arabi «Ma per noi un solo ruolo: il terrorista». Corriere della Sera 5 ottobre 2007. WASHINGTON - Ahmed (il cognome preferisce tacerlo) è nato in Egitto, è venuto da giovane negli Stati Uniti dove ha studiato recitazione e rimane molto orgoglioso della sua origine. Ma quando si è presentato al casting di una grossa produzione cinematografica a Hollywood, ha dato un altro nome, spacciando origini italiane. La parte gliel’ hanno assegnata. «Ma se non avessi fatto così - ha spiegato al Los Angeles Times - non l’ avrei mai avuta». La bugia continua, solo i suoi amici più stretti sanno che Ahmed è arabo: «Altrimenti dovrei accontentarmi di fare il terrorista». E’ una buona stagione, quella attuale, per gli attori arabi e arabo-americani. L’ appetito di Hollywood per storie medio-orientali, soggetti di guerra e sceneggiature ispirate ai mille intrecci scaturiti dall’ 11 settembre, è insaziabile. Le opportunità di lavoro fioccano e con queste la possibilità di mettersi in mostra per tutta una nuova generazione di artisti. Ma una barriera invisibile, fatta di pregiudizi e stereotipi, sembra circoscrivere i ruoli offerti dagli studios agli attori di retaggio arabo a quelli di professionisti del terrore islamico, adepti di Al Qaeda, fanatici fondamentalisti e quant’ altro. Caratteri spesso tagliati con l’ accetta, cattivi senza sfumature e senza approfondimento, ruoli da accettare al prezzo di inghiottire ogni orgoglio o pretesa artistica. «Ci sono ruoli più grandi, ci sono più soldi, ma non c’ è affatto una richiesta di maggior qualità recitativa e approfondimento psicologico: gli attori arabi devono fare i terroristi, i più malvagi possibile»; dice il regista e scrittore egiziano Hesham Hissawi, che ha anche affrontato il tema in un cortometraggio. Uscito nel 2003, T for Terrorist raccontava proprio la storia di un attore medio-orientale in America, che stufo di fare sempre il caratterista del terrore, prende in ostaggio pistola alla mano un intero set. Il veterano della disciplina è Sayed Badreya, vent’ anni di onorata carriera di musulmano cattivo alle spalle. La sua più recente incarnazione, un mercante d’ armi d’ arabo, che rapisce il protagonista, interpretato da Robert Downey jr., nel film Iron Man, in uscita il prossimo anno, Iron Man. Badreya aveva la parte principale anche nel film breve di Issawi, dove ha un po’ recitato se stesso. «Quando arrivai a Hollywood, nel 1986 - racconta - non potevo lavorare, mi consideravano troppo carino. Così sono ingrassato e mi sono fatto crescere la barba: d’ un tratto dovevo scartare le offerte, ma sempre in parti come dirottatore, kamikaze, infiltrato o spia». Il dilemma se recitare da terroristi o meno è diventato perfino un soggetto della satira. Nello show «The Watch List», un gruppo di attori arabi impara a recitare nel ruolo e alla fine del corso, il professore, un attore di origine iraniana, li esorta ad imparare bene queste parti, «in modo che non vengano assegnate ad attori ispanici». Per quanto limitata a un profilo preciso, la grande richiesta di attori di origine araba produce comunque le sue eccezioni. Omar Metwally, diventato celebre nella parte di un militante palestinese in Munich di Steven Spielberg, ha già fatto il salto. E’ stato soldato americano in The Unit, una produzione televisiva, e paziente in Grey’ s Anatomy: nessuno dei due ruoli aveva a che fare con la sua metà egiziana. Ora è sugli schermi nel ruolo di un americano qualunque sospettato di essere terrorista, in Rendition. Secondo Ismail Kanater, attore marocchino protagonista della serie Sleeper Cell, la cellula in sonno, il problema non è quello di impersonare un terrorista, quanto la superficialità dei caratteri: «Uno cerca di dar vita a una personalità araba, con le sue contorsioni e le sue perplessità, e quelli ti dicono subito, puoi rifarlo con un’ accento più pesante?». La scelta per molti è quella di Ahmed, nascondere la propria vera identità. Secondo Omar Naim, regista di origine libanese, autore nel 2004 di The Final Cut, «la gente continua a nutrire pregiudizi per uno che si chiama Mohamed, conosco due eccellenti attori arabo-americani, che non parlano l’ arabo, costretti a recitare solo in questo tipo di ruoli e spesso devono far finta di smozzicare qualche dialogo in arabo». Ma c’ è anche chi rifiuta il dilemma se fare o meno il terrorista. Come Tony Shalhoub, che recitò con Denzel Washington e Bruce Willis in Attacco al potere nella parte di un tormentato arabo-americano, agente dell’ FBI. «La mia vita - dice - non consiste nella scelta tra ruoli arabi e non arabi, ma tra parti interessanti e parti scadenti». Paolo Valentino