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 2007  ottobre 05 Venerdì calendario

ROMA – un blitz. O, meglio, un tentativo di blitz. Il rinvio dell’esame della Gentiloni al prossimo anno non è una gentile concessione della maggioranza a Berlusconi

ROMA – un blitz. O, meglio, un tentativo di blitz. Il rinvio dell’esame della Gentiloni al prossimo anno non è una gentile concessione della maggioranza a Berlusconi. Anzi. Lo slittamento è stato stabilito per consentire alla Camera di incardinare la riforma elettorale forse già dalla settimana prossima. L’obiettivo è di votarla prima che a Montecitorio arrivi la Finanziaria. In teoria quella riforma dovrebbe partire dal Senato, e più precisamente dalla Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, presieduta da Enzo Bianco che, non a caso, ieri era alla Camera per capire tempi e modi dell’iter legislativo. Ma siccome il Senato è il primo ramo del Parlamento in cui arriverà la Finanziaria, meglio andare a Montecitorio. Con una riforma che ricalca, all’italiana, il sistema tedesco. I protagonisti del blitz sono Francesco Rutelli, Piero Fassino, Franco Giordano, Pierferdinando Casini e Roberto Maroni. Il via libera definitivo è stato dato da Massimo D’Alema, perché se il ministro degli Esteri non avesse appoggiato la riforma alla tedesca di sicuro la Quercia avrebbe fatto un passo indietro. stato Rutelli che si è incaricato di sondare tutti: dal Prc all’Udc, passando per la Lega. C’è stato un tentativo anche nei confronti di Fini che, però, non si è fatto convincere. Un sistema come il tedesco, dove non esiste il vincolo di coalizione, infatti, non conviene a un partito come An. Sulla carta, i numeri ci sono. Anche se Prodi non ama quel sistema, ma andare avanti sulla riforma è certamente un modo per consentire al suo governo di proseguire. Quindi sia Fassino che Rutelli sono convinti che, alla fine, il premier si acconcerà a quel sistema. Silvio Berlusconi è, ovviamente contrario, perché il blitz rappresenta il tentativo di tenere in vita il governo Prodi, e non solo. Ed è anche la strada, visto che salta il vincolo di coalizione, lungo la quale la Lega e l’Udc si possono autonomizzare da Forza Italia e dal suo leader. Il che farebbe saltare tutti gli schemi del centrodestra. Ma veramente gli alleati sono pronti a voltare le spalle al Cavaliere? Roberto Maroni parla per il Carroccio e spiega: «Se Prodi non cade noi dovremo andare avanti sulle riforme». E Casini aggiunge: «Penso che il proporzionale alla tedesca, favorendo l’omogeneità delle alleanze, concorrerebbe a dare stabilità». Anche Fassino è sparatissimo: «Ci vuole un’intesa su una nuova legge elettorale». Giordano è ancor più esplicito: «Facciamo subito il tedesco». E il presidente della Camera Bertinotti ha un tono determinato quando dice: «A me pare che la legge elettorale diventi sempre più un elemento prioritario, mi pare ormai matura una discussione su questa emergenza». Per farla breve, la riforma dovrebbe essere approvata prima del referendum. Spiega Cesare Salvi, capogruppo della Sinistra Democratica: «Bisogna fare presto, altrimenti se passano i quesiti referendari abbiano un porcellum moltiplicato per due». Dunque, avanti tutta. Con una carta in più: la commissione Affari costituzionali della Camera ha approvato, con il solo voto contrario di Fi, una riforma che prevede la riforma del bicameralismo e la riduzione dei parlamentari. Quindi, la scusa per cambiare il sistema elettorale c’è. Dice Fassino: «Per coerenza, bisogna adottare una nuova legge elettorale, che corrisponda a queste novità ». E allora avanti. Nonostante l’opposizione di Berlusconi che rischia di ritrovarsi senza coalizione e senza elezioni. Ma anche senza il via libera del futuro candidato premier del centrosinistra. Già, perché Walter Veltroni resiste. A modo suo, naturalmente. Nei conversari privati che ha avuto con gli altri leader dell’Unione il sindaco di Roma ha spiegato: io preferisco il sistema francese, il tedesco non mi convince, e lo sapete, comunque vedete voi come si può andare avanti perché con l’attuale legge non si possono fare le elezioni. Pubblicamente ha spiegato: «Il tedesco non lo vogliono nè Forza Italia nè An, come si può fare contro i due maggiori partiti della Cdl? Le riforme si fanno insieme». E con il suo staff ha fatto questi ragionamenti: vediamo quello che accade, la cosa migliore, però, a questo punto, è andare al referendum elettorale, anche perché la gente vuole esprimersi ed è comunque un modo per evitare lo scontro con l’ondata di anti-politica. Non a caso uno dei consiglieri di Veltroni per le materie elettorali, il senatore Giorgio Tonini, avverte. « molto rischioso occuparsi di legge elettorale in un ramo del Parlamento quando l’altro sta esaminando la finanziaria». Come finirà? Il blitz è pronto. Berlusconi può contrastarlo. Veltroni vuole fare veramente altrettanto?