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 2007  ottobre 04 Giovedì calendario

Aveva in comune due amori con i suoi connazionali: quello per la terra e quello per i cavalli. I maliziosi ne aggiungono un terzo, ovviamente valido solo per gli irlandesi maschi: l´amore per le donne molto più giovani, come Martin Head, sua ultima fidanzata, figlia - per restare in tema - di un allevatore di cavalli

Aveva in comune due amori con i suoi connazionali: quello per la terra e quello per i cavalli. I maliziosi ne aggiungono un terzo, ovviamente valido solo per gli irlandesi maschi: l´amore per le donne molto più giovani, come Martin Head, sua ultima fidanzata, figlia - per restare in tema - di un allevatore di cavalli. Ma nonostante fosse proprietario di innumerevoli stalloni, nonostante fosse un habitué di gare, premi e aste di puledri di razza, nonostante dividesse il suo tempo fra una fattoria in Kentucky e gli ippodromi di mezzo mondo, Tony Ryan, morto ieri dopo una lunga malattia all´età di 71 anni, sarà ricordato per una cosa soltanto: gli aerei che portano il suo nome. Ossia per la Ryan Air, la compagnia che in poco più di un decennio ha rivoluzionato i trasporti in Europa, contribuendo a creare un nuovo stile di vita tra gli abitanti del continente, qualcuno dice contribuendo addirittura a costruire un´Europa unita, più di quanto possano fare trattati e moneta comune. Come tante invenzioni e non poche rivoluzioni, si può dire che anche questa avviene per caso. Nato nella contea di Tipperary nel 1936, figlio di un ferroviere, Ryan è un anonimo ragazzo di campagna, finito un giorno in città, a fare il contabile. Studiare non pare la sua passione (le numerose lauree che ottenne poi gli furono tutte attribuite «ad honorem», per i meriti come businessman), ma ha la vocazione per gli affari. Ci mette tempo, tuttavia, a sfondare. Il primo colpo che gli permette di fare centro è nel 1975, quando ha trentanove anni: con l´equivalente di 50 mila euro odierni fonda una piccola compagnia aerea, la Guinness Peat Aviation (dal cui nome si può desumere che avesse anche un quarto amore: per la birra scura), con cui collega in voli charter l´Irlanda e Londra, facendo uso di aeroporti periferici, per risparmiare su tasse e tariffe. Col tempo, la Gpa Airlines cresce, espandendosi fino ad avere un regolare servizio trai due paesi. Ma ecco che nel 1986, quando Ryan compie cinquant´anni, indovina il secondo e ancora più fondamentale colpo della sua carriera: incontra un giovane commercialista che gli è stato assegnato per preparargli la dichiarazione dei redditi e ne rimane affascinato. Il giovanotto si chiama Michael O´Leary ed è il contrario, caratterialmente parlando, di Ryan: estroverso, gran parlatore, trascinante. L´anno dopo, Ryan lo assume a tempo pieno come proprio consulente fiscale. Poi lo nomina vice-presidente della propria linea aerea. Quindi, nel 1993, ne fa il presidente e amministratore delegato. La trasformazione da piccola compagnia aerea di provincia a grande motore del trasporto aereo continentale avviene in quel periodo. O´Leary ha piani ambiziosi e lo sguardo lungo: impressionato dal successo delle linee regionali a basso costo negli Stati Uniti va a studiare da vicino la South West Airlines, la più grossa delle low cost, e quando torna in Irlanda propone a Tony Ryan di copiarne il modello. Il boss gli dà carta bianca: saper decidere, e delegare il potere a un uomo di fiducia, è la sua mossa vincente. Il resto della storia è scritto nei cieli. Espandendosi al ritmo del 25-30 per cento l´anno, la Ryan Air è arrivata nel 2007 a 50 milioni di passeggeri l´anno, sopravanzando la British Airways e le altre big europee (Lufthansa, Air France), in procinto di diventare la prima linea aerea del continente con 557 rotte in ventisei nazioni. Ci riesce con 4800 dipendenti, un quinto di quelli che servono alla British Airways (e i suoi sono di venticinque nazionalità diverse, dunque un equipaggio autenticamente europeo). Aerei nuovissimi, prezzi stracciati, talvolta appena un centesimo più le tasse, voli sempre pieni, puntualità e risparmio all´osso: questo il segreto di una formula che ha permesso ai giovani (e meno giovani) europei degli anni Duemila di lavorare o andare in vacanza da un capo all´altro d´Europa per un pugno di soldi. Di O´Leary si sa tutto: che detesta i sindacati («paghiamo meglio i nostri dipendenti, ma sono più produttivi»), che ama lo scontro duro con concorrenti ed avversari, che si diverte a fare pubblicità provocatorie («la Ryan Air è il quarto segreto di Fatima» - e il Papa si arrabbiò). Di Tony Ryan si sa meno, perché ha scelto di rimanere nell´ombra, lasciando che il volto della Ryan Air fosse il suo manager. Però qualcosa si sa. Si sa che aveva un patrimonio stimato in 1 miliardo e mezzo di euro, tale da farne il settimo uomo più ricco di Irlanda. Si sa che aveva eletto come residenza Montecarlo, per pagare meno tasse. Si sa che era coriaceo come O´Leary, ma più burbero: con lui, si diceva nel mondo dei cavalli da corsa, pochi durano più di sei mesi. Si sa che era innamorato della propria patria: in Kentucky lo prendevano in giro per le due torri celtiche fatte costruire all´ingresso della fattoria di purosangue, con cui voleva ricordare a tutti le sue origini. Si sa che era spiritoso e simpatico, quando voleva, detestabile quando di cattivo umore. Poi si è ammalato (pare di un tumore alla prostata) ed è scomparso dalla circolazione. «Tony era uno dei più grandi irlandesi del ventesimo secolo, è stato un privilegio lavorare per lui e imparare da lui, mi mancheranno la sua guida, il suo incoraggiamento e la sua amicizia», ha detto O´Leary. «Ha messo l´Irlanda al centro dell´aviazione globale del ventunesimo secolo», gli ha fatto eco, guardando al brillante futuro del proprio paese, il primo ministro irlandese Bertie Ahern. Ma il commento più esatto è quello di un altro miliardario creato dal boom della piccola tigre celtica, Anthony O´Reilly, ex-campione di rugby e suo compagno di svaghi: «Tony è stato il pioniere che ha cambiato i cieli d´Europa. Non solo per noi irlandesi, ma per tutti gli europei. Ecco il suo epitaffio». Enrico Franceschini