Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  ottobre 04 Giovedì calendario

Quando per la prima volta il gran sindacalista Luciano Lama apparve in pubblico con una sciarpa di Burberry, fu un mezzo scandalo: i lavoratori pensavano che si trattasse di un oggetto di lusso, ritenevano che Giuseppe Di Vittorio non l’avrebbe mai portato, ci vedevano un segno di cedimento se non di tradimento

Quando per la prima volta il gran sindacalista Luciano Lama apparve in pubblico con una sciarpa di Burberry, fu un mezzo scandalo: i lavoratori pensavano che si trattasse di un oggetto di lusso, ritenevano che Giuseppe Di Vittorio non l’avrebbe mai portato, ci vedevano un segno di cedimento se non di tradimento. Quando il gran sindacalista Bruno Trentin cominciò a portare certi piccoli occhiali da vista francesi da intellettuale, lo stesso: malumore diffuso, giudizi come di qualcosa di inadatto e stonato, osservazioni su un cosmopolitismo fuori posto (anche se il padre di Trentin era andato a suo tempo a Parigi con la famiglia come antifascista in esilio). Quando iniziò a circolare la voce che Enrico Berlinguer abitasse in un compound di case circondato da un muro e sorvegliato dai vigilantes, non ne parliamo: per forza (dicevano molti) non capisce la gente, è che non la vede mai, non ci parla, vive in una fortezza. Nella sinistra, alcuni sostenevano che l’essere umano è quello che mangia, come dorme, come si veste, come vive fisicamente: e che dunque nessun dirigente poteva comprendere chi mangiava, dormiva, vestiva, viveva peggio di lui. Altri ritenevano che, a parte i motivi di sicurezza, fosse un vantaggio che i dirigenti potessero avere un certo benessere, anticipando quello che, si sperava, sarebbe accaduto a tutti. Adesso, nonostante i conflitti, l’antipolitica e tutto, nessuno parla più di faccende del genere, né immagina che debba esistere una coerenza tra modo di vestire e modo di pensare. Nessuno ricorda che gioia poteva essere portare a Montecitorio un garofano rosso all’occhiello il giorno in cui Pertini diventò Presidente della Repubblica. Persino le scarpe da un milione al paio di D’Alema sono state dimenticate; e soltanto i corsivisti più antiquati credono ancora di fare gli spiritosi parlando dei cashemere di Bertinotti. Ci si veste e si è accessoriati tutti nella stessa maniera, gli abiti da uomo non si distinguono uno dall’altro, vestito e pensiero non sono connessi: però siamo sempre meno uguali. Stampa Articolo