Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Ieri, sulle prime pagine dei giornali, campeggiava la foto di sei uomini intenti ad osservare una carta degli Urali su cui un soldato cinese indicava, per mezzo di una bacchetta, movimenti e obiettivi di guerra. Tra i sei uomini, ben riconoscibili, il presidente russo Putin e quello cinese Hu Jintao.
• Che cosa l’ha impressionata della foto?
I capelli neri di Hu, che ha 65 anni passati e sembra un ragazzino. Se li tinge e ha l’aria d’essersi anche fatto il lifting, liscio com’è. La chirurgia plastica in Cina furoreggia e anche la tintura nera dei capelli è un must dei capi cinesi. L’unico che se li lasciava bianchi era il vecchio Zhao Ziyang: sui campi da golf lo si riconosceva subito. Ma lo deposero ai tempi di Tien An Men.
• Scusi, a parte che non so di che cosa parla, ma con Putin che manda in giro i bombardieri lei si mette a guardare i capelli del cinese? Spieghi piuttosto il fatto dei bombardieri, che mi sa che qui scoppia la guerra.
Putin ha annunciato che i Tupolev russi – i vecchi 95 e 160 dell’era sovietica – riprenderanno a pattugliare i cieli ventiquattr’ore su ventiquattro, facendosi rifornire in volo e spingendosi fino al limite dello spazio aereo americano. L’altra notte ne ha fatti alzare quattordici e li ha mandati sull’Atlantico, sul Pacifico, sull’Oceano Artico e sul Mar Nero. Gli americani, quando li hanno visti arrivare, gli sono andati incontro per tenerli a bada. I russi hanno detto che i piloti si sono scambiati sorrisi. Non è in effetti successo niente.
• Sì, ma potrebbe succedere. Non le fa paura? Ho sentito alla tv che i russi non facevano questi voli strategici a lungo raggio dal 1992.
Sì, ma una volta erano carichi di testate atomiche. Stavolta erano vuoti. Azioni dimostrative. Gli stessi americani l’hanno presa a ridere. Oh, intendiamoci: c’è da preoccuparsi. Ma non a breve scadenza. E non tanto per questi voli.
• E allora perché?
C’è un problema di politica interna, ed è quest tra poche settimane si vota per il rinnovo del parlamento russo, la Duma. L’anno prossimo poi, in primavera, si deve eleggere il nuovo presidente. Voto per il parlamento russ Putin ha bisogno di una vittoria schiacciante del partito nazionalista. Spinge perciò sul patriottismo. Sulla Komsomolskaja Pravda, un tabloid molto popolare, fanno il gioco Distruggi i missili Nato. Più della metà dei russi considera l’Occidente un nemico ed è sicuro che prima o poi bisognerà farci la guerra. Si stampano pronostici sul probabile vincitore, col parere di tecnici civili e militari. Nazionalismo spinto con finalità politiche. Una volta eletto un parlamento come dice lui, Putin affronterà il problema delle presidenziali. A rigore non può ripresentarsi perché è già stato eletto due volte e la terza elezione non è ammessa. Potrebbe far salire un candidato fantoccio – per esempio l’ex ministro della Difesa Ivanov – e poi ripresentarsi nel 2012 oppure, gridando a un pericolo esterno, procedere a un colpo di Stato o anche a una modifica costituzionale votata all’unanimità dal parlamento nazionalista. In altri termini, la Russia terrà alta la tensione internazionale fino a che Putin non avrà risolto il suo problema. Questa parte della faccenda non è alla fine preoccupante. Ma ci sono quegli uomini che guardano il soldato cinese con la bacchetta.
• Già, di che diavolo si trattava?
Manovre antiterroristiche negli Urali meridionali, località Chebarkul o, secondo altre grafie, Chelyabinsk. Eserciti partecipanti alla manovra: quello russo e quello cinese. Ora, la domanda naturalmente è: potrebbero i russi e i cinesi mettersi insieme e far la guerra all’America e, di conseguenza, a tutto l’Occidente? Il confronto è piuttosto impressionante: sarebbe mezza umanità contro l’altra metà. Russi e cinesi possono inoltre mettere insieme quattro milioni di soldati, un numero che sorpassa di gran lunga quello di tutti gli effettivi Nato. E hanno a disposizione un migliaio di bombe atomiche, cioè due arsenali spaventosi. In questo momento i due paesi sono alleati in uno strano club, detto Gruppo di Shanghai, fondato nel 2001 e al quale aderiscono anche quattro repubbliche dell’ex Urss. Putin fa credere di aver voglia di trasformare questo club, nato per ragioni solo economiche, in un’alleanza militare, una specie di nuovo Patto atlantico. I cinesi resistono, ma hanno bisogno del gas e del petrolio russi. Il presidente iraniano, Ahmadinejad, che è stato ammesso nel Gruppo di Shanghai come osservatore, chiede di entrare come membro effettivo. A Bishkek, nel Kirghizistan, dove il Gruppo s’è riunito l’altro giorno, Ahmadinejad ha pronunciato un violento discorso contro gli americani. Aveva Putin alla sua destra e Hu alla sua sinistra. Posizione preoccupante, direi. Molto più preoccupante dei sorrisi che si scambiano piloti russi e piloti americani. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 18/8/2007]
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