Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  agosto 19 Domenica calendario

Il romanzo dell’impegno. Il Sole 24 Ore 19 agosto 2007. «I figli bisogna mandarli a scuola da altri, le malattie bisogna farle curare da altri anche se si è insegnanti o medici

Il romanzo dell’impegno. Il Sole 24 Ore 19 agosto 2007. «I figli bisogna mandarli a scuola da altri, le malattie bisogna farle curare da altri anche se si è insegnanti o medici. Ma il modo di vivere la propria vita temo proprio che bisogna deciderlo da soli, e tutte le buone ricette che tirano fuori gli altri il più delle volte sono da buttare come carta straccia». Questo pensiero, fondamentale per lo sviluppo del senso di responsabilità e della coscienza individuale, fu espresso da Lu Xun (pron. Lu Sun, 1881-1936) in uno scritto del 15 agosto 1934. Esso è contenuto nella nuova edizione di Letteratura e sudore a cura di Anna Bujatti per l’editrice Pisani. Si tratta di un’antologia di scritti sociali e politici, già usciti per Mazzotta una ventina d’anni fa con riflessioni della fase matura. Lu Xun è considerato tra i massimi letterati cinesi del secolo scorso e soprattutto una delle figure che esercitarono maggior influenza morale su più generazioni di giovani cinesi. La sua formazione accademica era principiata nell’ambiente militare e scientifico sia in patria sia in Giappone dove, come molti giovani progressisti cinesi, cercava di comprendere e raggiungere i segreti della folgorante modernizzazione e potenza del Sol Levante. Dopo tre anni di studi di medicina l’interesse per la letteratura, la nazionale nella quale era già assai versato e l’occidentale che prese a studiare insieme anche alla lingua tedesca, prese il sopravvento ed egli vi si dedicò totalmente. Nella sua concezione dell’esistenza vita e pensiero non possono essere separati e dal suo ritorno in Cina nel 1909 la sua ricerca letteraria e l’insegnamento si erano fusi per sempre con la partecipazione appassionata agli sviluppi politico-sociali del Paese. Dalla caduta della dinastia mancese e la trasformazione in repubblica nel 1912 alla fine della Lunga Marcia nel 1936, l’anno della morte. Ma la sua fama in Occidente è soprattutto legata a opere di narrativa come La vera storia di A Q, diffusavisi anche grazie a Romain Rolland che ne fece pubblicare la traduzione nel 1926, quattro anni dopo la sua uscita in Cina. Il romanzo suscitò grande interesse letterario e gli aprì la via alla candidatura al premio Nobel per la letteratura che peraltro egli declinò in una lettera del 1927. Il suo impegno politico da allora divenne sempre più intenso e la produzione letteraria lasciò il passo alla saggistica di sfondo sociale che costituisce la massima parte degli scritti di Letteratura e sudore. Il motivo del grande successo di Lu Xun in patria è principalmente legato a due cause. Da una parte sta la qualità straordinaria dei suoi scritti, sia quelli squisitamente letterari sia quelli di impronta sociale. Dall’altra sta la sua assoluta coerenza etica. Essa lo portò ad abbracciare gli ideali comunisti come unica via per affrontare gli immensi e complessi problemi del suo Paese della fase post-dinastica. Ma questo non significò affatto un’adesione incondizionata perché divenne ben presto critico dell’approccio sovietico alle esigenze di sviluppo del comunismo cinese, così come lo era divenuto ancor prima nei confronti della politica continentale del Giappone dove pure aveva trascorso un lungo periodo di formazione intellettuale e sociale. Questo stile di vita ha esercitato da sempre un fascino particolare sul popolo cinese abituato per millenni a essere governato da "intellettuali", meglio sarebbe forse dire umanisti, che dovevano essere in grado di trasfondere nell’azione il frutto del pensiero degli antichi maestri e il proprio. Tale sistema, tanto apprezzato dagli illuministi francesi ed europei del Sei e Settecento, non era certo immune dall’incorrere nel rischio di sclerotizzazione e di degenerazione e i numerosi rovesciamenti dinastici del Paese di Mezzo ne sono testimoni. Tuttavia sono sempre esistite, e forse ancor più nelle epoche di crisi gravi, figure che seppero mantenere la propria libertà interiore e la vigilanza della vera idealità nazionale. Così è per Lu Xun quando, continuando il pensiero citato sopra, rivela quel che gli sta a cuore: «Convincere la gente a star contenta nella povertà è stato fin dall’antichità un grande sistema per governare il Paese nella pace e nell’ordine, ma benché di ricette ne siano venute fuori tante, nessuna è risultata completamente efficace. Perciò appaiono continuamente nuove ricette». Un pensiero troppo lontano per tempo e cultura? O non piuttosto attualissimo, ora e qui? Giancarlo Calza