Il Sole 24 Ore 19/08/2007, pagg.1-10 Luigi Guiso, Aleh Tsyvinsky Il Sole 24 Ore 19/08/2007, pagg.1-10 Alessandra Tibollo, Serena Riselli, 19 agosto 2007
3 ARTICOLI
Contro il degrado delle città serve la tolleranza zero. Il Sole 24 Ore 19 agosto 2007.
Una bottiglietta di birra lasciata sulla panchina di una piazza da un distratto bevitore è evento di poco rilievo. Centinaia di bottigliette abbandonate su quella piazza dai tanti bevitori di birra che imitano il comportamento del distratto bevitore snaturano quella piazza. Il costo imposto a coloro che la piazza usano (bambini, anziani, turisti, commercianti) o abitano diventa rilevante.
Abbiamo sostenuto («Il Sole-24 Ore», 8 agosto 2007) che è possibile fermare piccoli reati e episodi di inciviltà quale quello descritto al loro insorgere ma eliminarli una volta che vengono lasciati andare può comportare costi proibitivi.
Il nostro ragionamento si basa sulla interazione reciproca tra norme sociali e applicazione delle norme che regolano la convivenza civile, secondo quanto suggerisce un corrente recente di letteratura economica e sociologica. In breve, una norma sociale praticata – ad esempio la secca condanna e intolleranza della comunità verso chiunque sporchi le strade con cartacce o altro – dà forza e rende più efficaci piccoli e poco costosi interventi sanzionatori delle autorità, quali ad esempio multare un trasgressore o aggiungere un poliziotto alla attività di controllo del quartiere. Se però l’azione non è intrapresa quando l’episodio è ancora circoscritto, può verificarsi un deterioramento nella norma sociale, la trasgressione di conseguenza trova meno ostacoli alimentando il numero di trasgressori e quindi il costo di future azioni di contenimento di questi episodi può diventare insostenibile. Questi problemi hanno la natura di quelle che gli economisti chiamano "esternalita" e non possono essere risolti solo dal mercato senza il l’interessamento del governo (al livello di competenza rilevante).
Ma quali sono le soluzioni pratiche per affrontare il problema? Qui ne esaminiamo alcune. Tutte hanno un tema comune: tolleranza zero verso piccole violazioni che, se diffuse, possono compromettere e alterare la norma sociale.
La prima soluzione è quella di accrescere il costo delle trasgressioni. Dai tempi di Beccaria, il costo di violare una norma consiste pressappoco di due parti: la probabilità di essere scoperto a commettere un illecito e la conseguenza una volta scoperto. Un aumento delle multe se si buttano carte per terra o si sporcano i muri di graffiti, è sufficiente a fronte di questi illeciti minori, e multe più severe fino anche alla prigione possono rendersi necessarie per scoraggiare l’esercizio abusivo del commercio o lo smercio di oggetti contraffatti. Occorre poi accrescere l’impegno di vigili e forze dell’ordine nel combattere i piccoli crimini e comminare multe a fronte di ogni violazione. I critici possono obiettare che chiedere a vigili e polizia maggior impegno nel perseguire illeciti minori va a discapito dell’azione di repressione di reati ben più gravi e pericolosi. Non siamo daccordo con questa preoccupazione. L’esempio di New York ci da ragione. La tolleranza zero verso i piccoli illeciti durante l’amministrazione di Rudi Giuliani è la ragione principale della caduta significativa di ben più serie attività criminali a New York. La "grande mela" si è trasformata da una sorta di campo di battaglia con strade coperte di minacciosi graffiti in una delle città più sicure al mondo.
In secondo luogo le norme sociali e il coinvolgimento delle comunità devono lavorare di pari passo. Vi sono molti modi per migliorare queste interazioni. Una è accrescere la priorità nelle risposte alle chiamate a vigili e polizia provenienti dagli abitanti della zona. Una telefonata proveniente da una utenza telefonica locale che denuncia, ad esempio, dei graffiti in corso, deve ricevere priorità elevata e avere un tasso di risposta del 100%. Se un residente sa che la sua telefonata troverà una risposta lui (o lei) sarà molto più disponibile sia a denunciare gli illeciti che a sanzionare direttamente chi li commette, ad esempio intervenendo direttamente per bloccare l’esecuzione dei graffiti. Pensate a quante volte avete rinunciato a chiedere l’intervento dei vigili per denunciare un illecito (un piccolo spaccio di droga, un abuso edilizio, l’abbandono della spazzatura per strada da parte del vicino etc) perché ne prevedevate l’inutilità. E pensate a quanto l’aspettativa di questo disinteresse vi ha scoraggiato dall’intervenire direttamente (magari usando la minaccia della telefonata ai vigili) per fermare l’illecito. Il punto è che senza una massa fitta di cittadini alleati come osservatori non c’è speranza che le forze di polizia possano avere successo nel reprimere questi comportamenti. Il coinvolgimento dei cittadini è particolarmente importante per evitare che si affermi una mentalità del tipo "noi e loro" che attribuisce ruoli contrapposti, anziché sinergici, a "governo" e "società civile".
Un’altra strategia è rendere direttamente responsabili alcune delle persone coinvolte nel processo di produzione dei fastidi (di cui in qualche misura beneficiano). Ad esempio, chiedere ai gestori dei bar che vendono le birre di sostenere parte del costo della raccolta dei vuoti è un modo per accrescere la loro sensibilità al problema e limitarne la diffusione. Se il proprietario del bar deve pagare una quota (ad esempio il 20-30%) del costo di rimozione delle bottigliette lasciate dagli avventori notturni egli ha due incentivi: primo, cambiare la tipologia del prodotto che vende per ridurre la produzione e raccolta di rifiuti (ad esempio disponendo raccoglitori di plastica nei dintorni del bar, facendo rimuovere i vuoti ai camerieri etc.); secondo, ha interesse a esercitare pressione sui clienti perché depositino le bottigliette nei luoghi appropriati. Non vi è educatore sociale migliore di chi da quell’opera di educazione guadagna.
Tolleranza zero è una linea di condotta associata principalmente alle città americane e a quelle inglesi. Ma se non si vuole che molte città italiane, a partire da Roma e Milano, acquisiscano i tratti indesiderabili di New York nel 1990 è bene che i loro sindaci varino per tempo programmi decisi di contrasto dei piccoli illeciti.
*Istituto Universitario Europeo di Firenze
** Harvard University
Luigi Guiso, Aleh Tsyvinsky
******************************
L’INCHIESTA
Il degrado nei centri storici
Le città italiane sempre più imbrattate, sporche e violate da gesti di inciviltà che restano impuniti. Tema lanciato sul Sole 24 Ore del 9 agosto da un articolo di Luigi Guiso e Aleh Tsyvinski
La strategia delle piccole città
Siena, Assisi, Amalfi e le Cinque Terre sono eccellenze mondiali di buona gestione. I piccoli centri, soprattutto nell’Italia centrale, sembrano aver trovato la soluzione per combattere il degrado: un approccio legato al territorio e alla qualità (articolo del 15 agosto) I costi d’immagine dell’inciviltà
illusorio contrapporre la politica cattiva ad una società civile buona. Conciliare efficienza pubblica e decoro sociale per mantenere la buona immagine del Paese è un fattore indispensabile di competitività. La carenza delle istituzioni è anche frutto della radicata mancanza di cultura civica (Carlo Trigilia il 15 agosto) Se l’Italia fosse un Paese modello
Correggere le inefficienze comporta costi per tutti, anche per chi non ha responsabilità. Difficile coniugare Stato efficiente e cittadini onesti. Innocenzo Cipolletta parla anche di senso civico nel suo intervento del 14 agosto dopo la lettera inviata al Sole 24 Ore da un professionista deluso sull’impiego delle tasse Valori in declino nel Paese dei furbi
Reazioni e proposte dopo l’invito del ministro dell’Economia, Tommaso Padoa’Schioppa, a non cedere all’antipolitica che aggrava la perdita del senso civico. Le responsabilità di chi amministra condizionano le scelte e i comportamenti privati (Sole 24 Ore del 10 agosto)
Luigi Guiso, Aleh Tsyvinsky
********************
Se il camper parcheggia sul sagrato di San Giovanni. Il Sole 24 Ore 19 agosto 2007. ROMA. Camper con vista su San Giovanni in Laterano. A Roma d’estate succede anche questo. Soprattutto in quella che viene definita un’annata record: 25 milioni di visitatori è la stima per il 2007.
Per ogni turista disciplinato, però, ce n’è un altro che, per esempio, parcheggia il suo camper su una stradina a lato del sagrato di una delle basiliche vaticane, San Giovanni in Laterano. Guida dell’Aci sul cruscotto e biciclette sul retro, non può che trattarsi di un gitante. Dei vigili neanche l’ombra. Eppure quel caravan rischia almeno una multa per divieto di sosta, che diventerebbe più salata se venisse accertato il campeggio abusivo.
L’itinerario turistico prosegue passando per il Colosseo. Nelle aiuole davanti all’Anfiteatro Flavio decine di visitatori improvvisano pic-nic e pennichelle. Una camionetta dell’Ama (Azienda municipale ambiente) controlla la zona e ripulisce l’eccesso di rifiuti. L’area, oltre a essere videosorvegliata, è presidiata a turno da polizia e carabinieri. Uno di loro spiega: «Dovremmo essere più severi con chi bivacca, ma è estate e i turisti si fermano a riposare per il caldo». Tra gitanti, centurioni e carrozzelle sfrecciano anche i Segway, monopattini a motore che vengono affittati davanti alla fermata della metropolitana.
A piazza Venezia, invece, tutti in riga. Oltre agli ufficiali di guardia al milite ignoto, al Vittoriano i carabinieri tengono i turisti sotto stretto controllo. Basta che qualcuno provi a sedersi sulla scalinata, che subito viene fatto rialzare.
Tutt’altra aria si respira a piazza Navona. Davanti alla fontana dei Quattro Fiumi del Bernini, meno folla e meno controlli. Un senzatetto dorme all’ombra dell’ambasciata del Brasile, mentre una turista si ferma ad acquistare una copia quasi perfetta dell’ultimo modello di Prada o Gucci. E se piazza Navona è piena di bancarelle, al Pantheon c’è un vero e proprio mercato improvvisato. Ben ventotto ambulanti concentrati in pochi metri quadrati. Sotto il colonnato un vero e proprio bivacco: intere famiglie consumano il loro pasto take away. All’interno del tempio romano si vedono comportamenti ancora più indisciplinati. Si va dalla turista che attacca il chewingum sotto la panca, al visitatore stanco che sopra la panca consuma il suo sonnellino pomeridiano.
"Sovraffollata" è l’aggettivo che caratterizza Fontana di Trevi. Il monumento protagonista della "Dolce vita" vede spesso imitatori di Anita Ekberg, come la signora milanese che lo scorso aprile ha fatto il bagno nuda nella fontana. Una pattuglia della municipale vigila la piazza durante la giornata, ma non è sufficiente considerato il numero di turisti. Controlli serrati, invece, a Piazza di Spagna e al Vaticano, per contrastare ambulanti, bivacchi e piedi nella Barcaccia. Per accedere a San Pietro bisogna superare una doppia ispezione: prima il metal detector, poi il controllo dell’abbigliamento. A Basilica chiusa, però, rilevatori elettronici spenti e una sola pattuglia della polizia in giro per la piazza.
Il tour si conclude con i luoghi culto della movida romana. Campo dei Fiori e Trastevere di sera sono sempre piene di giovani chiassosi con drink alla mano. Il problema sorge quando, nonostante l’ordinanza del Comune che lo vieta, il drink viene venduto in bicchieri o bottiglie di vetro, che si sono rivelati spesso pericolosi per passanti e monumenti.
Roma, città Eterna ed eternamente in bilico tra bellezza e rovina. I turisti la sciupano e i romani stanno a guardare.
Alessandra Tibollo, Serena Riselli
***********************************
SUL FINANCIAL TIMES
Quei turisti cafoni a San Marco. Il Sole 24 Ore 19 agosto 2007. «Mentre la stagione turistica veneziana raggiunge il suo picco, le autorità hanno intrapreso svariate misure per fare in modo che i visitatori mantengano il decoro cittadino». A monitorare il complicato rapporto tra Venezia e il popolo dei turisti è stato il Financial Times, in un articolo uscito venerdì scorso. Il quotidiano economico londinese ha analizzato gli atti incriminati dei turisti stranieri e le politiche scelte dall’amminstrazione lagunare per arginare il problema. Come l’assunzione di sette hostess per pattugliare piazza San Marco e, gentilmente, convincere le persone a non commettere alcuno dei gesti ritenuti criminosi: passeggiare a torace scoperto, abbandonare i resti dei picnic sulle antiche pavimentazioni, buttare lattine e involucri per terra, bagnarsi i piedi nei canali. Comportamenti che Ft definisce «danni collaterali per una città che vive di turismo».