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 2007  agosto 19 Domenica calendario

Così la corsa al biocarburante impenna le quotazioni del mais. La Repubblica 19 agosto 2007. CHICAGO - Matt Maloney ogni mattina telefona a cinque agricoltori, sparsi nelle Grandi Pianure, chiede notizie del tempo, della terra e previsioni sul raccolto

Così la corsa al biocarburante impenna le quotazioni del mais. La Repubblica 19 agosto 2007. CHICAGO - Matt Maloney ogni mattina telefona a cinque agricoltori, sparsi nelle Grandi Pianure, chiede notizie del tempo, della terra e previsioni sul raccolto. Parla con calma, scherza e si dilunga. Poi saluta, prende fiato e alla campana si getta nella mischia, urlando a squarciagola. Ogni secondo è prezioso: grida e gesticola, compra e vende, guarda il tabellone con le quotazioni che corrono, ma il suo occhio non molla mai l´immenso schermo con le previsioni del tempo dal satellite. Con quattro colpi di penna compila cartoncini che varranno come contratti da decine di migliaia di dollari. Insieme ai suoi colleghi del Chicago Board of Trade, un "club" composto quasi interamente da maschi bianchi fin dal 1848, in meno di venti minuti deciderà quanto costerà la nostra pasta a pranzo, la tortilla dei messicani, il maiale dei cinesi, la birra tedesca e la colazione qui a Chicago. In questo bellissimo grattacielo Art Déco costruito nel 1929 per contenere la Borsa dei cereali e sormontato dalla statua in alluminio di Cerere, la dea dell´agricoltura, si decidono le sorti delle chiavi della catena alimentare mondiale: mais, soia, grano e avena. Il salone centrale, in cui va in onda uno spettacolo che ricorda l´arrivo delle corse dei cavalli con gli scommettitori impazziti, è il posto migliore per capire l´impennata del prezzo del mais e dei beni alimentari di mezzo mondo. Tutto è cominciato con la decisione di George Bush di puntare sui biocarburanti, in particolare sul bioetanolo, per ridurre l´inquinamento e la dipendenza dal petrolio medio orientale, una scelta "ambientalista" che ha avuto conseguenze inaspettate a livello planetario. Negli Stati Uniti benzina biologica significa ricavata dal mais e così un quinto del raccolto ha preso la strada degli impianti di raffinazione. «La corsa dei prezzi è partita proprio per la maggiore domanda di etanolo - racconta Maloney mentre il future sul mais che verrà consegnato a dicembre tocca i 3 dollari e 59, il 50 per cento in più rispetto a un anno fa - e non si fermerà: in primavera abbiamo già superato i quattro dollari e a ottobre saremo di nuovo a 3,75. Il 20 per cento del nostro mais è stato spostato a produrre benzina, la domanda è aumentata e l´offerta diminuita, e, come da manuale, il mercato è decollato. Ma, come sempre, il resto del gioco lo hanno fatto gli speculatori». Il presidente americano a gennaio ha annunciato che gli Stati Uniti dovranno produrre 35 miliardi di galloni di biocarburanti entro il 2017, un obiettivo ribadito dalla Casa Bianca a maggio che punta a ridurre il consumo americano di petrolio del 20 per cento in un decennio. Nel mondo globalizzato si è scatenato un effetto domino che colpisce ad ogni latitudine. A settembre in Italia salirà il prezzo della pasta, in Messico in un anno è raddoppiato il costo delle tortillas, scatenando marce di protesta e rivolte. In Cina sono aumentati di un terzo pollo e maiale, alimenti base della dieta di più di un miliardo persone, mettendo a rischio stabilità e convivenza. A Monaco all´Oktoberfest quest´autunno il prezzo di un boccale di birra sarà più alto del cinque per cento: in Germania negli ultimi dodici mesi molte coltivazioni d´orzo sono state sostituite dal mais per produrre biocarburanti. Così, spiegano allarmati i birrai bavaresi, il costo del malto d´orzo, elemento chiave della produzione della birra, è salito di oltre il 40 per cento. Stessa sorte per la colazione classica degli americani, dai corn flakes alle uova con il bacon: il 60 per cento del costo di un uovo è dato dal mangime che alimenta le galline e così nel primo quadrimestre la confezione da dodici ha superato il dollaro e mezzo, il 30 per cento in più che a dicembre 2006. Discorso analogo per la pancetta, basti pensare alla definizione data dagli allevatori statunitensi al maiale: «un contenitore di mais con quattro zampe». L´ondata degli aumenti alla fine della sua corsa ha colpito anche la carne di manzo. A New York le più famose steakhouse hanno alzato i prezzi delle bistecche ma soprattutto hanno lamentato la diminuzione drastica di tagli di prima qualità: molti allevatori per risparmiare hanno sostituito una parte del mais con grano e soia e hanno cominciato a macellare il bestiame un mese e mezzo prima del solito, ma così la carne è meno saporita e la qualità ne risente. David Lehman, capo economista del Chicago Board of Trade, ha l´ufficio lontano dal salone dove volano i foglietti colorati dei contratti, le sue finestre danno sul grande orologio della facciata, dove la statua di un pellerossa con una pannocchia in mano serve a rappresentare "il grano del Nuovo Mondo". Ha spiegazioni affascinati e complesse per ciò che sta accedendo: «Tutto è cominciato con l´idea di fare benzina con il mais e il ricasco sui prezzi del maiale come delle uova si spiega ricordando che il 60 per cento del nostro raccolto viene utilizzato per nutrire gli animali. Ma i prezzi sono saliti anche per l´aumento della domanda mondiale di cereali americani. Il primo importatore è il Giappone, che prendeva da noi e dai cinesi, ma Pechino ha chiuso i rubinetti per tenere testa ai consumi interni sempre più forti e da Tokyo sono venuti tutti a bussare qui. Poi il clima ha fatto il resto, regalandoci siccità e gelate». Da qui non si vedono segnali che la situazione possa riequilibrarsi in fretta: «Oggi negli Usa si producono quasi sette miliardi di galloni di etanolo l´anno in cento raffinerie, ma ce ne sono in progettazione e in costruzione altre cento, per raddoppiare la produzione. Non è sicuro che verranno tutte messe in funzione, dipenderà dal prezzo, se ne varrà la pena. Ma se l´economia e la politica continueranno a sostenere l´etanolo con incentivi e sgravi fiscali, allora arriveremo in breve a dedicargli il quaranta per cento dei nostri raccolti di mais». Una previsione che potrebbe far prevedere scenari da brivido e prezzi stellari, ma Lehman comincia a stampare dal suo computer statistiche e diagrammi: «Quest´anno sono aumentati i campi piantati a mais, lo scorso anno occupavano 78 milioni di acri, ora ben 92, un dato senza precedenti ed è aumentata anche la produttività, in parte la domanda verrà coperta così. Certo questo ha altre conseguenze: solitamente la rotazione dei campi prevede un anno di mais e uno di soia, ora una parte dei produttori è passata a fare due anni di mais. Così gli acri di soia sono passati da 75 milioni a 67 e anche qui è salito il prezzo». Ma allora le conseguenze negative dell´idea di fare benzine ecologiche con il mais non sono troppe perché ne valga la pena? «No, la colpa di tutto - ci spiazza Lehman - non è del mais, è dei costi proibitivi dell´energia, dell´aumento del prezzo del petrolio, è questo a determinare la crescita globale dei prezzi: perché costa di più produrre e trasportare qualunque cosa. Anche i meloni sono più cari quest´estate e loro non mangiano mais, ma prendono il camion per andare al mercato ed è lì che il loro valore aumenta. Anche la scelta di fare le benzine biologiche è dettata da esigenze energetiche. La chiave è lì». Prima di tornare nel salone delle grida gli chiedo delle bistecche di New York: «Attenzione - mi risponde scuotendo la testa - c´è gente che usa il mais come una scusa e se ne approfitta. La prossima volta che vai a mangiare in una steakhouse portati dietro il grafico con i prezzi del bestiame e fagli vedere che il suo aumento non è giustificato. Ma nessuno si lamenta». Infatti le prenotazioni da Peter Luger a Brooklyn sono sempre impossibili e i compleanni del sabato sera continuano ad intasare Wolfgang´s a Manhattan. Il mais non è colpevole di tutto, ma sta cambiando il volto all´agricoltura americana: da molto tempo non c´era tanta terra coltivata, il valore dei campi è raddoppiato in dieci anni, ben del 40 per cento dal 2005. «Se il prezzo crescerà ancora - ragionano in Colorado, uno degli orti d´America - sempre più agricoltori smetteranno di produrre verdura per dedicarsi al mais e saremo sempre più una monocoltura». Torniamo nel salone dove ogni mattina si scatena la potenza selvaggia del capitalismo. Ritroviamo Maloney, che è di origine irlandese e ha cominciato quando aveva vent´anni. Faceva il galoppino per un amico di suo padre. Molti qui sono figli d´arte, si vedono in azione anche tre generazioni contemporaneamente. Sono le 11 e il ritmo è calato, c´è chi va a pranzo, chi legge i giornali, le contrattazioni vanno a rilento, nell´ultimo quarto d´ora dopo l´una si ravviveranno un po´ prima della chiusura. Loro non si preoccupano della tenuta della catena alimentare, il gioco è troppo veloce e rischioso per fermarsi a pensare alla birra bavarese. Ma l´idea che per risparmiare sul pieno dell´auto si debba spendere di più per riempire il frigo è una tendenza che non potrà durare a lungo, e se in America non ascoltano certo Fidel Castro - che ha tuonato contro l´ultima perversione del capitalismo, che «preferisce dar da mangiare alle macchine piuttosto che agli uomini» - dovrebbero preoccuparsi dei cinesi che hanno deciso di chiudere senza discussioni gli impianti per la produzione di biocarburanti, troppo alto era il rischio di rivolte. I dirigenti comunisti non hanno il problema di essere eletti, deputati e senatori americani invece saranno giudicati dagli elettori tra meno di quindici mesi. E la politica è anche questione di pane e burro, o meglio di uova e bacon. MARIO CALABRESI