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 2007  agosto 19 Domenica calendario

Invia Stampa La polizia ha fermato un uomo di 88 anni, bosniaco come le vittime Ferito un terzo parente di 30 anni

Invia Stampa La polizia ha fermato un uomo di 88 anni, bosniaco come le vittime Ferito un terzo parente di 30 anni. Il pm: "Triste esito di un conflitto familiare" Milano, sparatoria in campo nomadi Nonno uccide 2 nipoti: "Non mi rispettavano" Morti due fratelli: un ragazzo di 17 anni e una di 21, incinta e madre di due bambini La Polizia scientifica nel campo rom di Milano MILANO - "Non mi rispettavano più, perciò li ho uccisi". Così Nazif Sulejmanovic, 88 anni, ha confessato al giudice perché ha ucciso due nipoti e ne ha ferito un terzo in un campo nomadi a Milano vicino all’area di servizio di Muggiano, sulla tangenziale ovest del capoluogo. Le vittime avevano 17 e 21 anni, ferita anche una terza persona, un parente di 30 anni, ricoverato al San Carlo, fortunatamente non in gravi condizioni. Questa mattina, secondo il racconto di Rasema Solemanovich, "il loro nonno Nasif è andato a bere un caffè in una roulotte e poi ha sparato ai nipoti". Sia i ragazzi che il nonno arrivano da un campo di Firenze, ma i giovani erano a Muggiano già da un mese, mentre l’anziano li ha raggiunti solo un paio di giorni fa. "Nei giorni passati non avevano litigato, il nonno era tranquillo. Se avessimo saputo quello che aveva in testa" conclude affranta Rasema, "avremmo chiamato noi per primi la polizia". "Non mi rispettavano", ha spiegato l’anziano. "Volevo uccidere anche mia nuora e mio genero: mi trattavano male". Niente conflittualità etnica o dissidi tra clan dunque: ne è convinto anche il sostituto procuratore Stefano Dambruoso titolare dell’indagine: "Si è trattato del triste esito di una conflittualità familiare". Svetlana e Rambo Solemanovich sono le due vittime. Lei aveva 21 anni, un figlio di quattro mesi, Leonardo; una bambina di circa 3, Shakira, e pare fosse di nuovo incinta, mentre il fratello aveva solo 17 anni. "Voleva ammazzarci tutti", ricorda Brenda, sorella delle due vittime. "Quando ho sentito gli spari - racconta commossa Brenda - ero in una delle baracche, mi sono spaventata e sono scappata. Voleva ammazzare tutti i miei fratelli, e anche me". Oltre alle due vittime e Brenda di 14 anni, nel campo vivono anche un fratellino e una sorellina più piccoli, anche loro, pare, obiettivo dell’omicida. "Forse il nonno non stava bene con la testa - spiega ancora Brenda - perché alcuni suoi figli in questi ultimi 2-3 anni sono morti, compreso mio padre". Pare infatti, secondo alcune testimonianze, che il padre delle vittime si sia suicidato nel carcere di Reggio Calabria, un altro figlio dell’assassino si sarebbe pure lui suicidato in carcere e un nipote si è tolto la vita con il gas. Inoltre l’assassino era vedovo da un anno. "E’ una maledizione di questa famiglia" racconta uno dei rom che vive nel campo.