Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Il settimanale Panorama ha dedicato la copertina ai ragazzi che fanno sesso a scuola, che si riprendono con le videocamere inserite nei telefonini, che si scambiano poi i filmati e che poi si spediscano questi filmati quasi-porno a YouTube e adesso anche a Emule in modo che li veda tutto il mondo. Il pezzo è stato scritto da Stella Pende, riferisce di molti casi simili in tutt’Italia (un po’ meno al Sud) e ricorda in un box che l’anno scorso è stata approvata una legge in cui sta scritto che «chiunque, utilizzando minori di anni 18, realizza esibizioni pornografiche [...] ovvero induce minori a partecipare a esibizioni pornografiche è punito con la reclusione da 5 a 12 anni e con la multa fino a 258.228 euro».
• Questa legge è mai stata applicata?
Agli studenti che giocano in classe a quel modo non mi pare. Ma ho visto che i due di Rovigo che andavano a 200 all’ora in città (e che si sono filmati per far sapere a tutti quanto sono bravi) saranno imputati di tentato omicidio. possibile che a un certo punto si provi ad arginare il fenomeno col codice penale.
• E sarebbe giusto?
Avrei voglia di rispondere “no” e che i sistemi per affrontare il problema devono essere altri. Però è una vita che diciam “ci vuole ben altro”, e il punto a cui siamo arrivati alla fine è questo.
• Non la impressiona il sesso fatto a scuola, da bambine di 12 anni, costrette dai loro compagni bulli, che poi filmano pure le loro bravate?
Mi impressiona lo stato della scuola. Il sesso e il filmino col telefonino, guardi, corrispondono alle bravate, alle spacconerie e ai bullismi di un tempo. Solo che un tempo, per mettersi in mostra, sfidare il mondo degli adulti, farsi beffe dei compagni ciocchi o dimostrare di essere furbi bastava poco, perché genitori, professori e presidi scattavano al minimo cenno di trasgressione. Bastava venire a scuola senza grembiulde o senza cravatta per essere rimandati a casa. Nella società tollerante in cui viviamo adesso, per far vedere quanto siamo fighi bisogna invece fare molto di più. E la tecnologia ci mette pure a disposizione video-cellulare. D’altra parte il desiderio sessuale (e la capacità di generare) si manifestano molto prima di quanto vogliamo ammettere: Romeo e Giulietta, quelli di Shakespeare, avevano 14 e 12 anni. Non mi faccia tirar fuori Freud.
• Scusi, parla come se fosse tutto normale.
Sostengo che non dobbiamo concentrarci sul tipo di bravata, o se vuole sul tipo di mascalzonata, perché la bravata o la mascalzonata sono proporzionate al nostro tempo privo di regole ferree – almeno in Italia –, dove non si è neanche sicuri del carcere da far scontare agli assassini. Il vero problema è la scuola, dove a quanto pare non si studia e non si impara. Oppure, se vuole, dove non si studia e non si impara quello che serve.
• E che cosa bisognerebbe studiare o imparare?
Ma intanto, visto che abbiamo cominciato ad addentrarci in questa materia, sarà bene chiedere prima di tutto scusa ai lettori che sono o studenti o genitori o insegnanti. Siamo costretti a fare discorsi generici, cioè a fare discorsi in cui ogni erba è un fascio, come se non sapessimo che ci sono scuole e scuole, genitori e genitori, professori e professori e anche studenti e studenti. Diciamo che qui discutiamo su quello che fanno capire i fenomeni di cui si occupano da molto tempo i giornali, e di cui s’è pure occupato il ministro. La poca disciplina, la stanchezza di chi insegna, l’arroganza o l’indifferenza delle famiglie, la troppa ignoranza di tanti ragazzi. E anche l’insipienza dei governanti. Che cosa bisognerebbe studiare o imparare? Come dovrebbe essere fatta la scuola? Se non cascherà il mondo, continueremo a parlarne domani. E intanto i lettori che lo desiderano ci facciano sapere, se lo ritengono utile, quello che pensano, quello che vogliono, quello che sanno. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 1/4/2007]
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