Marco Tosatti, La Stampa 1/4/2007, 1 aprile 2007
La Chiesa e i mass media sono ai ferri corti. O almeno così pensa il Segretario di Stato; un’opinione confermata anche dalla «nota» di ieri dell’arcidiocesi di Genova, che accusa titoli e sintesi di un giornale di aver tradito il pensiero del neo-presidente della Cei
La Chiesa e i mass media sono ai ferri corti. O almeno così pensa il Segretario di Stato; un’opinione confermata anche dalla «nota» di ieri dell’arcidiocesi di Genova, che accusa titoli e sintesi di un giornale di aver tradito il pensiero del neo-presidente della Cei. Ma la crisi sta maturando già da qualche mese, per l’esattezza dall’incidente di Ratisbona, che ha incendiato il mondo islamico, e sta crescendo l’insofferenza delle gerarchie ecclesiastiche verso il modo in cui giornali e televisioni riportano le parole e le prese di posizione del Papa e dei suoi collaboratori. Ieri è stata l’intervista del braccio destro del Pontefice a lanciare la polemica; ma già qualche giorno fa padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana, denunciava una «sofferenza», che ci ha ripetuto ieri: «Da diversi mesi ormai chi segue la stampa e in generale l’informazione in Italia si trova di fronte a un fiume ininterrotto di interventi di vario genere direttamente o indirettamente connessi al dibattito sulle coppie di fatto. Chi opera nel mondo delle comunicazioni sociali si rende ben conto che vi è certamente spesso un fondamento oggettivo di questi interventi, ma vi è pure altrettanto spesso una notevole amplificazione, e talvolta un’alterazione o una strumentalizzazione di parole o testi o intenzioni della ”parte avversa”». L’intento del responsabile dell’informazione del Papa non è di «colpevolizzare nessuno: facciamo uno sforzo tutti - ci ha detto - per uscire da questo circolo vizioso. Occorre rilanciare il grande dialogo della verità nel mondo dei media per spezzare l’incomunicabilità che si è andata determinando con l’insufficiente comprensione degli interlocutori in campo». I media semplificano, i media sotto stress e in velocità talvolta tradiscono, ed è vero; ma dentro le mura leonine c’è chi fa osservare che dalla scomparsa di Wojtyla in poi le «gaffes» mediatiche si sono moltiplicate. Si sussurra che in realtà a Benedetto XVI dei media importi solo fino a un certo punto; e tanto che lo stesso padre Lombardi, in un’intervista rilasciata a un giovane studioso dei media di Roma, ha detto che «al Papa personalmente non telefono mai». I contatti avvengono in genere tramite la Segreteria di Stato, o qualche volta, con il segretario personale del Papa, monsignor Georg. Pare di poter supporre che al pontefice regnante il rapporto con i media non sembra così fondamentale come al suo predecessore. E forse Benedetto XVI non vuole essere così aiutato come Karol Wojtyla, nei sentieri dell’insidiosa foresta della comunicazione. Si racconta che agli incidenti mediatici per un pelo non se ne sia aggiunto uno di portata gigantesca, nel viaggio in Polonia del maggio 2006. Nel testo del discorso che avrebbe pronunciato ad Auschwitz mancava la parola «Shoah»; e solo per caso un suo collaboratore laico ha preso l’iniziativa di farglielo notare; e la parola la cui assenza avrebbe certamente ferito la sensibilità ebraica è stata pronunciata tre volte. Ma il cardinale Bertone esagera, nella sua denuncia? L’abbiamo chiesto a Vittorio Messori. «Ricordo un episodio recentissimo - dice lo scrittore - quando Benedetto XVI ha pubblicato la sua esortazione postsinodale ”Sacramentum Caritatis”. Nei titoli gli hanno attribuito un ”no alle leggi contro natura”, e questo ha provocato una folla di editoriali e invettive. Ma nelle 138 pagine del testo il termine ”leggi contro natura” non c’era! Quindi forse qualche cosa c’è nell’accusa. Detto questo, io mi considero un vecchio cronista; e so come siamo costretti a sintesi selvagge, alla sintesi della sintesi che è il titolo, a sollecitare lettori distratti, e siamo soggetti alla dittatura dell’attualità: posso spiegarmi che ogni tanto tradiamo. Ma c’è anche un inquinamento ideologico». Perché con Wojtyla questo non sembrava succedere? Ci risponde, chiedendo l’anonimato, un grande esperto di comunicazione ecclesiale: «C’era una magia di Wojtyla, sentito come padre dell’Oriente e dell’Occidente, per cui alla fine ”gli si perdonava tutto”. E’ come se questa tregua di Dio adesso fosse saltata. E alla Chiesa non si perdona più nulla».