Varie, 1 aprile 2007
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Scott Tony
• (Anthony Joseph Sciacca) Morristown (Stati Uniti) 17 giugno 1921, Roma 28 marzo 2006. Clarinettista • «Con la sua barba bianca, la testa rasata spesso coperta da un cappellaccio, le assurde tute con cui si vestiva, Tony Scott è stato uno dei grandi animatori del jazz italiano degli ultimi quarant’anni, una nave scuola per svariate generazioni di musicisti. Ma quando sbarcò a Roma, alla fine degli anni Sessanta, era già un musicista che aveva alle spalle una lunga e gloriosa carriera. Il suo clarinetto aveva incontrato musicisti come Buddy Rich, Sarah Vaughan, Ben Webster, Bill Evans (con cui registrò uno splendido album), Duke Ellington, perfino Charlie Parker di cui divenne un discepolo fedele, traducendo sul suo strumento (che nelle mani di Benny Goodman era diventato il simbolo dello swing) le arditezze del be bop. Il suo talento di uomo di musica lo aveva portato a lavorare per l’amata Billie Holiday (come clarinettista, pianista, arrangiatore e direttore d’orchestra), per Sarah Vaughan, per Harry Belafonte (per il quale arrangiò successi come Day-O e Matilda) [...] sono tante le cose che vengono in mente di Tony. La sua assurda parlata da italoamericano (era nato nel New Jersey), la sua frenetica passione per la musica, le tanti notte passate a vagare da un club all’altro con i suoi strumenti (negli ultimi anni aveva più o meno scelto il sassofono) e a raccontare la sua funambolica storia, i suoi tanti incontri, i suoi viaggi in oriente, dove visse a lungo e dove tentò i primi esperimenti di contaminazione fra il jazz e la musica world. Ma a restare è, soprattutto, l’immagine di un musicista autentico e senza rimpianti: “Ho avuto opportunità per essere un famoso band leader, per fare una varietà di cose che avrebbero potuto rendermi ricco. Ho scelto di essere un girovago e mantenere il mio senso di giovinezza e libertà” è la frase che amava ripetere» (Marco Molendini, “Il Messaggero” 30/3/2007).