Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Il decreto sulle liberalizzazioni – noto anche come la lenzuolata di Bersani – è da ieri legge dello Stato. I senatori lo hanno infatti approvato con 161 sì e 153 no. Il governo ha posto la fiducia (come aveva fatto alla Camera), cosa che è stata assai criticata dalle opposizioni.
• Decida lei da dove cominciare.
Cominciamo dall’elenco delle decisioni principali: abolizione dei costi fissi di ricarica dei cellulari, non si pagano più penali per l’estinzione dei nuovi mutui sulla prima casa (e di quelli contratti per le ristrutturazioni), non c’è più l’esclusiva per gli agenti di commercio (limitatamente al ramo danni), snellite le pratiche per aprire un’azienda, liberalizzazione dell’accesso ad alcune professioni, pubblicità comparativa sui carburanti in autostrada, date di scadenza sugli alimenti più leggibili sulle confezioni, soppressione della riforma Moratti, rimessa a gara di tutti i tratti dell’Alta velocità non ancora – come si dice – cantierati. Come vede, c’è di tutto un po’, cose minime e cose di maggior peso».
• Perché ho l’impressione che si tratti di roba di cui ho già sentito parlare?
Perché in realtà sono norme in vigore già da due mesi e giornali e tv ne hanno parlato molto quando sono state emanate. Il governo ha adoperato, in questo caso, lo strumento del decreto-legge che rende le decisioni prese subito valide. Il Parlamento poi le deve approvare entro sessanta giorni, altrimenti decadono. Nel nostro caso la decadenza era al 2 aprile. Con un dibattito normale non si sarebbe fatto in tempo. Ecco perciò la fiducia, che fa cadere tutti gli emendamenti e mette i parlamentari di fronte al prendere o lasciare.
• Forse non va bene, no?
E’ la diciassettesima volta che Prodi mette la fiducia. Il governo si difende dicendo che alla Camera l’opposizione ha fatto ostruzionismo, cioè quelli della Cdl hanno preso la parola e proposto emendamenti col solo scopo di perdere tempo e arrivare al 2 aprile, facendo decadere tutto. Prodi e Bersani hanno lasciato fare per cinquanta giorni, poi hanno messo la fiducia. Al Senato erano rimasti solo dieci giorni di tempo e quindi fiducia subito. L’opposizione è arrabbiata, ma non fa l’unica obiezione vera: la materia trattata non era da decreto, perché non aveva affatto le caratteristiche dell’urgenza. Il decreto è uno strumento che serve per le situazioni di pericolo grave, quelle dove o si decide subito o il danno può essere irreparabile. Che c’entrano le liberalizzazioni? L’unica norma che aveva i caratteri d’urgenza era forse quella relativa all’Alta velocità, perché i cantieri devono aprire entro i termini stabiliti dall’Europa. Il resto doveva stare nel disegno di legge che raccoglie le altre decisioni.
• Chi dovrebbe opporsi all’uso del decreto?
Le Commissioni parlamentari. Ma è materia su cui sta zitta anche l’opposizione. Al metodo del decreto ha fatto ampiamente ricorso anche Berlusconi, perché le procedure parlamentari sono lunghissime e far passare una legge importante non è facile. Questione che ci introduce in pieno nel tema delle liberalizzazioni.
• In che senso?
Nel senso che la parola “liberalizzazioni” significa: «Ti rendo la vita più semplice, ti libero da un sacco di procedure inutili, ti riduco la burocrazia, ti faccio sentire di meno il peso dello Stato». Applicata a governo e Parlament semplifico la macchina, in modo che si possa governare speditamente. Le liberalizzazioni fanno riferimento a una figura sempre ignorata nella lotta politica, quella del consumatore. Il consumatore dovrebbe mettersi in mezzo tra gli avversari di classe tradizionali, i padroni e i lavoratori. Il guaio è che siamo tutti consumatori, ed è difficile per una forza politica valutare quali vantaggi elettorali può portare una liberalizzazione. Mentre è sempre chiaro, quando si liberalizza, chi si va a colpire, e dunque dove si perdono voti. Il nostro governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, dice che liberalizzare è infatti più un modo di pensare che di agire. Ha ragione. Sa, il nostro Stato opera in base a questa regola non scritta: «Tutto ciò che non è esplicitamente permesso, è proibito». Per liberalizzare sul serio basterebbe alla fine votare una legge di un solo articolo, che rovesciasse il concett «Tutto ciò che non è esplicitamente proibito, è permesso». [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 31/3/2007]
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