Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  marzo 31 Sabato calendario

MICHELE BOCCI

FIRENZE - Era stata una settimana di veleni per l´ospedale fiorentino di Santa Maria Nuova. Domenica scorsa, un articolo denunciava sovraccarichi di lavoro, rischi di errori di sanitari troppo stanchi. Lo aveva ispirato un gruppo anonimo di infermieri, disapprovato dalla maggioranza dei colleghi che ieri hanno organizzato una assemblea. Finita la riunione, uno degli infermieri che vi aveva partecipato, e aveva ascoltato le lamentele degli altri nei confronti del giornale e di chi aveva raccontato quelle cose ritenute inesatte, è tornato a casa e si è sparato due colpi di pistola, uccidendosi. «L´articolo non era così, me ne scuso con tutti», ha lasciato scritto sul desktop del computer.
Nel testo del giornale si parlava della carenza di personale nell´area critica dell´ospedale (pronto soccorso ed altri reparti) e del rischio di commettere errori connesso alla scarsità degli organici. Si citavano l´utilizzo di cateteri ed altri presidi scaduti. L´uscita della notizia, oltre a far partire la ricerca di quelle fonti all´interno dei reparti dell´ospedale, ha provocato grandi malumori in buona parte del personale infermieristico, che non si riconosceva in quanto riportato ed ha chiesto un incontro con l´azienda sanitaria.
Così nel primo pomeriggio di ieri un gruppo di 35 infermieri di Santa Maria Nuova, fra cui l´uomo che più tardi si sarebbe ucciso, ha visto i vertici della Asl di Firenze. I lavoratori hanno chiesto all´azienda di essere tutelati perché ritenevano che sul giornale fossero uscite alcune inesattezze a causa di quelle fonti anonime. Non è stato mai fatto il nome di chi aveva suggerito l´articolo, ci si è sempre riferiti ad un «gruppo». Secondo chi ha partecipato non c´è stata nessuna caccia alle streghe. Il direttore generale Luigi Marroni e quello sanitario Pierluigi Tosi hanno preso atto delle rimostranze, dicendosi disponibili a chiedere un parere all´ufficio legale riguardo al da farsi con il giornale e alla fine gli animi si sono calmati.
L´infermiere è tornato a casa intorno alle 17. Ha sentito alcuni colleghi, programmato incontri. «Era tranquillo, avevamo preso un appuntamento per i prossimi giorni, dovevamo discutere di alcune cose - racconta sconvolto uno di loro - Mi sembra impossibile che sia successa una cosa genere, era un ragazzo senza problemi. Un bravo lavoratore, perché lo ha fatto?». L´uomo è rimasto solo in camera, ha scritto il suo messaggio di addio sul desktop del computer, su cui c´erano anche dei file audio registrati durante la riunione a cui aveva assistito poco prima. «Vi amo. L´articolo non era così, me ne scuso con tutti. Soprattutto con i miei figli, quando saranno grandi capiranno». Poi ha impugnato alla pistola e si è sparato prima al fianco e poi sul petto. Il suo cadavere lo ha trovato il figlio più grande, 5 anni, rientrato in casa insieme alla convivente dell´uomo. I carabinieri stanno cercando di chiarire se in passato l´infermiere avesse avuto problemi di natura psichica, se ci fossero stati dei segnali che potevano far intuire un disagio. In serata il magistrato ha restituito la salma alla famiglia, senza ritenere necessario fare l´autopsia.