Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  marzo 31 Sabato calendario

Nel voto al Senato sul rifinanziamento delle missioni militari all’estero, l’Udc di Casini ha votato insieme al governo, mentre le altre forze dell’opposizione - Forza Italia, Alleanza Nazionale, Lega - hanno preferito astenersi, il che al Senato equivale a un voto contrario

Nel voto al Senato sul rifinanziamento delle missioni militari all’estero, l’Udc di Casini ha votato insieme al governo, mentre le altre forze dell’opposizione - Forza Italia, Alleanza Nazionale, Lega - hanno preferito astenersi, il che al Senato equivale a un voto contrario. Dopo il voto Casini ha ribadito quel che è ormai chiaro fin dalla grande manifestazione del centro-destra del 2 dicembre 2006 a Roma, e cioè che in Parlamento ci sono due opposizioni: quella dell’Udc, guidata da lui stesso, e quella degli altri partiti di centro-destra, guidata da Berlusconi. Dunque il ping-pong elettorale all’interno del centro-destra continua. Ma qual è la posta in gioco? A sentire Casini, ma non solo lui, sembra che la vera posta della partita sia il bipolarismo come si è andato configurando nella seconda Repubblica. Secondo questa visione delle cose la politica italiana sarebbe ostaggio delle forze estreme, ossia di comunisti, leghisti, fascisti, post-fascisti, e i due leader che da oltre un decennio si contendono il campo - Prodi e Berlusconi - sarebbero troppo sensibili ai voleri e ai capricci di tali forze. Dunque, il compito dei veri riformisti sarebbe di favorire la civilizzazione dei due campi avversi, compito cui - con i mezzi più svariati - si dedicano un po’ tutti gli esponenti ed ex esponenti dell’Udc. Follini, ex segretario dell’Udc e vice-presidente del Consiglio ai tempi del governo Berlusconi, ha deciso di dedicarsi alla civilizzazione del centro-sinistra. Casini, da sempre promotore di un «centro che sceglie», dice di volersi dedicare a quella del centro-destra. Tabacci pare non avere ancora deciso a che santo votarsi (come dargli torto?). A sentire gli ex alleati di Casini, invece, la vera posta è la leadership. Casini vuol fare come Craxi. Fondando una grande aggregazione di centro, aspirerebbe a porsi come ago della bilancia fra le forze genuinamente riformiste del centro-sinistra e le forze genuinamente riformiste del centro-destra: un po’ come Bayrou in Francia, che giusto qualche giorno fa ha ventilato l’idea di un «governo dei migliori». Secondo i sondaggi, un’eventuale competizione tripolare assegnerebbe circa il 25% dei voti a un’eventuale coalizione di centro, lasciandola padrona di scegliersi gli alleati.  realistica l’ambizione di Casini? Sì e no. Casini potrebbe anche farcela, se riesce a strappare una legge elettorale che faciliti la formazione di un terzo polo «ago della bilancia». Per quel che è dato sapere oggi in base ai sondaggi, una forza elettorale esplicitamente post-democristiana, che raccogliesse Udc, Udeur, Dc, pezzi di Margherita potrebbe arrivare in prossimità del 10%. Non è detto che questo basterebbe ad assicurare la governabilità, ma il progetto non è del tutto campato per aria. Diverso lo scenario nel caso la legge elettorale conservasse l’impianto bipolare attuale o addirittura lo accentuasse, ad esempio introducendo il premio di maggioranza su base nazionale al Senato. In tal caso gli ammiccamenti dell’Udc al centro-sinistra perderebbero mordente, e diventerebbe impossibile perseverare nel bluff. Non è vero, infatti, quel che sembra credere (e temere) lo stesso Berlusconi, ossia che Casini sia «depositario» di due milioni e mezzo di voti, ossia di circa il 6% dei consensi. Quei voti sembrano nelle mani di Casini, ma sono destinati a pesare davvero solo se cambia la legge elettorale, e se inoltre cambia nella direzione auspicata dalle forze «manovriere», ossia di quelle forze che - come il Psi dei tempi d’oro - desiderano contare molto di più del proprio peso elettorale effettivo. In caso contrario, ossia se la legge elettorale dovesse restare bipolare, un eventuale ribaltone dell’Udc potrebbe spostare i rapporti di forza fra destra e sinistra di 1-2 punti, ma non di 10-12 come l’aritmetica elettorale parrebbe suggerire a prima vista: la maggior parte degli elettori, infatti, sceglie prima la coalizione elettorale e poi il partito in cui riconoscersi. Oggi il centro-destra ha circa 10 punti di vantaggio sul centro-sinistra nei sondaggi, il che significa 6-7 punti in un’elezione vera: il cambio di fronte dell’Udc può far scendere il margine del centro-destra a 4-5 punti, non certo annullarlo o ribaltare il risultato. Questo significa che il centro-destra ha la vittoria in tasca ? Per niente. Il problema di Berlusconi & compagni sembra Casini, ma è di tutt’altra natura. Oggi il centro-destra, con o senza Udc, è forte solo perché Prodi e il suo governo sono invisi alla maggioranza degli elettori. Ma nessuno ha ancora capito che cosa di veramente diverso, e più utile all’Italia, sarebbe in grado di fare il centro-destra una volta tornato al governo. Perché, quando poteva farlo, il centro-destra non ha saputo combattere né gli sprechi né l’evasione fiscale? Perché negli anni del centro-destra i reati sono aumentati? Perché nei medesimi anni così poco è cambiato nella scuola, nella sanità, nella pubblica amministrazione? Il centro-destra vota contro le liberalizzazioni perché ne vuole di più, o perché ne vuole di meno? E se ne vuole di più, come mai ha fatto così poco quando era al governo? Perché i riformisti del centro-destra, compresi i parlamentari dell’Udc, si guardano bene dal dare una mano a Bersani e Lanzillotta? O la verità è che i veri riformisti sono quattro gatti, nel centro-sinistra come nel centro-destra? Finché tutto questo non sarà chiaro, il Cavaliere potrà trastullarsi finché vuole con i sondaggi, ma nulla lo potrà garantire da una miracolosa e inaspettata rimonta del centro-sinistra.