Leonardo Coen, la Repubblica 31/3/2007, 31 marzo 2007
LEONARDO COEN
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
MOSCA - Mercoledì scorso Bush e Putin avevano parlato per telefono, affrontando la delicata questione dello scudo anti-missile che gli americani vogliono dislocare in Polonia (dieci batterie di razzi intercettatori) e nella Repubblica Ceca (il sistema radar «assistente»). Una conversazione «franca», avevano commentato i portavoce della Casa Bianca e del Cremlino, eufemismo della diplomazia per dire che il colloquio non aveva sortito alcun effetto. Mosca manteneva le sue pesanti critiche, Washington insisteva sulla necessità di difendersi dai missili di Teheran.
E invece, qualcosa quella discussione tra Bush e Putin deve avere smosso. Perché, tre giorni dopo, i russi fanno sapere di essere «pronti» a partecipare «alla creazione di un sistema collettivo di difesa antimissile in Europa, con la partecipazione degli americani». Anzi, sono andati più in là: hanno offerto il proprio territorio per l´eventuale dislocazione degli elementi di questo complesso sistema di protezione missilistica: «Per opporsi alle minacce che potrebbero arrivare dalla Corea del Nord e dall´Iran, è più facile farlo utilizzando il nostro territorio. Perché non parteciparvi? Certi nostri partner non capiscono come la nostra psicologia e la nostra visione del mondo siano cambiate. Non vi è nulla d´impossibile per la Russia, se l´attitudine nei suoi confronti è normale». L´unica pregiudiziale, se così si può dire, è la premessa: «Bisogna innanzitutto analizzare le minacce che esistono. Se noi concludiamo che esse sono reali, concrete, allora noi saremo disponibili». A questo progetto «collettivo».
Lo dice uno dei responsabili del dipartimento di Pianificazione della Politica Estera, durante un briefing con la stampa estera per «aggiornamenti relativi ai problemi della politica internazionale russa». Ha chiesto di restare anonimo, ed è ragionevole pensare che prima di avventurarsi in simili dichiarazioni d´intenti abbia avuto il benestare del ministro Sergej Lavrov, a sua volta istruito in tal senso da Putin stesso.
La stessa fonte ha anche auspicato che le consultazioni avviate da Washington coinvolgano la Russia. Il progetto Usa, è bene ricordarlo, aveva scatenato il risentimento e l´allarme di Mosca che vi individuava una minaccia ai suoi interessi, per di più da zone che sino a meno di vent´anni fa erano pienamente sotto il suo controllo. Un pericolo in verità esageratamente accentuato da Putin, dissero gli esperti di questioni militari dell´opposizione, come Pavel Felgenhauer che scrive per Novaja Gazeta, il bisettimanale della povera Anna Politkovskaja: «Il progetto americano non minaccia in alcun modo la Russia e tutti lo sanno benissimo». Semmai, spiegava Felgenhauer, una delle ragioni di tanta collera da parte del Cremlino è il fatto di non essere stato consultato preventivamente.
La sortita dell´alto funzionario del ministero degli Esteri russo ha avuto, tuttavia, una «sponda» molto qualificata: la delegazione americana Nato. Gli Stati Uniti proporranno alla Russia di cooperare «largamente» nel settore della difesa antimissile in Polonia e nella Repubblica Ceca, in un quadrante europeo considerato vitale per la sicurezza russa. Una cooperazione «bilaterale», ha precisato Victoria Nuland, l´ambasciatrice Usa presso la Nato, «ne discuteremo a Bruxelles il 19 aprile», durante la prossima sessione del Consiglio Nato-Russia, «potrebbe essere inclusa la collaborazione tecnologica e la messa a punto dei sistemi antimissili russi e americani compatibili». Un´offerta per indurre Mosca a ricucire lo strappo con Washington: gli Stati Uniti premono per concludere il più velocemente possibile le trattative, la Russia - per bocca del suo ministro degli Esteri, Lavrov - invita al contrario più riflessione, «servono consultazioni nel più ampio formato possibile». Cosa pensi di tutto ciò Putin, è noto, lo ha detto il 10 febbraio: «Non possiamo rimanere indifferenti nei confronti di tale sistema di difesa antimissilistica in Europa. A chi serve l´ennesima corsa agli armamenti, inevitabile in questo caso? Dubito profondamente che serva agli europei. Nessuno, fra i Paesi cosiddetti problematici, ha armi missilistiche tali da minacciare realmente l´Europa. Neanche in futuro. Anche ipotizzando il lancio di un missile nordcoreano contro gli Usa via Europa, si contraddirebbero le leggi della balistica. Da noi in Russia si dice: è lo stesso che cercare di toccare con la mano destra l´orecchio sinistro».