Stefano Lepri, La Stampa 31/3/2007, 31 marzo 2007
Dove ci sono i chicchi di granoturco arrivano i piccioni...». Provate a immaginare Tommaso Padoa-Schioppa che attraversa piazza San Marco a Venezia, con un sacchetto in mano, tentando di difendersi dai volatili (quei lumpen-pennuti, per dirla con Italo Calvino) che gli si affollano attorno importuni
Dove ci sono i chicchi di granoturco arrivano i piccioni...». Provate a immaginare Tommaso Padoa-Schioppa che attraversa piazza San Marco a Venezia, con un sacchetto in mano, tentando di difendersi dai volatili (quei lumpen-pennuti, per dirla con Italo Calvino) che gli si affollano attorno importuni. E’ lui a vedersi così, ha ha confidato a un economista-giornalista, e i piccioni sono colleghi di governo o parlamentari della maggioranza che vorrebbero sottrargli il «tesoretto»: il surplus di entrate fiscali che, per i primi 7,5 miliardi, lui vuole destinare a un più rapido risanamento dei conti. Solo l’ultimo degli exempla di un uomo che li escogita con pazienza (non è tipo da battute fuori programma). Lo ha sperimentato pian piano, nei dieci mesi da cui è al governo come ministro dell’Economia, questo uso di immagini e di proverbi che nella sua precedente attività di banchiere centrale sarebbe stato considerato balzano. Lui stesso ne ha parlato in termini autoironici, paragonandosi a quel «venditore balbuziente» che era diventato il più bravo «utilizzando la balbuzie con abilità e muovendo a compassione l’interlocutore». L’osteria Alla fase di difesa del «tesoretto» appartiene uno dei detti più recenti, pronunciato davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato giovedì 22 marzo: «se poi andiamo all’osteria e spendiamo tutto...». Largheggiando troppo adesso, spinti dall’ansia per le amministrative di maggio, si sarà costretti in autunno a una nuova stangata (sul tema dell’osteria anche il viceministro Vincenzo Visco: «Non possiamo oscillare come ubriachi tra crisi e risanamento»). Pulcinella Sferzante con chi gli chiedeva di aprire i cordoni della borsa, Padoa-Schioppa lo è stato all’uscita del consiglio dei ministri del 16 marzo: «Non dobbiamo fare come Pulcinella, che si credeva principe in sogno ed era sempre Pulcinella». Essenziale, per queste battute «alla Tps», è restare cortesemente impassibili, deadpan come si dice in inglese, senza dar l’idea di voler colpire; come quando si dice a un avversario che «le sue obiezioni saranno tenute nel conto che meritano». La vinaigrette Non ha portato fortuna la battuta escogitata per il pubblico francese, nell’intervista al quotidiano economico Les Echos il 5 febbraio. Padoa-Schioppa presentava l’Italia come «laboratorio politico dell’Europa», unico paese dove la sinistra estrema si assume responsabilità di governo: «I francesi hanno inventato la maionese, l’Italia il condimento per l’insalata con l’olio e l’aceto, e l’ha applicato alla politica: l’olio dell’Ulivo e l’aceto - il rosso della sinistra radicale - non si mescolano, ma formano una riuscita sospensione». La pelle dell’orso Più scontata la battuta del 3 gennaio, al Tg1, quando già altri ministri parlavano di «surplus» e calo delle tasse: «Il proverbio dice di non vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso. Quando le maggiori entrate saranno confermate si vedrà quale sarà la migliore destinazione; io non vedo che questo possa avvenire prima del 2008». Da allora, Padoa-Schioppa si è persuaso che l’orso è, perlomeno, caduto nella trappola. La lisca di pesce Con la Finanziaria in Parlamento, Padoa-Schioppa temeva che il Parlamento gliela svuotasse evocando «Il vecchio e il mare» di Ernest Hemingway: «Il pescatore torna al porto dopo aver pescato un grandissimo pesce e averlo legato all’esterno della barca. Si accorge, giunto a terra, che gli altri pesci hanno mangiato quasi tutta la preda». L’uso dell’immagine, ha spiegato, lo deve ad Altiero Spinelli, in un discorso del 1984 in cui esortava il Parlamento europeo a votare in favore dell’«Atto unico». Gli stucchi Più volte è tornata, dopo la Finanziaria 2007, l’immagine della ristrutturazione: «si sono spostati tramezzi, rifatti gli stucchi, ma le fondamenta sono rimaste al loro posto». O quella del tifone, dal «Tifone» di Joseph Conrad: «Dopo il tifone, la nave vede il porto. Qualche vela è strappata, qualche impalcatura è da riparare e sarà riparata. Ma la struttura è integra». Lucciole e lanterne Al varo della manovra 2007, i critici dissero che i progetti più ambiziosi di Padoa-Schioppa erano stati ridimensionati. In una intervista a La Stampa, il ministro dell’Economia rivendicò di aver ottenuto ciò che desiderava, una manovra incisiva: «D’accordo che non bisogna prendere lucciole per lanterne, ma neanche lanterne per lucciole. Questa è una lanterna». La balena bianca Dal «Moby Dick» di Herman Melville, un’immagine più complessa, e venata di ironia, che il ministro dell’Economia ha usato in una intervista al mensile The Banker: l’opera di risanare i conti pubblici italiani somiglia alla caccia del capitano Achab alla balena bianca, «e se la balena rappresenti la salvezza o la hybris è qualcosa che i lettori del libro devono decidere da soli». Forse verrà buona anche in futuro, questa.