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 2007  aprile 01 Domenica calendario

Benché significhi "La terra delle persone oneste", il nome di Burkina Faso ha un suono fiabesco, tanto più associato ai fagiolini

Benché significhi "La terra delle persone oneste", il nome di Burkina Faso ha un suono fiabesco, tanto più associato ai fagiolini. Io sono affezionato alla favola dei fagiolini del Burkina Faso, e perciò, quando è stata attaccata ad alzo zero, ci sono rimasto male. Così mi sono chiesto come stia la cosa coi fagiolini, e con questioni grosse come la solidarietà e l´altro mondo. Il Burkina sta in fondo alla classifica mondiale della povertà, e questo lo mette piuttosto in alto nell´impegno di Ong e organismi internazionali. Un´esperienza particolare riguarda l´Unicoop di Firenze, e ha messo insieme i volontari di Shalom, la Regione Toscana, il governo italiano e l´Unione europea, e due cooperative agricole burkinabé, che uniscono 8 mila lavoratori, in due zone, l´una nel bacino di un affluente del Niger, l´altra a nord della capitale. Qui, favorita dal Bamba, un lago naturale («Naturalissimo – dice commosso Sergio Staino, che ci è appena andato ”. Ci sono i coccodrilli!»), c´era da anni una coltura di fagiolini, importati in Francia. La Coop acquistava una parte della produzione, che arrivava con l´Air France a Marsiglia, e in Italia in camion. Un trasporto costoso e pletorico, gravato dalla mediazione grossista. Vi si aggiunse un disimpegno dei committenti francesi. La Coop, già impegnata in Burkina nelle adozioni e nel sostegno a un orfanotrofio gestito da suore, si propose un rapporto diretto con le cooperative. La Coop avrebbe comprato i fagiolini freschi, coltivati biologicamente, nel trimestre gennaio-marzo (quando manca la produzione italiana, e il mercato è coperto soprattutto dal Nordafrica, Egitto e Marocco), per 500 tonnellate all´anno (che potranno diventare 1.500) e intanto per 5 anni. Scomparsa l´intermediazione grossista, il trasporto è assicurato da un cargo settimanale dell´Alitalia Ouagadougou-Pisa, con un forte risparmio di tempo e denaro. Il rapporto diretto, la formazione professionale e la fornitura volontaria di mezzi (macchinari, frigoriferi), permettono di sventare la corruzione che insidia i progetti «dall´alto», e di favorire un´equa distribuzione fra i cooperanti. I produttori sono assicurati della continuità del lavoro, ricevono anticipazioni per gli investimenti, preparano altre produzioni – agli, cipolle – e realizzano un secondo raccolto promiscuo di fagiolini e mais, destinato al consumo interno. Il fagiolino è entrato anche nella dieta africana e ci sono prime richieste da altri paesi, come il Ghana. La resa di un ettaro di fagiolini è di circa 6 tonnellate (può arrivare a 9-10): per 1.000 tonnellate occorre piantare prudentemente 200 ettari. Si tratta comunque di superfici modeste. Modesta è anche l´impresa, ma sia la Coop toscana che la Regione, il presidente Claudio Martini e MassimoToschi (l´assessore a quei compiti strani: la Cooperazione, la Riconciliazione e il Perdono...), vi vedono un modo peculiare di perseguire la solidarietà, non solo nel paese destinatario, ma da noi: una "missione interna" che punta a coinvolgere nelle adozioni e nei progetti – e negli scambi diretti, i viaggi e gli incontri reciproci – una rete popolare, di soci delle cooperative, supermercati, parrocchie, Case del popolo. Sono alcune migliaia i cittadini toscani che si associano per le adozioni (anche con collette minute, perché un´adozione costa 200 euro), organizzano l´ospitalità, e imparano a conoscere i paesi lontani. Le adozioni fanno da traino alla presenza della Coop, dall´America Latina all´Asia, in collaborazione con l´Arci o con associazioni cattoliche. Sulla loro scia si instaurano iniziative produttive, dalle camicie in India ai giocattoli fabbricati da artigiani di Betlemme (gli stessi che non sanno più a chi vendere i loro presepi di legno). Anche in Burkina la Coop è arrivata seguendo un parroco di San Miniato, don Andrea Cristiani, e la sua Shalom, che opera lì da vent´anni, a scavare pozzi e salvare orfani. L´orfanotrofio vicino alla capitale aveva un centinaio di bambini – orfani dell´aids, i più – e oggi ne ha 300, e grazie all´invenzione di una pizzeria (!) e panetteria, a distanza di tre anni, dà lavoro a 25 persone, e, con un utile di 20 mila euro, è diventato autosufficiente. Questa era la storia, come la conoscevo, essendone, nel mio piccolo, sostenitore. Ed ecco che scoppia una polemica impetuosa, mossa da un articolo di Sabina Morandi su Liberazione, seguita da altri interventi di esperti di agricoltura e volontariato e da cronache piccanti - "rissa a sinistra" eccetera - su altri giornali. Morandi (che ringrazio per le spiegazioni) ha avuto la mano pesante: «una pessima idea», «davvero letale», «perniciosa», «coloniale». Quali sono le accuse? Di una – l´effetto serra aggravato dal trasporto aereo – meglio sbarazzarsi subito: con tutto il rispetto, ricorda l´ostilità di Lidia Menapace alla Pattuglia acrobatica perché fa rumore. Oltretutto si è visto che prima i poveri fagiolini arrivavano in aereo a Marsiglia e in camion da noi. L´accusa più seria evoca la «sovranità alimentare»: cioè il giusto proposito di legare quanto più è possibile l´agricoltura al consumo locale, riducendone la dipendenza, e impedendo che le colture per l´esportazione sostituiscano quelle per il mercato locale. L´argomento è ottimo, ma fuori luogo rispetto al caso specifico, dal momento che una coltura esistente è stata migliorata e più equamente remunerata, senza dissipazioni di risorse naturali. Ultima accusa: una concorrenza a prezzi stracciati rischia di rovinare gli agricoltori italiani, come i pomodorini chimici di Pechino spacciati per pomodorini di Pachino. Ma i fagiolini freschi burkinabè fanno concorrenza caso mai ad altre importazioni, di qualità minore e di prezzo maggiore, a scapito di produttori e consumatori. Di là dalla circostanza concreta, c´è poi l´enorme questione della protezione dell´agricoltura "ricca" contro quella povera, a meno che non ci si illuda che l´intera produzione del sud del mondo sia riconvertita, e alla svelta, al consumo interno. Per questo mi pare un peccato che una polemica così rumorosa (titolo di "Libero": «Produttori locali danneggiati dal terzomondismo della Regione rossa») abbia scelto un bersaglio così improprio. Oltretutto facendola apparire come un capitolo della presunta resa dei conti fra opposte sinistre. Discussioni così capitali e delicate meriterebbero di avvenire più equamente. Sentito da Liberazione, Alberto Zoratti, dell´Agices (Assemblea generale del commercio equo e solidale), ricorda che il commercio equo si costruisce «intorno a organizzazioni equosolidali del Sud, essenzialmente cooperative», che è la condizione rispettata dai nostri fagiolini; e dice altre cose interessanti. Ma anche che «Terra Equa (il nome dell´impresa toscana) è un progetto di cui non abbiamo informazioni e crediamo che sia compito di Coop chiarire», e che «esportare il fagiolino ai produttori del Burkina forse fa bene, forse no». E allora? Antonio Onorati, dell´Ong Crocevia, chiede polemicamente se i fagiolini siano una coltivazione biologica. La risposta è: Sì. Sostiene Onorati che l´agricoltura da proteggere in Africa è soprattutto quella familiare: ma anche contro quella cooperativa? E conclude che Toscana e Coop spacciano per cooperazione «un´operazione puramente commerciale», una banale delocalizzazione: è così? La Coop mi fornisce le seguenti cifre (per kg). 0,762 ࿬ è il prezzo del fagiolino pagato alla cooperativa, contro circa 0,40 pagato al contadino in Italia; ancora meno riceve il contadino in Egitto e Marocco. Alla Cooperativa vanno inoltre 0,238 ࿬ per la messa in scatola e il trasporto all´aeroporto, per un totale di 1 euro. Circa 1,35 ࿬ è il costo del trasporto aereo. I fagiolini arrivano dunque in Italia a 2,35 ࿬ al kg. Con i costi ulteriori (trasporto agli stabilimenti di lavorazione e confezionamento, costo di confezionamento e trasporto ai magazzini) si arriva a 2,8 ࿬ al kg. I consumatori pagano i fagiolini alla Coop, in confezioni di 750 gr., l´equivalente di 3,50 euro al chilo (molto meno sfusi). Dal mio fruttivendolo i fagiolini costavano oggi 5,50 euro. Ecco: è stato un po´ noioso, ma ora se le Jene vi chiedono quanto costano i fagiolini, saprete rispondere.