Varie, 1 aprile 2007
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LABEOUF Shia
LABEOUF Shia Los Angeles (Stati Uniti) 11 giugno 1986. Attore • «[...] pupillo di Spielberg [...] dopo aver quasi rubato lo schermo a Keanu Reeves in Constantine e aver vinto il box office con Will Smith in I Robot ha avuto ottime critiche anche in Bobby. un ex attore bambino del serbatoio Disney Channel [...]» (Giovanna Grassi, ”Corriere della Sera” 31/3/2007) • «Il nuovo Tom Hanks. Così è stato ribattezzato [...] Un nome assurdo? E’ meglio che lo memorizziate e cominciate a pronunciare a voce alta davanti allo specchio della casa al mare: sciaia labuff. Anche se l’attore protagonista di "Transformers" somiglia di più a John Cusack, di cui sembra il fratello minore, è ovvio che il paragone con Tom Hanks è legato più al futuro da superstar che non alla fisiognomica. [...] Di Tom Hanks e di James Stewart [...] possiede quella qualità particolare di poter essere sempre credibile ed amabile senza dover strafare e senza il sex appeal di un Colin Farrell o Ewan McGregor. A Shia si vuole bene sempre. A Shia si crede. [...] Padre tossicodipendente e madre coraggio che lo alleva a New York dove il bambino già a 11 anni si guadagna il pane come cabarettista. D’altronde buon sangue non mente. Il nonno era un comico. Come comincia a fare l’attore? Semplice: per fare soldi. Madre e figlio sono così poveri che lui si getta di provino in provino, di pubblicità in pubblicità, per aiutare lei a sbarcare il lunario. Ecco spiegato parte del miracolo LaBeouf. Ecco spiegata la maturità espressiva e quello sguardo vissuto nonostante i ventuno anni. Il ragazzo era un adulto già da adolescente. Il resto lo fa Jon Voight. Il papà di Angelina Jolie incontra Shia sul set dell’interessante commedia avventurosa Disney Holes (2003) dove LaBeouf è protagonista. Colpito dal talento del ragazzo, Voight lo avvicina e per la prima volta lo convince a forza di aneddoti e consigli a prendere in considerazione la carriera d’attore anche da un punto di vista artistico e non solo da quello economico. A Shia si aprono gli occhi. Recitare è anche un’arte che si può affinare. Eccolo studiare la carriera di Voight, sviluppare l’impressionante abilità di improvvisare (retaggio del cabaret inventato ogni sera) e conquistare nel giro di quattro anni tutti i registi di Hollywood. [...]» (Francesca Alò, ”Il Messaggero” 8/8/2007) • «A 12 anni ha preso le pagine gialle sotto la voce agenzie, ha finto un accento britannico e ha cominciato a chiamare chiedendo se avevano sentito parlare di questo incredibile ragazzino chiamato Shia LaBeouf. Poi, quando finalmente una agenzia abboccò, la mamma, Shayna, gli disse: ”Tesoro, un giorno Steven Spielberg si innamorerà del tuo talento e verrà a cercarti”. Una frase che migliaia di mamme hanno detto a migliaia di figli malati del morbo di Hollywood, dal desiderio di diventare una stella del cinema. Ma nel caso di Shia il sogno suo, e della mamma, è diventato realtà. Dopo un paio di film televisivi per Disney Channel e parti minori in film come Constantine, Io, Robot [...] in Bobby, è stato appunto notato da Steven Spielberg, che ha visto in lui ”il nuovo Tom Hanks” e lo ha voluto come uno dei principali protagonisti di Disturbia, remake del classico hitchockiano La finestra sul cortile dopo avergli affidato la parte principale in Transformers. [...] ”Quando ho visto la prima volta Harrison che usciva dalla roulotte con il suo cappellaccio in testa non ho capito più niente [...] Non vorrei essere da nessun altra parte che su un set. Recitare per me è tutto. Viene prima della mia famiglia, viene prima della mia felicità. La felicità è temporanea, questo è per sempre [...] Il cognome è francese e significa manzo. Il primo nome è ebraico e significa dono di Dio. Dunque il mio nome significa grazie per la carne. Un po’ strano, lo so. Ma viene da mio padre, da mio nonno, dai miei avi e ne sono orgoglioso [...] I miei genitori erano hippies, mio padre era un mimo che vedeva stupefacenti ed è stato un eroinomane, mia mamma faceva collanine. Sono cresciuto tra le droghe e ho visto così tanto che non mi interessano. Tutto quello che ho fatto potrebbe andare via con una bevuta di troppo e sarei proprio un imbecille. La mia vita deve essere perfetta, non posso altrimenti pensare di avere una carriera come quella di Tom Hanks”» (Lorenzo Soria, ”La Stampa” 12/8/2007) • «L’attore americano Shia LaBeouf, 21 anni, è stato arrestato a Chicago, nella notte tra sabato e domenica dopo aver rifiutato di andarsene da un grande magazzino, probabilmente ubriaco. Il The Chicago Tribune scrive che la giovane star di Disturbia e Transformers è stato scarcerato domenica dopo il pagamento di una cauzione» (’Corriere della Sera” 6/11/2007) • «Se sentendo parlare di Shia LaBeouf la vostra risposta è ”chi?”, allora non andate al cinema troppo spesso. Oppure, siete degli assidui frequentatori di cineclub, cinema d’essai e cineforum rigorosamente d’autore. Il giovanotto di cui sopra, infatti [...] è uno degli attori più pagati di Hollywood. Ma non solo: è l’attore che più fa guadagnare gli studios. Lo dice l’annuale ”Hollywood’s best actor for the bucks” redatta dalla bibbia del capitalismo Usa, la rivista Forbes , che classifica i migliori attori quanto a ritorno economico, stilata dividendo i guadagni di almeno tre film fatti negli ultimi cinque anni (esclusi quelli d’animazione) per il budget della pellicola e i costi di promozione. Il risul tato gli americani lo chiamano ”return of investment” (da qui in avanti indicato come ”roi”). Al primo posto di questa classifica c’è il pupillo di Spielberg, Shia LaBeouf appunto, che per ogni dollaro che è stato pagato per i due Transformers e anche per l’ultimo Indiana Jones (Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo ) ha garantito alla Dreamworks un ritorno medio di 160 dollari (112 euro). Film blockbuster che LaBeouf in qualche modo si fa perdonare dai cinefili mettendo poi il suo talento al servizio di opere superindipendenti come Guida per riconoscere i tuoi santi di Dito Montiel, che nel 2006 vinse come miglior regia e il premio speciale della giuria per l’intero cast al Sundance film festival. [...]» (R. S., ”Corriere della Sera” 31/8/2009).