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 2007  aprile 01 Domenica calendario

DALL’INVIATO A GENOVA


La ricetta per spingere sul pedale della produttività, secondo Confindustria, passa attraverso i contratti. O meglio, passa attraverso una profonda revisione dei meccanismi che regolano i salari. L’idea è «pagare di più e meglio». Come? Alleggerendo il carico fiscale, a cominciare dalle ore di straordinario oggi gravate da un vero e proprio eccesso di tasse e contributi. Che non solo frenano la crescita della produzione, ma lasciano a spazio a vere e proprie distorsioni: non è un mistero per nessuno che molti imprenditori arrivino anche a pagare in nero i loro dipendenti pur di assicurarsi ore aggiuntive di lavoro. «Lo straordinario - chiarisce il presidente della Piccola Industria Giuseppe Morandini - deve essere reso utilizzabile dalle aziende facendolo diventare prima di tutto conveniente per i nostri lavoratori, evitandogli lo scatto dell’aliquota marginale Irpef. E intervenendo sulla contribuzione per le imprese non sia quella devastante dell’attuale quasi 40%».
L’idea che Confindustria cercherà di affermare a palazzo Chigi, dunque, è quella di intervenire essenzialmente sulle politiche contrattuali. Spiega il direttore generale Maurizio Beretta: «si tratta di spostare una parte importante del salario sul secondo livello», quello legato alla contrattazione aziendale, legandolo innanzitutto «in maniera limpida ai risultati». Intervento che rende inevitabile «rivedere anche il primo livello», i contratti nazionali. Perchè è chiaro che non si può pensare di concedere aumenti di salario sia al livello nazionale che a livello aziendale. Terreno delicato questo, per la nota avversione del sindacato (della Cgil, innanzitutto) ad affrontare l’argomento.
Per «scongelare» gli straordinari secondo le imprese lo strumento ideale è quella della decontribuzione, a cominciare dal prelievo straordinario sugli straordinari, e non della defiscalizzazione come invece chiedono Cgil, Cisl e Uil che pure sollecitano interventi per recuperare il potere d’acquisto dei salari. Questo perchè «assicura già di per sè una ripartizione dei benefici» tra azienda e lavoratori, cosa che invece non avviene per i benefici fiscali. A meno che non si individui una soluzione simile a quella del cuneo fiscale. Il fisco, per Confindustria, resta a tutti gli effetti un elemento fondamentale per aumentare la competitività del paese ed attrarre nuovi investimenti esteri. Tanto più ora che la Germania ha deciso di tagliare di 9 punti il prelievo sulle imprese. «Nel 2008 fatta 100 la tassazione in Italia, la Germania scenderà a 80. Saremo così il paese con la più alta tassazione sui redditi d’impresa» ha denunciato ieri Montezemolo. E visto che la Germania è il nostro primo partner commerciale, e come noi ha un alto tasso di produzione manifatturiera, è naturale, obbligatorio, mettersi in scia ai tedeschi. Nel governo, il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa questo problema l’ha compreso, e due settimane fa a Cernobbio ha proposto di destinare alle imprese i prossimi tagli delle tasse, ma è stato subito subissato dalle proteste della maggioranza e dei sindacati. Vista dalla prospettiva dei tavoli governo-parti sociali che procedono già stancamente, si rischia insomma l’impasse. Per questo dietro le quinte del convegno di Genova ieri si è anche parlato di stralciare il tema produttività dai tavoli della concertazione per farne un provvedimento di legge ad hoc. Ed evitare così di perdere l’ennesimo treno. /