Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Chiuso il Lingotto, così si presenta la sinistra
Chiusa la tre giorni del Lingotto, che ha candidato Matteo Renzi a segretario del Partito democratico, ascoltati i discorsi di Andrea Orlando (ieri) e di Giuliano Pisapia (l’altro ieri), possiamo affermare quanto segue. La sinistra andrà alle prossime elezioni politiche, nel 2018, con almeno quattro formazioni: il Partito democratico, il Campo progressista di Pisapia, Sel (Fratoianni-Vendola) e il Movimento dei Democratici e Progressisti, ossia gli scissionisti del Pd, vale a dire Bersani-D’Alema e gli altri. Il Pd sarà guidato, salvo catastrofi, da Matteo Renzi, che i sondaggi dànno al 53% contro Andrea Orlando intorno al 30-35 e Michele Emiliano intorno all’8-10. Si vota (primarie) il 30 aprile. Giuliano Pisapia, che è stato un bravo sindaco di Milano, potrebbe mettere insieme tutti gli altri e in questo modo le formazioni non-Pd di quell’area avrebbero una ragionevole probabilità di superare i vari sbarramenti ed entrare in Parlamento. Chi sarà, eventualmente, il leader di questi qui? Problema, nell’area ci sono pezzi piuttosto grossi. Ma, diciamo, probabilmente si accorderanno proprio per Pisapia. Pisapia l’altro giorno ha detto: «Noi non abbiamo nemici» alludendo a Renzi, volendo cioè dire che, per quanto lo riguarda, un’alleanza con Renzi, dopo il voto, non è affatto da escludere. A meno che Renzi non insista nello stare insieme ad Alfano e a Verdini, nel qual caso nessuna alleanza sarebbe possibile. Nenche Orlando vuole mettere paletti, ma piuttosto costruire ponti. Il che significa che se per ipotesi l’attuale ministro della Giustizia arrivasse alla segreteria, segnando la fine politica di Renzi (almeno per il momento), un’alleanza di tutti col Pd sarebbe non solo possibile ma pressoché certa. Al punto che, eliminato l’ostacolo più grosso, i vari D’Alema e Bersani potrebbero rientrare in tutta fretta nel Pd e metter fine alla scissione. D’altra parte, uscita questa sinistra, s’è subito formata dentro il Pd un’altra opposizione a Renzi, capitanata soprattutto da Orlando. Si sono già schierati col ministro della Giustizia la Finocchiaro, Zingaretti governatore del Lazio, Sandra Zampa e soprattutto Prodi.
• Lei mi ha un bel modo di raccontare, invece di partire dal protagonista, cioè Renzi, comincia con i minori.
Paragono i discorsi di Renzi nel 2014 con quelli di ieri e dell’altro ieri e mi cascano abbastanza le braccia. Tre anni fa lo zaino del fresco premier era pieno di proposte - il Senato da depotenziare, la legge elettorale che doveva consegnarci un vincitore la sera stessa dello scrutinio, il Jobs Act eccetera eccetera - rispetto alle quali la merce esibita venerdì e ieri sembra ben poca. Ma forse i discorsi non sono così importanti, e una volta pronunciati subito si dimenticano.
• Che cosa ha detto ieri?
Bisogna star vicino agli ultimi perché «questa è la sinistra, non chi canta bandiera rossa col pugno chiuso». «Bisogna crearlo il lavoro non farci i convegni». Sui fatti di Napoli di sabato :«Non possiamo allearci con un sindaco che si schiera dalla parte di chi sfascia una città come Napoli per non far parlare un deputato, anche se questo deputato è Salvini». Non una parola su Lotti (presente) o sul padre, ma solidarietà piuttosto a Virginia Raggi perchè «noi siamo dalla parte della giustizia che qualcuno, anche nel nostro campo, ha confuso col giustizialismo. Non si può essere garantisti a giorni alterni». Difesa della leadership: «Non vogliamo un partito di correnti e caminetti, c’è bisogno di più leader non di meno leader. Quello senza leadership è un modello sbagliato». Elogio dei giovani: «Abbiamo bisogno di idee, specialmente dei quarantenni. C’è una generazione nuova, quella dei millennials, piena di valori, che non siamo riusciti a prendere. Mettiamoli alla prova. Ascoltiamoli. Ci rottameranno? Pazienza!». Elogio dei vecchi: «Gli anziani sono il nostro riferimento più forte a livello elettorale e abbiamo bisogno di loro. Re-innamorarsi della politica anche quando si ha una certa età è una cosa bella».
• Sui suoi avversari, Orlando ed Emiliano?
Ha augurato buon lavoro a Orlando e Emiliano. Però Emiliano, da governatore della Puglia, fa il morbido sulla questione dei vaccini e non vieterà ai non vaccinati di entrare a scuola, come vorrebbe il governo. Su questo Renzi lo ha attaccato.
• Gentiloni?
Era presente in sala, è stato accolto da un lunghissimo applauso. Forse, proprio per via della sua flemma e della sua tendenza a non apparire, l’uomo nuovo di quello schieramento è proprio lui. Chi sa che Renzi, tornato segretario, non decida di lasciare a lui Palazzo Chigi (crediamo di no).
• È vero che sono accorsi in tanti al Lingotto, al punto che un sacco di gente ha ascoltato i relatori restando in piedi?
Sì, si sono contate più di cinquemila persone.
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