CorrierEconomia, 13 marzo 2017
Ma quanto vale la paga di un manager?
Quanti dipendenti «vale» un amministratore delegato? O, meglio, quanti stipendi medi ci vogliono per arrivare al super compenso del top manager? In gergo si chiama «pay ratio»: il rapporto tra la remunerazione del numero uno e il costo medio unitario del lavoro. Negli Usa le corporation devono comunicare il dato da quest’anno (a meno di inversioni di rotta volute dall’ amministrazione Trump). In Italia, dove non ci sono obblighi a riguardo, gli ultimi dati disponibili per arrivare al «pay ratio» sono stati pubblicati nella primavera del 2016 e si riferiscono ai conti del 2015. Certo, la classifica in questa pagina va letta nel modo giusto, con le posizioni ponderate in base alle situazioni. Prendiamo per esempio il primo caso della lista, dove lo scostamento è più alto: il colosso delle costruzioni Salini Impregilo. Ha cantieri in tante parti del mondo: molti sono in Paesi con stipendi medi e un costo della vita ben più bassi che in Occidente. Situazioni simili valgono per altri. Le peculiarità riguardano, tra i vari punti, anche i compensi al vertice, a volte più alti per circostanze una tantum come i bonus legati a situazioni speciali. Senza contare i risultati del management e gli utili, spesso consistenti, registrati. Per citare due esempi: Adil Mehboob-Khan che ha poi lasciato Luxottica a gennaio 2016, a ridosso di fine esercizio; e Giampiero e Carlo Pesenti di Italmobiliare, che nel 2015 hanno annunciato la cessione di Italcementi a Heidelberg, perfezionata nel 2016.
«Da noi non ci sono le distanze stellari tra gli stipendi di executive e impiegati degli Usa – spiega Sandro Catani, di Mercer Italia – ma la trasparenza farebbe comunque bene. Le aziende sane non temono di mostrare questi gap retributivi». A suo parere, la business community italiana può fare nuove scelte, «evitando che la pressione populista introduca regole peggiori». Quali strade? «Il Codice di Autodisciplina delle quotate potrebbe inserire la pay ratio tra i suoi principi, proseguendo nella diffusione delle buone pratiche di governance. Quindi, niente norme ma stimolo e imitazione». In queste settimane i primi bilanci 2016. Si vedrà se e come variano gli scostamenti tra piani alti e impiegati comuni.
Sono stati selezionati i 50 top manager dei principali gruppi con il compenso 2015 più alto (stock option incluse). Di questi è stato calcolato il «pay ratio» (senza la parte «equity» e le liquidazioni, da prassi internazionale). I dati sono determinati per gruppo (controllate incluse).
IL RANKING Dati pubblicati nel 2016 (conti 2015)
1 Pietro Salini (Salini Impregilo) 523 (il numero di stipendi medi aziendali necessari per arrivare
al compenso del top manager) 8.885.149 (Totale compenso in euro)
2 Adil Mehboob –Khan (Luxottica) 397
– 13.514.998
3 Patrizio Bertelli (Prada) 234 – 13.311.000
4 Miuccia Prada (Prada) 232 – 13.236.000
5 Sergio Marchionne (Exor Fiat Chrysler) 225 – 11.497.900
6 Carlo Pesenti (Italmobiliare Italcementi) 155
– 10.412.298
7 Alberto Bombassei (Brembo) 116 – 5.200.000
8 Andrea Abbati Marescotti (Brembo) 86 – 3.872.843
9 John Elkann (Exor Fiat Chrysler) 81 – 4.145.100
10 Giampiero Pesenti (Italmobiliare Italcementi) 80 – 5.387.328
11 Claudio Lautizi Salini Impregilo 1.332.396 78 (media)
12 Matteo Tiraboschi Brembo 3.405.507 76
13 Roberto Colaninno Immsi (Piaggio) 2.180.000 75
14 Massimo Vian Luxottica 2.520.980 74
15 Francesco Caltagirone Caltagirone (Cementir H.) 3.503.000 60
16 Mario Greco* Assicurazioni Generali 3.275.444 58
17 Federico Ghizzoni* Unicredit 3.230.858 58
18 Remo Ruffini Moncler 2.884.460 55
19 Giovanni Castellucci Atlantia (Edizione) 2.759.582 52
20 Marco Patuano* Telecom Italia 2.453.000 48
21 Giuseppe De’ Longhi De’ Longhi 1.600.000 47
22 Michele Norsa* Salvatore Ferragamo 2.383.783 45
23 Diego Della Valle Tod’S 1.840.800 45
24 Fabio De’ Longhi De’ Longhi 1.437.400 42
25 Francesco Starace Enel 2.598.714 40
26 Rodolfo De Benedetti Cofide (Cir) 1.946.470 39
27 Fedele Confalonieri Mediaset (Fininvest) 3.584.650 38
28 Carlo Messina Intesa Sanpaolo 2.330.000 38
29 Francesco Caio Poste Italiane 1.447.968 36
30 Giuseppe Bono Fincantieri 1.474.104 35
31 Gianmario Tondato da Ruos Autogrill (Edizione) 1.157.118 33
32 Carlo Malacarne Snam 2.064.000 33
33 Fabrizio Viola* Monte dei Paschi di Siena 1.915.672 29
34 Giuseppe Vita Unicredit 1.581.698 28
35 Robert Kunze-Koncewits Davide Campari 1.579.026 28
36 Gaetano Miccichè Intesa Sanpaolo 1.683.000 27
37 Claudio Descalzi Eni 2.435.000 26
38 Pier Francesco Saviotti Banco Popolare 1.929.307 25
39 Alberto Nagel Mediobanca 2.753.304 25
40 Mauro Moretti Leonardo – Finmeccanica 1.676.000 25
41 Ernesto Mauri A. Mondadori (Fininvest) 1.648.000 23
42 Matteo Del Fante Terna 1.752.126 22
43 Stefano Saccardi Davide Campari 1.189.402 21
44 Victor Massiah Ubi Banca 1.579.774 21
45 Paolo Marchesini Davide Campari 1.184.435 21
46 Renato Pagliaro Mediobanca 2.250.369 20
47 Carlo Bozotti StMicroelectronics 1.123.365 20
48 Gabriele Galateri di Genola Assicurazioni Generali 1.059.578 19
49 Francesco Saverio Vinci Mediobanca 2.164.165 19
50 Luca Garavoglia Davide Campari 1.045.000 18
I compensi non includono la parte «equity»
* Ha lasciato l’azienda Fonte: Elaborazioni L’Economia