Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  marzo 13 Lunedì calendario

Perché conviene crearsi un’identità digitale

Per iscrivere i figli a scuola, accedere ai servizi dell’Inps o cambiare la residenza, a fine anno ti basterà (forse) un solo nome utente e una sola password. E non dovrai neanche uscire di casa, potrai fare (quasi) tutto dal tuo computer o dal tuo smartphone. Si chiama Spid, Sistema pubblico di identità digitale. In pratica, è un documento di identificazione online del cittadino per utilizzare i servizi pubblici su internet. Se verrai fermato in auto dai Carabinieri, non potrai certo mostrar loro il tuo codice Spid: si tratta di un’identità secondaria. Che però identificherà in modo diretto Francesco Rossi, con una sola password, presso i portali di Inps, Inail o Aci, per fare qualche esempio. Per il cittadino non diventerà obbligatorio, ma per la pubblica amministrazione sì. 
Entro il 2017 tutta la Pa dovrà aderire a questo programma, poi dipenderà da quali servizi attiveranno. Ad oggi in Campidoglio hanno attivato 60 servizi, tra l’anagrafe e l’edilizia. A Bari ne hanno integrati circa 15, a Firenze puoi dichiarare online la Tari e iscrivere i bambini all’asilo. Di recente hanno aderito tra gli altri pure il Comune di Trento e quello di Bologna. Per il resto degli 8mila e 100 Comuni, si vedrà come e quanto faranno. Per ora hanno aderito 3mila e 720 amministrazioni pubbliche in tutto, compresa la Guardia di Finanza e l’Agenzia del Farmaco. In quel numero rientrano anche 11 Regioni su 20, e qualche Università, come il Politecnico e la Sapienza. In tutto le amministrazioni che si devono attivare sono 22mila, a quanto ha riferito il direttore dell’Agenzia italiana per il digitale, Antonio Samaritani, alla Camera. 
I REQUISITI 
A fine febbraio sono state erogate un milione e 241mila 393 identità Spid in tutta Italia. Merito, anche, del bonus cultura per i nati nel 1998: l’hanno richiesta in 361mila per ottenere i 500 euro. Presto sarà attivo anche per i nati nel ‘99. E allo stesso modo anche i docenti hanno una loro convenienza: attivare Spid è l’unica via per utilizzare i 500 euro messi a disposizione per l’aggiornamento professionale. Per poter richiedere l’Ape, l’anticipo finanziario a garanzia pensionistica, sarà poi necessario compiere lo stesso iter. La gestione del sistema Spid sta in capo all’Agid, l’Agenzia italiana per il digitale. Per ottenere Spid basta avere 18 anni e rivolgersi (via internet, oppure fisicamente) ai cinque gestori di identità digitale che sono stati accreditati dal governo. 
Sono i gestori privati a identificarti, non lo Stato. Così è stato deciso quando si è partiti con il progetto: lo Stato non stanzia nemmeno un euro per Spid, se ne occupino le società private del settore, a titolo gratuito. Così da creare e abilitare un mercato innovativo. Ovviamente previo accreditamento e protocolli di sicurezza stringenti. Siamo tra i primi in Europa a fare qualcosa del genere, e chi è partito con sistemi omologhi ha deciso di metterci dei soldi, soprattutto per garantire la sicurezza e la diffusione. La spesa pubblica italiana su Spid è stata quindi uguale a zero? Sulla Agenzia digitale, Samaritani, che la dirige, ha detto: «Abbiamo un contributo del ministero dell’Economia e delle finanze di 9,5 milioni di euro, tutto il resto sono attività che ci costumiamo su progetti». E ha denunciato: «Se si fa un conto banale delle risorse e delle strutture è chiaro che non abbiamo una macchina nelle condizioni di garantire, oggi, il percorso istituzionale a cui dobbiamo assolvere». 
Che si sia speso troppo poco, o troppo, non stupisce il vespaio di polemiche che si è scatenato sulla sicurezza di questo sistema. E i documenti di WikiLeaks che dimostrerebbero che la Cia può entrare nelle vite di tutti noi attraverso telefonini e tv certo non conforta: con questa tecnologia siamo davvero al sicuro? «La sicurezza assoluta non esiste», risponde uno che se ne intende, come Roberto Baldoni, a capo del Cis, Centro di Ricerca in Cyber Intelligence and Information Security della Sapienza di Roma: «C’è un rischio associato a tutto l’utilizzo di qualsiasi tecnologia informativa», spiega, «Detto questo, penso che visto che in Italia siamo pieni di progetti che non hanno mai visto la luce e in questo caso siamo all’avanguardia in Europa, dobbiamo entrare nel futuro, intercettare l’innovazione e portare il Paese di qualche passo più avanti». 
Recentemente, però, le polemiche si sono fatte feroci. I giornalisti del Fatto Quotidiano hanno dimostrato che con se con un documento falso o rubato si può ottenere i codici di accesso ai dati sensibili di un’altra persona. E come ci riassume Paolino Madotto, consulente per l’innovazione ed esperto di Spid, sono state sollevate numerose criticità proprio sulla sicurezza: «Come può il cittadino difendersi se qualcuno gli ruba l’identità? Nel deep web è facile procurarsi un documento falso. Ci si chiede, anche, perché non esista un portale dal quale io cittadino posso verificare se esistono delle identità digitali a mio nome: tutti sappiamo quante sim contraffatte circolino in Italia, solo che se accadesse con Spid potrebbe esserci un accesso a dati molto sensibili». 
PROBLEMA PRIVACY 
Ma se io non voglio correre rischi, posso rifiutarmi di fare Spid? Madotto suggerisce la creazione di un registro, simile a quello per l’Opposizione dei numeri telefonici, in cui tu che non vuoi identificati con Spid abbia la possibilità di chiarire che nessun profilo attivato a tuo nome sarà da ritenersi veritiero. Baldoni chiarisce: «Stiamo entrando in futuro completamente digitale, io spingerei al massimo per l’adozione di progetti di trasformazione. Penso che se dopo aver informato i cittadini del livello di sicurezza di Spid ci si rendesse conto che c’è questa necessità, non escludo che vada creato un registro che tenga conto della volontà delle persone di non attivare la propria identità digitale». Chiediamo al professore se lui utiliza una sola password e un solo nome utente per accedere a diversi servizi online. «Ho una cinquantina di password diverse. Ma so come gestirle, attraverso un software che ritengo sicuro. Non penso che il cittadino medio possa farlo: perciò ha bisogno di poter usare i servizi nel modo più semplice e anti-burocratico possibile». 
****

Ecco le cinque mosse per ottenere il documento online Per attivare l’identità digitale, bisogna prima di tutto armarsi di santa pazienza. Secondo: tenervi liberi davanti al computer dai 50 minuti alle 24 ore (non di seguito). Terzo: fatevi assistere da qualcuno che sappia usare pc, webcam, scanner, email, smartphone. Libero ha provato per voi. 
Fase 1 Connettiti. Ci colleghiamo al sito del governo www.spid.gov.it, che specifica avremo bisogno di un indirizzo email, di un numero di telefono di cellulare, di un documento di identità e della tessera sanitaria. 
Fase 2 Che fai, paghi? Per iniziare devi registrarti a un sito di identificazione. Alcuni sono a pagamento. Come Aruba, Poste se la registrazione è a domicilio, InfoCert e Tim id se si opta per la webcam. Dai 15 ai 20 euro più Iva. Se non vuoi sborsare un euro tre possibilità: vai di persona in Posta, o ti rechi nell’ufficio più vicino di InfoCert e Sielte. Infine, puoi identificarti con Sielte via webcam, gratis, o con Poste online. Optiamo per Sielte via webcam. Anche perché l’ufficio più vicino al computer da cui facciamo questo test (nel Varesotto) è a mezz’ora di macchina. Occhio: sinceratevi di avere una webcam che funzioni e un programma per poter parlare con l’operatore che vi chiamerà, come scoprirete. Come Skype, Messenger, Google Hangouts o Cisco Webex. Se scegliete il nostro stesso percorso, fotografate o scannerizzate i documenti prima di iniziare. 
Fase 3 Si comincia. Compiliamo i moduli. Attenzione al consenso al trattamento dei dati: siete certi che vogliate dare tutti questi dati sensibili come email o telefono alla società per fini di marketing? Basta non dare l’assenso a tutte le autorizzazioni. Il sistema ci fa caricare fronte e retro dei documenti scannerizzati o fotografati. 
Fase 4 Prendi appuntamento e aspetta. Ora il sito chiede a che ora vogliamo essere chiamati via internet per la fase finale. Possiamo scegliere soltanto un orario del giorno dopo (dalle nove del mattino alle 18 circa nel nostro caso). Prenotiamo e chiudiamo tutto, se ne riparla domani. 
Fase 5 chatta con Cristina A noi accade poi un colpo di fortuna, non possiamo sapere statisticamente quante volte capiti. Dopo un paio d’ore siamo infatti davanti al pc con Skype aperto e sorpresa ci contatta Cristina, si identifica come operatrice Sielte, chiede se siamo già disponibili. Cristina è professionale. Riusciamo a scucirle soltanto che chiama dalla Sicilia (Sielte ha sede legale nel catanese), per il resto è interessata solo alla conferma dei nostri dati. Confermiamo tutto, mostriamo alla webcam i nostri documenti, lei registra. La chiamata dura 7 minuti. «La fase di identificazione è andata a buon fine». Ci inviano una mail con i codici. Siamo in possesso della nostra identità digitale. Nel nostro Comune non l’hanno attivata, non abbiamo figli alle elementari, non siamo né docenti né 18enni che devono richiedere un bonus. Ma, evviva, siamo tra i cittadini più moderni d’Europa. Speriamo di usarla entro due anni, o il gestore della nostra identità ce la revocherà e dovremo ricominciare da capo. Tempo impiegato da inizio a fine processo: due ore e mezzo.