CorrierEconomia, 13 marzo 2017
Bezoz Vs Ma. Il loro business del futuro è nello spazio. Uno farà consegne sulla Luna, l’altro scommette sui satelliti
AMAZON JEFF BEZOS
Fra poco i pacchi Amazon li vuole portare sulla luna. Non c’è limite alle ambizioni di Jeff Bezos, il fondatore e amministratore delegato della regina dell’ecommerce. È il numero uno al mondo nel settore, ma sa di non poter dormire sugli allori perché incalzato dai concorrenti come il cinese Alibaba e la catena di supermercati Walmart. E così Bezos guarda oltre: non a caso è considerato un visionario. Con la sua azienda spaziale Blue Origin vuole lavorare con la Nasa per riportare l’uomo sulla Luna e farcelo rimanere, in una «colonia», per rifornire la quale attiverebbe il servizio di spedizioni Amazon.
Nell’attesa dell’avventura lunare, che potrebbe concretizzarsi nel 2020, Bezos continua a espandere il suo impero sulla Terra e ad accumulare trofei. L’ultimo è l’Oscar conquistato da Casey Affleck, il protagonista del film «Manchester by the Sea», finanziato e distribuito da Amazon Studios: un premio alla strategia di offrire contenuti di qualità (anche musica oltre ai video) agli abbonati al servizio Prime, i più fedeli nel fare shopping su Amazon. Il prossimo passo potrebbe essere il lancio, a partire dall’America, di un abbonamento tv in streaming con un pacchetto di canali, compresi quelli sportivi.
E dopo aver rivoluzionato il modo di comprare libri e fare la spesa, Bezos ora pensa di entrare anche nelle comunicazioni: i suoi laboratori stanno sperimentando l’uso degli speaker intelligenti Echo, quelli con l’assistente virtuale Alexa – un grande successo commerciale lo scorso Natale – per telefonare via Internet. Sarebbe una sorta di Skype attivato con la voce e potrebbe servire anche come intercom in casa.
Ma perfino Bezos sente il richiamo del mondo fisico: per mostrare quanto è brava Alexa e quanto è cool tutto l’universo Amazon, questa primavera aprirà il suo primo negozio a New York: una libreria nel Time Warner Center, a Manhattan.
ALIBABA JACK MA
Lo abbiamo celebrato l’ultima volta l’11 novembre, quando le sue piattaforme di ecommerce hanno venduto ai cinesi prodotti per 17,8 miliardi di dollari in 24 ore. Ma da allora Alibaba e Jack Ma non si sono fermati un solo giorno. Il suo nome mandarino è Ma Yun, che significa Cavallo Nuvola. Ed è stato il primo cinese a galoppare a New York per incontrare Donald Trump appena eletto presidente. Gli ha promesso di aprire il mercato cinese a un milione di piccole imprese Usa che potranno creare un milione di posti di lavoro americani. Lo considerano un ambasciatore del business capace di scongiurare una guerra commerciale Washington-Pechino.
Però il sorridente Jack Ma Yun da Hangzhou, sa anche essere tagliente. A Davos, sul neo-protezionismo di Trump ha detto: gli Stati Uniti hanno gua-
dagnato enormemente dalla globalizzazione, sperperandone i benefici perché non li hanno fatti arrivare alla loro società civile. Ha elencato le «13 guerre che l’America ha combattuto negli ultimi trent’anni a un costo di 14,2 trilioni di dollari».
Per quanto riguarda Ali-
baba, quotata a Wall
Street, l’uomo (geniale)
chiamato Cavallo ripete
che la sua strategia è di
globalizzare il gruppo, che ora dipende per l’83% degli utili dal mercato cinese, portandolo in dieci anni a generare il 50% all’estero. Punta anche sull’Italia e sui suoi prodotti inimitabili (anche se qualche problema di falsi Alibaba lo ha). Secondo Jack Ma l’ecommerce, che a noi sembra appena iniziato, sta invecchiando: bisogna già rinnovarlo. Alibaba, in collaborazione con l’Accademia statale cinese che sovrintende al programma missilistico, metterà in orbita nel 2017 un satellite per monitorare lo stato delle coltivazioni agricole nel mondo. I dati saranno utilizzati per ordinare prodotti agricoli con un click, sulle piattaforme di ecommerce.