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 2017  marzo 13 Lunedì calendario

Un giorno tra le campagne di Salerno a caccia dei resti dei soldati dispersi

Giuseppe Parisi ricorda bene il pilota: «Alto, bello. Bruciava, non c’è stato nulla da fare». Avevano potuto solo scavare una fossa, seppellirlo e andare dai carabinieri a segnalare quello che era successo.
«Nessuno è mai venuto a prenderlo, il pilota è ancora lì, da qualche parte», spiega Giuseppe nella sua parlata dialettale, indicando un rettangolo di terra di una ventina di metri. Oggi è al centro di un frutteto, decine di piante basse e salde: noccioli, peschi e meli. Nel settembre del 1943 fu il teatro di dieci giorni di violenti combattimenti aerei tra tedeschi e Alleati dopo lo sbarco degli americani a Salerno.
Settantaquattro anni dopo finalmente qualcuno sta cercando il pilota disperso, sono i soci di «Salerno 1943», un gruppo di volontari decisi a trovare tutte le tessere mancanti e a completare il puzzle del racconto della Seconda Guerra Mondiale. Ognuno di loro fa altro nella vita: Matteo Pierro è un libraio antiquario, Luigi Fortunato ha un negozio di tabacchi, Vincenzo Pellegrino è praticante in uno studio legale, Gigino Vitolo è un operaio in un’azienda tessile ormai in pensione.
In tutto sono una ventina, ognuno con ruoli diversi in questa complessa attività di ricerca. In dieci anni hanno trovato otto soldati ancora sepolti sul campo di battaglia, ricostruito 40 scenari di abbattimenti di aerei di guerra e ripercorso le storie di centinaia di soldati facendo incontrare dopo tanti anni i protagonisti o anche soltanto restituendo alle famiglie ricordi e cimeli. La prossima cerimonia si terrà giovedì 16 marzo nel Salerno War Cemetery quando verrà sepolto con un funerale di stato Ronald George Blackham, militare del lance corporal del 3° battaglione del Coldstream Guards, morto a 22 anni durante un combattimento tra Alleati e tedeschi sulle colline di Salerno e fino a tre anni fa considerato uno dei tanti soldati dispersi della Seconda Guerra Mondiale. Nel 2004 i componenti dell’Associazione «Salerno 1943» trovarono i suoi resti in un pezzo di terra, il distintivo e altri effetti personali: giovedì li restituiranno al fratello e alla sorella, gli ultimi parenti in vita del soldato.
«A muoverci è solo la passione per la storia, il desiderio di completare queste pagine di storia minuta proprio per far capire la violenza di quei momenti. Siamo contrari alla guerra, apartitici e apolitici», spiega Matteo Pierro, uno dei fondatori dell’associazione. Per evitare di essere confusi con guerrafondai e nostalgici evitano finanziamenti e aiuti di qualsiasi tipo. Da soli hanno acquistato i metal detector e le zappe per setacciare la terra, da soli svolgono il lavoro di contatto con gli enti inglesi e statunitensi competenti sui soldati dispersi.
Tutto inizia da una segnalazione da parte di testimoni ancora in vita. Giuseppe Parise è uno di loro, oggi ha 86 anni, alleva mucche sulle colline di San Mango Piemonte, dieci chilometri a sud di Salerno. Nel settembre del 1943 aveva tredici anni. «Ero un ragazzino ma mi ricordo bene l’aereo finito contro una quercia, il corpo del pilota sbalzato fuori mentre bruciava e esplodeva, forse addosso aveva una pistola o i proiettili che avevano preso fuoco. Ricordo il motore volato in aria e finito in mille pezzi». Il padre di Giuseppe e altri contadini della zona seppellirono il pilota. L’esercito arrivò con delle grandi funi a prendere quel che restava del motore. Qualcun altro fece piazza pulita dei pezzi più grandi dell’aereo vendendoli a caro prezzo: l’alluminio all’epoca era merce preziosa.
Il resto rimase lì, sepolto dal tempo. Matteo e gli amici di Salerno 1943 stanno provando da tempo a restituire un nome al pilota. Con i loro metal detector perlustrano tutta la collina e, dove ci sono tracce di metallo, setacciano la terra con le mani alla ricerca di tracce. «Abbiamo trovato alcuni frammenti dell’aereo sulla parte alta, dove avvenne l’impatto con gli alberi. Nella parte bassa della collina abbiamo poi trovato un pezzo del pressurizzatore del motore con una matricola molto nitida che ci ha permesso di capire che si trattava di un motore Bmw 801. L’aereo quindi era un caccia tedesco, un Focke Wulf 190 che montava questo tipo di motori in quell’epoca».
Per completare la storia mancano ancora diversi elementi. «Stiamo cercando la matricola del soldato, quando la troveremo potremo cercare negli archivi se a quel numero corrisponde un pilota disperso», spiega Matteo Pierro. E manca il corpo del pilota. Giuseppe Parisi osserva il rettangolo di terra con aria sconfortata: «Può essere qui o là, non mi ricordo bene dopo tutto questo tempo ma c’è di sicuro, al cento per cento».