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 2017  marzo 13 Lunedì calendario

La Nasa punta su Marte: l’uomo ci arriverà nel 2033

ROMA Verso Marte nel 2033, e poi oltre, senza guardarsi alle spalle, alla ricerca della vita in altri pianeti. Per la vita sul pianeta Terra invece non sembra esserci molto riguardo. Il Congresso degli Stati Uniti ha approvato in entrambe le camere il Transition Authorization Act: il documento che stabilisce gli obiettivi della Nasa nel prossimo futuro. Non accadeva dal 2010.
Tra 16 anni dovrà decollare la prima missione che porterà l’uomo verso il pianeta rosso (“vicino o sulla superficie”). Obama aveva promesso di arrivarci entro gli anni ‘30. Questa volta però è indicato l’anno esatto, mai specificato prima in un documento simile. E le tappe a breve scadenza sono piuttosto rigide: la Nasa dovrà stipulare un accordo (verosimilmente con un privato) per studiare i dettagli della missione, entro quattro mesi da quando Trump firmerà la legge. Dopo altri due mesi la “road map” dovrà essere sottoposta al Congresso, con tanto di cifre annuali di spesa.
Il potentissimo Space launch system ora in fase di test e pronto per il primo decollo nel 2018, sarà il vettore di lancio, mentre gli astronauti prenderanno posto nella Orion, il veicolo sviluppato con Lockheed Martin. Il Congresso ha stanziato 19,5 miliardi di dollari per il bilancio Nasa 2017. Quasi mezzo miliardo in più di quanto richiesto dalla stessa agenzia spaziale. Almeno la metà destinati a ricerca e sviluppo al di fuori della nostra atmosfera. Prima tappa: la Luna. Marte è il target principale, poi ci sono Europa, il satellite di Giove e il suo oceano sotterraneo che potrebbe ospitare forme di vita, i pianeti extrasolari con il James Webb telescope, e la Iss, fino al 2024, per studiare gli effetti della microgravità sul corpo umano, in vista di viaggi interplanetari.
Il capitolo che riguarda la “Earth science” invece è scomparso dall’agenda. È uno dei primi effetti legislativi di quel “negazionismo climatico” di cui Trump è sostenitore. La Nasa finora ha fornito prove schiaccianti dei cambiamenti in atto e dell’impatto dell’uomo sul riscaldamento globale.
Il capitolo “Science” è stato finanziato con 5,5 miliardi di dollari. Mancano però, messi nero su bianco, gli obiettivi per questo settore, ben specificati nei precedenti Authorization act firmati da Obama nel 2010, e da Bush nel 2008 e nel 2005.
In questo senso vanno anche i tagli previsti ai bilanci dell’Epa (l’agenzia per la protezione ambientale) e Noaa (che studia atmosfera e oceani).