Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  marzo 13 Lunedì calendario

La Juve e la Champions più ricca. Caccia al jackpot da 112 milioni

Per l’ambizione (di vincere) e i quattrini (da incassare), domani sera allo Stadium la Juve vuole eliminare il Porto e qualificarsi ai quarti di Champions. Il 2-0 dell’andata in Portogallo è una discreta ipoteca sul risultato e sugli incassi: andasse bene, a bilancio ci sarebbero già sui 65 milioni di euro, in attesa della seconda parte del market pool, la quota di ricavi collegata ai diritti tv. L’eliminazione del Napoli spalanca poi montepremi sconfinati: se la Juve arrivasse alla finale di Cardiff, dentro la Coppa troverebbe poco più di 112 milioni di euro, un record. Roba da Superenalotto.
Un torneo Eldorado
Del resto, a queste cifre record i bianconeri sono ormai degli habitué: per la generosità dei contratti televisivi, che vanno a gonfiare il market pool, e grazie all’eliminazione della terza squadra italiana nei preliminari (stavolta, la Roma). Tant’è che più di una volta la società bianconera ha ricevuto dalla Uefa un jackpot maggiore di chi aveva vinto la Champions. Restando due club in pista, si ha diritto a una fetta di torta più grande, che cresce in proporzione alle partite giocate: ora che anche il Napoli è fuori, ogni turno in più non farà che accrescere i ricavi bianconeri. Proseguendo fino alla finale, la seconda tranche del market pool arriverebbe attorno ai 31 milioni di euro, cui vanno aggiunti i bonus per semifinale e finale e gli incassi dello Stadium.
La Champions si conferma insomma l’Eldorado che traccia le differenze e scava le distanze tra i club, anno dopo anno. Basti annotarsi l’impennata del bilancio della Juve e il conseguente aumento del potere di spesa: fino ai 90 milioni della clausola rescissoria per Gonzalo Higuain. «La capacità di fuoco» di cui parlò l’ad Beppe Marotta: quella somma tra monte stipendi e ammortamenti per il costo dei giocatori che rende la vera dimensione delle big d’Europa. Va così che si ritrovano quasi sempre le stesse, se nella lista dei probabili quarti di finale c’è almeno la metà della Football League della Deloitte, ovvero la classifica delle società più ricche. A parte le eliminate (Psg e Arsenal), i due elenchi non coincidono solo perché alcune squadre alla Champions non erano iscritte: Manchester United, Chelsea e Liverpool. Gente che, quando c’è, spesso arriva molto lontano.
Obiettivo Tolisso
«Più incassi più spendi», ripeteva Michel Platini per sponsorizzare il suo Financial Fair Play: ma il rischio è che, a certi livelli, il tutto si trasformi in un circolo vizioso, e un po’ viziato. Come per la Juve è complicato inseguire i fatturati delle prime quattro d’Europa, così per le altre italiane è (quasi) da missione impossibile sfidare i bianconeri: almeno sul breve-medio periodo. Dallo stadio di proprietà ai soldi della Champions, tutte cose che la Juve non ha trovato su un biglietto della lotteria, per l’Italia i bianconeri restano fuori categoria. Perché si può andare a fare shopping in casa della concorrenza, o permettersi giocatori che altri non possono: come Corentin Tolisso, 22 anni, il tuttofare che quattro giorni fa ha demolito la Roma. Marotta e il ds Paratici hanno già pronti 40 milioni.