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 2011  settembre 16 Venerdì calendario

In Italia

Il Presidente della Repubblica è Giorgio Napolitano
Il Presidente del Senato è Renato Schifani
Il Presidente della Camera è Gianfranco Fini
Il Presidente del Consiglio è Silvio Berlusconi
Il Ministro degli Interni è Roberto Maroni
Il Ministro degli Esteri è Franco Frattini
Il Ministro della Giustizia è Nitto Francesco Palma
Il Ministro di Istruzione, università e ricerca è Mariastella Gelmini
Il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali è Maurizio Sacconi
Il Ministro dell’ Economia e delle Finanze è Giulio Tremonti
Il Ministro della Difesa è Ignazio La Russa
Il Ministro dello Sviluppo economico è Claudio Scajola
Il Ministro delle Politiche agricole è Francesco Saverio Romano
Il Ministro di Infrastrutture e trasporti è Altero Matteoli
Il Ministro della Salute è Ferruccio Fazio
Il Ministro di Beni e Attività culturali è Giancarlo Galan
Il Ministro dell’ Ambiente è Stefania Prestigiacomo
Il Ministro dell’ Attuazione programma di governo è Gianfranco Rotondi (senza portafoglio)
Il Ministro della Gioventù è Giorgia Meloni (senza portafoglio)
Il Ministro delle Pari opportunità è Mara Carfagna (senza portafoglio)
Il Ministro delle Politiche europee è Anna Maria Bernini (senza portafoglio)
Il Ministro di Pubblica amministrazione e Innovazione è Renato Brunetta (senza portafoglio)
Il Ministro dei Rapporti con il Parlamento è Elio Vito (senza portafoglio)
Il Ministro di Rapporti con le Regioni e Coesione territoriale è Raffaele Fitto (senza portafoglio)
Il Ministro delle Riforme per il federalismo è Umberto Bossi (senza portafoglio)
Il Ministro della Semplificazione normativa è Roberto Calderoli (senza portafoglio)
Il Ministro di Sussidiarietà e decentramento è Aldo Brancher (senza portafoglio)
Il Ministro del Turismo è Michela Vittoria Brambilla (senza portafoglio)
Il Governatore della Banca d’Italia è Mario Draghi
Il Presidente della Fiat è John Elkann
L’ Amministratore delegato della Fiat è Sergio Marchionne
Il Segretario Nazionale dei Popolari per il Sud è Clemente Mastella

Nel mondo

Il Papa è Benedetto XVI
Il Presidente degli Stati Uniti d’America è Barack Obama
Il Presidente del Federal Reserve System è Ben Bernanke
Il Presidente della BCE è Jean-Claude Trichet
Il Presidente della Federazione russa è Dmitrij Medvedev
Il Presidente del Governo della Federazione russa è Vladimir Putin
Il Presidente della Repubblica Popolare Cinese è Hu Jintao
La Regina del Regno Unito è Elisabetta II
Il Premier del Regno Unito è David Cameron
La Cancelliera Federale di Germania è Angela Merkel
Il Presidente della Repubblica francese è Nicolas Sarkozy
Il Primo Ministro della Repubblica francese è François Fillon
Il Re di Spagna è Juan Carlos I
Il Presidente del Governo di Spagna è José Luis Rodríguez Zapatero
Il Comandante Supremo delle Forze Armate dell’ Egitto è Mohammed Hoseyn Tantawi
Il Primo Ministro di Israele è Benjamin Netanyahu
Il Presidente della Repubblica Turca è Abdullah Gül
Il Presidente della Repubblica Indiana è Pratibha Patil
Il Primo Ministro della Repubblica Indiana è Manmohan Singh
La Guida Suprema dell’ Iran è Ali Khamenei
Il Presidente dell’ Iran è Mahmud Ahmadinejad

Ieri la questione su quale fosse il fatto del giorno ha impegnato più del solito il vertice di Gazzetta. Le ulteriori mirabilie telefoniche del nostro presidente del Consiglio? Le guerre greco-tedesche della crisi universale nella quale siamo immersi? Fatta una rapida statistica ci siamo resi conto che da un paio di mesi, magari a giorni alterni, non parliamo d’altro, unica variante essendo qualche volta i tormenti della Lega, qualche altra la guerra in Libia. Dalla discussione è però emerso un punto centrale: tutta la difficoltà nella quale siamo immersi, le cosiddette cattive notizie con cui siamo obbligati a rattristare il lettore, hanno poi un punto d’arrivo concretissimo e del quale confessiamo di parlare e di aver parlato troppo. Si tratta del lavoro delle persone, della loro speranza di tirare avanti nonostante tutto. Questa considerazione ci ha fatto improvvisamente vedere (ammettiamo che spesso siamo ciechi) il caso di un’altra fabbrica che sta chiudendo, una fabbrica che si trova al Sud e che costruisce macchine essenziali alla qualità della nostra vita.

• Di che fabbrica si tratta?
Della Irisbus in Valle Ufita. La Valle Ufita si trova nella Campania meridionale. 681 dipendenti e, naturalmente, un indotto importante, che potremmo valutare in 10-15 mila persone. Appartiene alla Iveco, cioè alla Fiat. Costruiscce autobus. Marchionne la voleva vendere, ma l’unico che s’era presentato a comprare alla fine ha rinunciato.

• Chi è?
Un concessionario che si chiama Massimo Di Risio. Costui ha messo gli occhi su Termini Imerese, l’altra fabbrica che nei disegni Fiat deve uscire dalla produzione, cioè essere chiusa o essere venduta. Di Risio è più interessato a Termini Imerese, dove sono previsti anche degli aiuti pubblici, che alla Irisbus, dove per ora, da parte dello Stato, non c’è niente. L’altro giorno ha comunicato a Marchionne la sua rinuncia. La conclusione di Marchionne, consegnata a un comunicato di Fiat Industrial, è stata: «Di fronte all’impossibilità di portare a termine l’unica iniziativa imprenditoriale che assicurava continuità al sito, l’azienda sarà costretta suo malgrado ad avviare le procedure per cessare l’attività dello stabilimento». Di Risio, con la sua Dr, pensava di usare i pianali dello stabilimento per entrare nel settore dei veicoli commerciali, un segmento che in Italia vale 200 mila vetture all’anno. Per un piccolo marchio sarebbe stato un salto di qualità. Il problema è che gli autobus in Italia non li compra nessuno.

• Dovrebbero comprarli i comuni.
I calcoli su quanto perdono i comuni dopo i tagli decisi dalla manovra sono questi: meno 450 milioni Roma, meno 283-293 Milano, meno 236 Napoli, meno 200 Torino, meno 127 Palermo, meno 110 Genova, meno 88 Venezia, meno 82 Bologna e Firenze. Conclusione: i comuni non hanno soldi. Pure, una politica degli autobus, e possibilmente degli autobus ecologici, sarebbe a questo punto essenziale per le città. Le città sono soffocate dal traffico e pagano un costo altissimo in inquinamento. Lei sa che a me non piacciono gli interventi pubblici, pure questo è uno dei rari casi in cui i capitali dello Stato avrebbero un senso. Un senso strategico, voglio dire, come quando si tratta di investire sulla rete autostradale o su quella telefonica, infrastrutture che è assurdo lasciare ai privati. La crisi non può sfilacciare il nostro tessuto industriale, una realtà che non hanno né in Spagna né in Inghilterra e che è l’unica speranza di uscir vivi dalla tempesta in cui siamo immersi.

• I sindacati che dicono?
Bonanni vuole che il governo convochi un tavolo (dovrebbe esserci unincontro mercoledì prossimo), la Camusso protesta perché, oltre ai posti di lavoro, c’è in gioco anche «la possibilità che l’Italia realizzi scelte politiche a favore del trasporto pubblico», Bersani ha sottolineato che con il piano Fabbrica Italia la Fiatha finora chiuso tre stabilimenti. Dichiarazioni anche di parte, ma che spiccano inevitabilmente nel silenzio delle altre forze politiche. Marchionne persdonalmente per ora non dice niente. È in America a trattare conil sindacato Chrysler dato che i lavoratori chiedono di rivedereil sistema delle paghe concepito nel 2009 per salvare l’azienda e che aveva portato al dimezzamento dei salari (adesso vogliono la compartecipazione agli utili e un aumento di due dollari l’ora per i neoassunti, che stavano a 14 dollari contro i 28 dei più anziani).

• Se questa fabbrica di autobus se la comprassero i cinesi?
I cinesi, per comprare in Europa, voglionoi mano libera sui loro commerci da noi. Niente barriere, niente golden share. Gli vendiamo la Irisbus e quelli come niente si prendono anche le Assicurazioni Generali

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 16 settembre 2011]
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