Varie, 16 settembre 2011
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VanAssche Kris
• Londerzeel (Belgio) 12 maggio 1976. Stilista • «[...] Arrivato a Parigi da Anversa [...] nel 1998, Kris diventò subito assistente di Hedi Slimane – uno che ha rivoluzionato la moda maschile francese – alla maison Yves Saint Laurent e poi suo braccio destro, a Dior Homme dal 2000. Nel 2004 Van Assche si allontanò da Dior per dar vita alla sua linea maschile (diventata nel 2008 anche femminile) ma nel 2007 fu richiamato, per diventare direttore artistico di Dior Homme. Succedere al maestro Slimane, una bella sfida. Da allora il giovane stilista vive questa dicotomia, fra la Kris Van Assche e Dior Homme [...] La sua moda è minimalista, ma anche romantica e nostalgica. Qualcuno dice anche che tende a femminizzare i capi per uomini e a maschilizzare quelli per donne.Ma l’osservazione lo fa arrabbiare: “Già Marlene Dietrich dimostrò che non c’è donna più femminile di quella che indossa giacca e cravatta. Queste discussioni sono inutili”. Lui non cerca neppure di “spiegare” le sue creazioni con alti voli pindarici. [...] I viaggi, quelli sì, lo ispirano. Uno a Buenos Aires, nel 2001, da solo per tre settimane, lo segnò in modo particolare: “Adoro l’Argentina. Lì la gente, quando cammina per strada, ti guarda in faccia [...] a Parigi, invece, si guardano le punte dei piedi. Mi piace lo sguardo orgoglioso degli argentini: li rende più belli”. Kris è belga fiammingo. E fa parte di quella vague di stilisti in arrivo da Anversa e dintorni o dai Paesi Bassi che hanno preso le redini della moda maschile a Parigi negli ultimi anni [...] Dei belgi ha anche il pudore, l’umiltà. “Forse un aspetto tipico di noi creatori belgi è un certo senso della realtà, la ricerca costante di equilibrio fra la fantasia e quello che si può realmente indossare [...] Mia nonna [...] si cuce ancora da sola oggi i suoi vestiti. Quando ero bambino, mi ha incoraggiato molto: ho imparato tanto da lei. Non manca mai a una mia sfilata [...] a Parigi. È la nostra mascotte”» (Leonardo Martinelli, “Il Sole 24 Ore” 8/4/2009) • Vedi anche Giacomo Leso, “L’espresso” 30/7/2009.