Morya Longo, Il Sole 24 Ore 16/9/2011, 16 settembre 2011
L’INCERTEZZA E IL CONTO DELLA CRISI
L’incertezza, la paura, la sfiducia bruciano l’economia. Disincentivano le imprese a investire, ad assumere lavoratori, a muoversi. Scoraggiano le famiglie a comprare una casa nuova, un’auto fiammante. Inceppano, da sole, il motore della crescita. Ecco perché l’intervento straordinario delle banche centrali, che assicura liquidità in dollari agli istituti di credito, è fondamentale: non risolve certo i problemi della Grecia e dell’Europa, ma quantomeno elimina una grave fonte di incertezza. Elimina la paura, costante negli ultimi giorni, che qualche banca europea fosse sull’orlo del crack e della crisi di liquidità. Questo non solo rincuora gli animi degli investitori, ma sostiene l’economia reale.
Calcolano infatti gli analisti di Barclays che un aumento di 10 punti dell’indice Vix (che misura la volatilità della Borsa e dunque l’incertezza sui mercati finanziari) ha un impatto forte sull’economia reale: storicamente riduce la crescita degli investimenti in macchinari e tecnologia di 3 punti percentuali e taglia gli investimenti strutturali di 6 punti percentuali. Anche i posti di lavoro nelle imprese private calano storicamente di 75mila unità per ogni 10 punti di aumento strutturale dell’indice di volatilità della Borsa. Dato che tra luglio e agosto l’indice Vix è salito di 16 punti, passando da 19 a 35, non è difficile capire quanti posti di lavoro sono saltati e quanti investimenti sono andati in cavalleria per il solo effetto dell’incertezza sui mercati.
Ebbene: nelle ultime settimane una fonte importante di incertezza riguardava le banche europee e la loro capacità di reperire finanziamenti in dollari. Le indiscrezioni che ce ne fosse una pronta a "saltare" erano quasi quotidiane. Sono sempre state smentite, ma la paura sui mercati era alle stelle. Andava a braccetto con i timori sul default della Grecia. Ora, con il salvagente lanciato dalla Bce, questa paura viene ridotta. I problemi dell’Europa sono ancora tutti sul tavolo, certo, ma questo timore per un po’ non ci sarà più. L’economia reale ringrazia.